Riforma OCM, più ambiguità che certezze per le organizzazioni dei produttori

AREFLH esprime preoccupazione per una riforma che non valorizza i produttori

Riforma OCM, più ambiguità che certezze per le organizzazioni dei produttori

L'AREFLH prende atto del testo adottato il 16 giugno dal Parlamento europeo in seduta plenaria a seguito dell'accordo raggiunto con il Consiglio a marzo sulla revisione del regolamento relativo all'organizzazione comune dei mercati (OCM). Sebbene siano stati mantenuti alcuni miglioramenti limitati, il risultato finale suscita serie preoccupazioni e si discosta, sotto diversi aspetti, dall’obiettivo dichiarato di rafforzare la posizione dei produttori all’interno della filiera agroalimentare.

Se da un lato accogliamo positivamente la definizione più restrittiva delle organizzazioni di produttori non riconosciute, dall’altro il fatto di consentire a tali entità di beneficiare di esenzioni ai sensi del diritto della concorrenza per un periodo fino a cinque anni senza la certezza di ottenere infine il riconoscimento rischia di indebolire gli incentivi al riconoscimento formale e di compromettere l’integrità delle organizzazioni di produttori riconosciute, che rimangono al centro dell’OCM.

Inoltre, la formulazione proposta dell’articolo 153 rischia di eludere il principio dell’adesione unica. L’obbligo di aderire a un’organizzazione di produttori (OP) per «un determinato prodotto», definendo i prodotti come «sufficientemente distinti, in particolare per le loro caratteristiche o per i loro utilizzi finali previsti», manca di certezza giuridica e introduce un’eccessiva flessibilità interpretativa. Tale ambiguità potrebbe facilitare le adesioni multiple alle OP per prodotti strettamente correlati, comprese diverse varietà di uno stesso prodotto. Tenuto conto delle difficoltà pratiche legate all’applicazione di questa disposizione, esortiamo i colegislatori ad affrontare la questione nell’ambito della prossima revisione dell’OCM nel quadro della nuova PAC.

L'AREFLH deplora inoltre che i miglioramenti proposti dal Parlamento, volti a riflettere meglio le realtà contrattuali dei prodotti deperibili e stagionali, non siano stati accolti, poiché ciò rischia di appesantire gli oneri amministrativi e di frammentare ulteriormente il mercato interno. Nel loro insieme, questi elementi non solo non rafforzano la posizione dei produttori, ma rischiano anche di indebolire un quadro che ha sostenuto lo sviluppo e la competitività del settore ortofrutticolo per decenni.

L'AREFLH esprime quindi viva preoccupazione per l'esito di questa riforma e chiede che venga prestata rinnovata attenzione alle esigenze specifiche del settore ortofrutticolo nelle prossime discussioni sul quadro finanziario pluriennale (QFP). (lg)

Fonte: Ufficio Stampa AREFLH