Attualità
Vernocchi: “Noi cresciamo, ma senza strumenti adeguati la produzione resta a rischio”
Apo Conerpo chiude il 2025 con 563 milioni di fatturato, in crescita del 15%, ma chiede più tutele per le aziende agricole tra clima, fitopatie e incertezza normativa

“Il punto oggi non è soltanto commercializzare meglio, ma mettere le aziende agricole nelle condizioni di continuare a produrre. Senza risorse adeguate, senza reciprocità europea, senza strumenti efficaci per la difesa e la gestione del rischio, la competitività delle nostre filiere resta fragile”. Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo a latere dell’assemblea dei soci, si è espresso sui temi caldi del momento, mettendo subito al centro le priorità per il futuro dell’ortofrutta: PAC, OCM, agrofarmaci, PAN, TEA e gestione del rischio.
Dentro questo scenario, segnato da instabilità climatica, fitosanitaria ed economica, il Gruppo Apo Conerpo chiude il 2025 con conferimenti sostanzialmente stabili e una crescita significativa del valore commercializzato. Dopo il forte recupero produttivo registrato nel 2024, la principale organizzazione di produttori ortofrutticoli europea consolida i volumi e rafforza la capacità di valorizzare il prodotto disponibile.
Nel 2025 i conferimenti complessivi dei soci hanno raggiunto 954.848 tonnellate, in lieve calo rispetto all’anno precedente (-1,4%), ma in crescita del 24,2% rispetto al 2023, annata fortemente condizionata da alluvioni e gelate tardive. Il fatturato consolidato del Gruppo ha invece raggiunto 563 milioni di euro, con un incremento del 15% sul 2024. Un risultato sostenuto dal lavoro delle filiali commerciali Alegra, Naturitalia e Valfrutta Fresco, consolidate nel bilancio, a cui si aggiungono le performance di Brio e Opera che, pur non rientrando nel perimetro del consolidato, generano ulteriore valore. Una rete commerciale che ha consentito di presidiare i diversi canali di vendita, valorizzare il prodotto disponibile e attenuare l’impatto dei cali produttivi registrati in alcune colture.

“Il 2025 conferma che il recupero del 2024 non è stato un episodio isolato, ma il risultato della tenuta del nostro sistema cooperativo e della capacità del Gruppo Apo Conerpo e di tutte le cooperative associate di organizzare, programmare e valorizzare il lavoro dei soci produttori”, commenta Vernocchi.
Nel dettaglio, il comparto frutta registra un calo complessivo del 13%, con flessioni particolarmente marcate per alcune specie: -40% per le albicocche, -31% per le pere e una generale riduzione delle drupacee. Nel comparto orticolo, invece, i conferimenti crescono del 3,9%, trainati in particolare dal pomodoro da industria (+5,4%), mentre si registrano cali per cipolle (-31%) e piselli (-5,6%). Segnali positivi arrivano da carote (+17,3%) e actinidia (+17,5%).
“Questi numeri confermano la funzione strategica delle società commerciali del Gruppo”, prosegue Vernocchi. “In un’annata in cui alcune produzioni frutticole hanno registrato cali importanti, la capacità di segmentare i mercati, valorizzare le diverse destinazioni, lavorare sui clienti e sostenere il prezzo medio ha fatto la differenza. È qui che si misura concretamente il valore di un’organizzazione come Apo Conerpo: non solo raccogliere e commercializzare prodotto, ma costruire condizioni più solide per la redditività delle aziende agricole socie”.
È da qui che il presidente riallaccia il ragionamento ai dossier aperti sul tavolo nazionale ed europeo. “Sul dossier PAC e OCM, la proposta oggi sul tavolo non offre ancora garanzie sufficienti sul piano delle risorse. Sul regolamento Omnibus, facendo quadrato con Spagna e Francia, siamo riusciti a fermare la proposta cipriota che avrebbe peggiorato ulteriormente una situazione già molto complessa. Ma questo passaggio può e deve diventare anche l’occasione per entrare nel merito della gestione degli agrofarmaci”. Il nodo, secondo Vernocchi, è superare un approccio che rischia di non tenere conto delle reali condizioni di utilizzo in campo. “Oggi la valutazione viene fatta sulla base delle caratteristiche intrinseche della molecola; noi chiediamo invece che si tenga conto anche delle modalità concrete con cui quella molecola viene utilizzata in campagna”.
Altro tema centrale è quello della reciprocità, anche all’interno dell’Unione Europea. “Non mi preoccupa ciò che fanno Paesi come Spagna o Francia, che sono nelle stesse nostre condizioni se non peggio, mi preoccupa molto di più ciò che avviene in alcune aree dell’Est Europa, dove vengono utilizzati strumenti e principi attivi che creano condizioni di concorrenza non omogenee, per non parlare poi dei Paesi Extra Ue. Anche su questo il regolamento può contribuire a riportare equilibrio”.
Capitolo delicato anche quello del PAN, il Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ormai in dirittura d’arrivo dopo il confronto in Conferenza Stato-Regioni. “Il regolamento deve essere coerente con quanto previsto dalle etichette dei singoli prodotti, evitando voli pindarici. Serve una proposta equilibrata, che tenga insieme tutela, sostenibilità e reale applicabilità in campo, senza irrigidimenti che rischiano di penalizzare le imprese agricole senza produrre benefici concreti”.
Quanto alle TEA, Vernocchi invita a guardare alla prospettiva con interesse, ma anche con realismo. “La regolamentazione delle Tecniche di Evoluzione Assistita rappresenta un’opportunità importante per il mondo agricolo. Ma va considerata con realismo: perché siano davvero fruibili dalle imprese serviranno tempi adeguati. Se oggi vogliamo darci un orizzonte credibile, dobbiamo ragionare almeno su un decennio. È una prospettiva strategica, ma non può essere raccontata come una risposta immediata ai problemi che le aziende stanno affrontando oggi”.

