Attualità
“La PAC resti davvero europea”: il mondo ortofrutticolo si compatta contro il Fondo Unico
A Roma, Italia Ortofrutta mobilita il settore: “Difendere l’aggregazione significa difendere l’Europa”

Oltre 15 relatori, più di 250 persone in sala e un unico appello: la PAC resti davvero europea. È il messaggio forte emerso dal convegno promosso, il 19 giugno da Italia Ortofrutta – Unione Nazionale, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. Il tema era proprio questo: “La nuova PAC 2028-2034 è davvero europea? Sfide e criticità per il sistema ortofrutticolo organizzato”. Una domanda che si impone con urgenza dopo la proposta di riforma del sistema di sostegno alle Organizzazioni di Produttori ortofrutticoli (OCM ortofrutta), considerato uno dei modelli più avanzati in Europa.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Agricoltura Marco Cerreto - che ha fatto gli onori di casa nell’Aula dei Gruppi Parlamentari sottolineando l’importanza del confronto sul futuro di un settore, come l’ortofrutta, strategico per il sistema Italia - e del presidente del Consiglio Regionale del Lazio Antonello Aurigemma. Poi la parola è passata al presidente di Italia Ortofrutta Andrea Badursi e al direttore Vincenzo Falconi. Italia Ortofrutta rappresenta oltre 160 Associazioni di Produttori che raggruppano 18 mila imprese agricole con un fatturato di circa 3 miliardi di euro. “La vasta presenza di oggi, con i rappresentanti del sistema ortofrutticolo europeo, dimostra che la difesa dell’OCM (Organizzazione Comune dei Mercati) Ortofrutta non è una battaglia italiana ma una priorità comune”, ha dichiarato Badursi. “Chiediamo di preservare un sistema, quello delle OP e AOP, che ha funzionato. L’Europa non può permettersi di disperdere un patrimonio costruito in oltre trent’anni di politica agricola comune.”
Nella relazione introduttiva, Vincenzo Falconi ha ricordato come l’Italia rappresenti oggi il primo Paese europeo per utilizzo delle risorse dell’OCM Ortofrutta e come l’attuale modello abbia consentito di coniugare competitività, aggregazione, innovazione e sostenibilità ambientale, legando il sostegno pubblico alla capacità delle imprese di produrre valore sul mercato: quindi non un sistema di assistenzialismo ma uno stimolo alla sana competitività, agli investimenti e all’innovazione. Secondo Italia Ortofrutta, la proposta di modifica del sistema di sostegno disincentiva l’aggregazione delle imprese del settore e apre una serie di questioni con l’introduzione del Fondo Unico nazionale, il possibile superamento del legame tra sostegno e valore della produzione commercializzata, l’assenza di adeguate disposizioni transitorie per i programmi pluriennali e il rischio di applicazioni differenziate tra Stati membri. Elementi di preoccupazione ripresi in modo unanime da tutti i relatori.

