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Mele, kiwi e pomodori spingono l’export: l’ortofrutta migliora il saldo commerciale
A febbraio 2026 l’avanzo cresce dell’80% a volume e del 28% a valore

L’ortofrutta italiana rafforza il proprio saldo commerciale anche a febbraio 2026, confermando un quadro più favorevole rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La dinamica non nasce da una crescita generalizzata dei volumi esportati, che nel complesso risultano leggermente in calo, ma da una combinazione più articolata: export capace di generare più valore, importazioni in riduzione a volume e performance positive di alcune categorie chiave del paniere nazionale.
È questa la fotografia che emerge dalle elaborazioni del Monitor Ortofrutta Agroter su dati Istat.
Il saldo migliora: +80% a volume e +28% a valore
La sintesi restituisce un quadro positivo per l’ortofrutta italiana. Il saldo commerciale a volume quasi raddoppia, passando da 34.705 a 62.455 tonnellate, con un incremento dell’80%. A valore l’avanzo sale da 219,8 a 281,5 milioni di euro, pari a un +28%.
Il dato conferma che a febbraio 2026 il commercio estero ortofrutticolo italiano si muove su un equilibrio più favorevole rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Non tutto arriva da una spinta dei volumi esportati, che nel complesso restano leggermente sotto il 2025, ma dalla capacità di generare più valore all’export e da una riduzione significativa delle importazioni in tonnellate.

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A volume export quasi stabile, import in calo del 5%
La lettura per macrocategorie a volume evidenzia la natura del miglioramento del saldo commerciale. Le esportazioni complessive scendono leggermente, da 667.584 a 660.989 tonnellate, pari a un -1%. Il vero elemento di svolta è quindi la contrazione dell’import, che passa da 632.879 a 598.533 tonnellate, con un calo del 5%.
Legumi e ortaggi arretrano del 2% nell’export, ma riducono l’import del 12%, confermando un riequilibrio favorevole. La frutta fresca cresce del 2% nelle esportazioni e riduce del 5% gli acquisti dall’estero, rafforzando la propria centralità nella bilancia commerciale.
Gli agrumi restano la macrocategoria più problematica: l’export perde il 12% a volume, mentre l’import cresce del 21%. Anche la frutta tropicale cala nelle esportazioni (-6%), ma in questo caso l’import si riduce leggermente (-2%), pur restando molto elevato in termini assoluti, con oltre 172 mila tonnellate.
La frutta secca, al contrario, cresce sia in export (+14%) sia in import (+5%), confermando una dinamica vivace ma ancora fortemente dipendente dagli approvvigionamenti esteri.

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A valore export sopra 1,2 miliardi: frutta fresca e secca spingono
Per quanto riguarda l’analisi delle principali macrocategorie a valore, il commercio estero ortofrutticolo italiano mostra un quadro favorevole. Le esportazioni complessive passano da 1,143 a 1,217 miliardi di euro, con una crescita del 6% mentre le importazioni aumentano invece solo dell’1%, da 923,5 a 935,1 milioni di euro.
A sostenere l’export sono soprattutto frutta fresca e frutta secca. La frutta fresca cresce dell’8%, arrivando a 513,7 milioni di euro, mentre l’import cala del 5%. La frutta secca registra la performance più brillante in termini percentuali, con esportazioni in aumento del 36%, da 65,5 a 89,2 milioni di euro, anche se resta una categoria strutturalmente forte sul fronte dell’import, che cresce del 15% e raggiunge 379,8 milioni di euro.
Positivi anche legumi e ortaggi, che avanzano del 3% in export e, soprattutto, vedono l’import scendere del 18%. È una dinamica che contribuisce in modo rilevante al miglioramento del saldo complessivo.
Restano invece sotto pressione gli agrumi: export a -3% e import a +30%. La frutta tropicale conferma il suo ruolo di categoria prevalentemente d’importazione, con esportazioni in lieve calo (-2%) e importazioni in aumento del 4%.

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A volume kiwi, fragole e pomodori crescono. Pere e agrumi restano sotto pressione
Entriamo ora nel dettaglio dei principali prodotti del paniere partendo dall’analisi dei volumi. Le mele restano sostanzialmente stabili nelle esportazioni, passando da 217.471 a 218.185 tonnellate (+0,3%), mentre il kiwi cresce del 13%, da 70.355 a 79.678 tonnellate.
Bene anche le fragole, che crescono del 37% nelle esportazioni a volume e riducono l’import del 35%, e i pomodori, in aumento del 12% nell’export, pur con importazioni in crescita del 7%. Sono due dinamiche che contribuiscono positivamente alla lettura complessiva del commercio estero, soprattutto perché associano incremento delle vendite oltreconfine e, nel caso delle fragole, minore dipendenza dal prodotto importato, complice le problematiche avute dalla Spagna a inizio anno.
Restano invece critiche le pere, che perdono il 40% dei volumi esportati, mentre le importazioni aumentano del 22%. In forte arretramento anche clementine e mandarini, con export a -34% e import a +20%, e le arance, che cedono l’11% nelle esportazioni a fronte di importazioni in crescita del 21%.
Continua la cavalcata dell’avocado che aumentano del 19% e raggiunge 9.543 tonnellate; stesso discorso per il mirtillo, seppur in misura più contenuta (+5%).
Le brassiche arretrano del 7% nelle esportazioni, ma riducono del 29% le importazioni, mentre le patate confermano un calo pesante dell’export (-40%). Per queste ultime, tuttavia, l’import diminuisce del 7%, pur restando su livelli molto elevati: 130.483 tonnellate nel febbraio 2026.

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Mele e kiwi spingono il valore, fragole e pomodori in evidenza
Entrando nel dettaglio dei singoli prodotti a valore, mele e kiwi si confermano due pilastri dell’export ortofrutticolo italiano. Le mele passano da 238,7 a 251 milioni di euro, con una crescita del 5%, mentre il kiwi sale da 192,8 a 225 milioni, mettendo a segno un +17%. Due performance che pesano in modo rilevante sul risultato complessivo, anche perché si accompagnano a importazioni in calo: -25% per le mele e -11% per il kiwi.
Tra i prodotti più dinamici spiccano anche le fragole, che crescono del 32% a valore nell’export, passando da 7,5 a 9,8 milioni di euro, mentre l’import cala del 30%. Positivo anche il pomodoro, che avanza del 14% nelle esportazioni, da 57 a 64,7 milioni di euro, pur con importazioni in aumento del 7%.
Più complesso il quadro degli agrumi. Le arance arretrano del 7% nell’export a valore e vedono l’import crescere del 34%. Ancora più marcato il deterioramento per clementine e mandarini: le esportazioni calano del 17%, mentre gli acquisti dall’estero aumentano del 28%.
Le pere restano uno dei punti deboli: l’export a valore crolla del 37%, da 21,9 a 13,8 milioni di euro, mentre l’import cresce del 18%. In flessione anche le brassiche, che perdono il 10% sul fronte export, pur a fronte di importazioni in forte calo (-36%), e le patate, che arretrano del 38% nelle vendite oltreconfine, con importazioni anch’esse in riduzione del 36%.
Da evidenziare anche la dinamica di avocado e mirtilli, due categorie a forte trazione d’importazione. L’avocado cresce leggermente nell’export a valore (+4%), ma vede aumentare in modo molto più deciso l’import (+28%), che passa da 23,2 a 29,6 milioni di euro. I mirtilli, invece, arretrano del 23% nell’export, mentre l’import sale del 13%, superando i 23 milioni di euro. Un segnale che conferma la crescente dipendenza dall’estero per alcune referenze ad alta domanda. (lg)


