Sul fronte produttivo, intanto, le prospettive per la nuova campagna restano positive. “Le aspettative sono importanti, sia per le drupacee sia per le pomacee. Ci attendiamo una campagna interessante, anche perché in questi anni molti produttori hanno investito in difesa attiva grazie agli strumenti dell’OCM, ai PSR e agli interventi messi in campo dalla Regione. Misure che hanno consentito di rendere i frutteti più resilienti e più preparati di fronte agli eventi climatici estremi”.
Per Vernocchi la difesa attiva è ormai una condizione strutturale della frutticoltura moderna. “Una frutticoltura di filiera deve essere governata con strumenti adeguati. La difesa attiva non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per salvaguardare produzioni, reddito, occupazione e mercato. Oggi quasi un terzo delle superfici dei nostri soci è dotato di sistemi di protezione attiva, con una quota che si attesta attorno al 20-25% nelle colture frutticole tradizionali e arriva alla quasi totalità nel kiwi giallo, dove l’investimento iniziale è particolarmente elevato”.
Accanto agli investimenti strutturali, il Gruppo ha rafforzato anche gli strumenti mutualistici. “Per colture ad alto rischio e ad alto valore servono fondi capaci di ridurre l’impatto economico delle avversità. È un tema decisivo: un agricoltore che investe 70 mila euro a ettaro non può trovarsi senza tutele se un evento climatico compromette il frutteto. Il sistema assicurativo va reso più corretto, più accessibile e più fruibile per i produttori. Per questo continuiamo a incentivare la difesa attiva: perché proteggere i frutteti significa proteggere l’intera filiera”.
Interessanti anche gli interventi dei vicepresidenti Adriano Aldrovandi, Alberto Guerra e Aldo Rizzoglio, che hanno portato il punto di vista dei produttori, raccontando le criticità vissute in campo e le strategie messe in atto nei diversi areali. Temi che saranno oggetto di successivi approfondimenti.

Bilancio solido e sostegno ai soci
“Il risultato dell’esercizio conferma l’efficacia della strategia adottata”, sottolinea Daniele Maria Ghezzi, direttore generale di Apo Conerpo. “In un contesto segnato da instabilità climatiche, ambientali, geopolitiche ed economiche, siamo riusciti a migliorare i già positivi risultati della scorsa annualità, ma anche a sostenere gli investimenti in ricerca e innovazione e, soprattutto, a generare risorse da restituire direttamente ai soci”.
A contribuire al risultato sono stati il progressivo allargamento della base sociale anche in altre regioni, che ha permesso di diversificare le provenienze del prodotto e di ampliare il calendario commerciale, l’incremento del prezzo del pomodoro a destinazione industriale, l’attenzione ai costi e alla valutazione dei rischi, e una proficua gestione finanziaria. Un ruolo centrale è stato svolto anche dal Programma Operativo 2023-2029, elaborato e presentato da FINAF, AOP di riferimento di Apo Conerpo. La nuova programmazione, insieme all’innalzamento del contributo comunitario e alla gestione efficace della AOP, ha consentito di trasferire ai soci un contributo più elevato rispetto alla precedente programmazione, rendendo più rapido anche il meccanismo degli anticipi e dei rimborsi quadrimestrali.
Gestione del rischio e ricerca per il futuro delle produzioni
Il bilancio 2025 conferma anche il rafforzamento degli strumenti di protezione a favore delle aziende agricole socie. “Il fondo di mutualizzazione CMC 2020 contro i danni da cimice asiatica sarà ricostituito con un versamento aggiuntivo di 1 milione di euro”, prosegue Ghezzi. “Nel comparto orticolo vengono confermati i fondi dedicati alla gestione dei rischi di mercato e di credito, tra cui il fondo per future liquidazioni del pomodoro, il fondo solidarietà pomodoro e il fondo di solidarietà orticolo per i rischi di credito. Nel comparto frutticolo restano inoltre attivi il fondo solidarietà per il fresco e il fondo per l’industria, affiancati dagli strumenti OCM e PSR a sostegno di investimenti sempre più onerosi nei frutteti”.
“In questi mesi abbiamo lavorato anche a due nuovi fondi mutualistici”, aggiunge il direttore. “Il primo nasce per rispondere alla crescente criticità del pisello da industria, condizionato da basse rese produttive e da un calo delle superfici coltivate del 40% negli ultimi cinque anni. Il secondo punta invece a colmare la mancanza di una protezione specifica contro le avversità climatiche e fitosanitarie degli investimenti realizzati dalle aziende agricole”.
Ricerca e innovazione: 1,2 milioni di euro in 30 progetti
In questo quadro, la ricerca scientifica mantiene un ruolo centrale. Apo Conerpo è attualmente impegnata, insieme ai propri partner scientifici e in sinergia con l’AOP FINAF, in 25 progetti di ricerca, ai quali se ne aggiungono altri 5 in fase di avvio, per un investimento annuo complessivo di oltre 1,2 milioni di euro. Le attività riguardano ambiti strategici per il futuro dell’ortofrutta: difesa integrata, sostenibilità ambientale, gestione climatica, innovazione varietale e nuove opportunità legate alle TEA e alle NGT.
“Il futuro dell’ortofrutta passa dalla capacità di produrre meglio, con strumenti più efficaci, varietà più adatte ai nuovi scenari e sistemi di difesa sostenibili”, conclude Vernocchi. “Per questo Apo Conerpo continuerà a investire in ricerca, mutualità e organizzazione di filiera: perché la competitività del Gruppo nasce prima di tutto dalla tenuta delle imprese agricole socie”. (lg)



