IL PUNTO DI VISTA DEL SETTORE ORTOFRUTTICOLO EUROPEO E ITALIANO
Il focus sul settore ortofrutticolo europeo ha confermato che le preoccupazioni italiane sono condivise anche da altri Stati membri dell’UE dove la componente ortofrutticola è molto presente. Ignacio Antequera, direttore di FEPEX (la principale federazione spagnola che riunisce i produttori e gli esportatori di ortofrutta), ha ricordato che in Spagna il settore ortofrutticolo rappresenta oltre il 50% della produzione agricola nazionale e ha sottolineato come la competitività delle imprese e il rafforzamento del potere contrattuale degli agricoltori passino attraverso il sostegno alle Organizzazioni di Produttori e ai programmi operativi, capisaldi dell’attuale politica agricola comune.
Dalla prospettiva belga, Luc Vanoirbeek, segretario generale di VBT (Verbond van Belgische Tuinbouwcoöperaties) ha detto che “non c’è un posto migliore di Roma per mandare questo segnale di allarme urbi et orbi” e ha chiesto garanzie certe sulle risorse finanziarie per consentire alle imprese di programmare investimenti di lungo periodo.
Fernando Miranda Sotillos, consigliere dell’Agricoltura dell’Ambasciata di Spagna ha evidenziato il passaggio a un Piano Unico nazionale rappresenti un vero cambio di governance. Con la nuova PAC le risorse sarebbero assegnate a livello nazionale e poste in competizione con quelle destinate ad altri comparti agricoli. David Gouveia, consigliere agricolo dell’ambasciata di Portogallo, ha sottolineato come il settore portoghese, più piccolo di quello dei paesi vicini, abbia difficoltà intrinseche all’aggregazione che potrebbero diventare ancora più marcate con un cambio di rotta del sistema di sostegno che di fatto disincentiva il meccanismo di aggregazione e rende più complesso l’accesso alle risorse. Philippe Merillon, consigliere per gli affari agricoli dell’Ambasciata di Francia, ha evidenziato il rischio che la rinazionalizzazione della PAC possa compromettere l’uniformità delle regole europee e generare squilibri competitivi tra gli Stati membri. “La Francia si oppone alla fissazione di un tasso di cofinanziamento che non sia fisso e uguale per tutti” ha detto.
Le stesse preoccupazioni sono state condivise da Confagricoltura, CIA e Coldiretti. Confagricoltura, attraverso l’intervento di Paolo Mele, membro della Giunta esecutiva, ha messo in guardia contro il rischio di passare da una politica comune a 27 sistemi differenti, con regole non omogenee e disparità competitive tra produttori europei. Gianmichele Passarini, vicepresidente nazionale CIA, ha evidenziato i rischi legati all’introduzione del cofinanziamento volontario nazionale e della revisione del sistema a budget aperto. Luigi Pio Scordamaglia, capo area mercati e affari comunitari Coldiretti, ha sottolineato come in un momento di grandi crisi internazionali l’Europa deve fare sistema e non passi indietro e ha ricordato che l’ortofrutta ha davanti anche un’altra battaglia, quella delle molecole autorizzate in agricoltura: “le deroghe devono essere uguali per tutti”.

LA POSIZIONE DEGLI EUROPARLAMENTARI
Dal Parlamento Europeo è emerso un messaggio altrettanto chiaro. La vicepresidente Antonella Sberna ha sottolineato come il negoziato sui fondi dell’UE e della PAC rappresenti una delle sfide più importanti per il futuro dell’integrazione europea e come il compito del Parlamento sia quello di garantire che la politica agricola, e in particolare l’OCM Ortofrutta, resti realmente comune. “Un fondo unico può essere un'opportunità o un rischio, ma dipende da come lo gestiamo e con quali regole”. A Sberna sono seguiti i video interventi di diversi parlamentari europei membri della Commissione Agricoltura del parlamento di Bruxelles.
Dario Nardella (S&D) ha evidenziato il rischio che il fondo unico finisca per diluire il valore stesso della PAC. “Oggi la PAC è una garanzia europea, domani potrebbe diventare una concessione politica nazionale soggetta alle ristrette di bilancio di ciascun Paese. Si spezza la responsabilità democratica perché i controlli saranno meno chiari nell’attribuzione”.
Carlo Fidanza (ECR) ha richiamato la necessità di introdurre adeguate clausole di salvaguardia per le Organizzazioni di Produttori che hanno programmato investimenti pluriennali sulla base delle regole vigenti, sottolineando come il contributo volontario statale previsto dalla riforma rischi di alterare la concorrenza tra Stati membri con diverse disponibilità di risorse.
Salvatore De Meo (PPE), presente al convegno, ha parlato della necessità per tutte le forze politiche di fare fronte comune perché il sistema di sostegno all’ortofrutta sia ancora uno strumento di crescita e garanzia per la sicurezza alimentare, asset strategico in un momento storico come questo.
Le conclusioni sono state affidate al sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, Sottosegretario MASAF che ha detto che la battaglia per i fondi è una partita aperta. “Il Governo è in prima linea ed è già stata evitata una proposta di tagli per il settore del 20%. L’indirizzo del Governo italiano è molto chiaro: siamo contrari alla proposta di modifica dell’OCM, in particolare all’introduzione del fondo unico, che fa fare all’integrazione europea e all’ortofrutta un salto indietro di decenni”.
Italia Ortofrutta continuerà nelle prossime settimane il confronto con le istituzioni nazionali ed europee affinché la futura PAC mantenga i principi che hanno reso l’OCM Ortofrutta uno degli strumenti più efficaci della politica agricola europea: uniformità delle regole, certezza dei tempi, sostegno all’aggregazione e orientamento al mercato. (fp)



















