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Asparagi, l’assortimento tiene ma la categoria comunica poco valore (a parte i prezzi)
Quotazioni elevate e forte stagionalità non bastano: origine, marca e servizio sono ancora poco utilizzati per differenziare l’offerta

Gli asparagi sono una delle categorie simbolo della primavera: prodotto stagionale, distintivo, con un posizionamento di prezzo elevato e una forte componente di acquisto programmato. A differenza di altre verdure di servizio, non sono una referenza “di passaggio” nello scaffale, ma un prodotto che il consumatore cerca in una finestra precisa dell’anno, spesso legato a ricette, preparazioni domestiche e occasioni di consumo abbastanza definite.
Proprio per questo, la gestione a punto vendita diventa centrale. La categoria non vive tanto sulla profondità estrema dell’assortimento, quanto sulla capacità di rendere chiara la differenza tra tipologie, confezioni, qualità percepita e fascia di prezzo. In altre parole, il tema non è semplicemente avere più asparagi, ma far capire al cliente perché una referenza costa più di un’altra.
È quanto emerge dalla rilevazione condotta ad aprile 2026 sulla piazza di Reggio Emilia, su un campione di sei punti vendita: Ipercoop, Conad Superstore, Esselunga, Eurospar, Lidl ed Eurospin. Il quadro restituisce una categoria sostanzialmente stabile nella numerica complessiva, ma con movimenti interessanti tra insegne, spazio espositivo, confezionamento e posizionamento di prezzo.

Assortimento fermo, ma cambia il peso delle insegne
Il primo dato è la stabilità. Nel confronto tra 2025 e 2026 il numero complessivo di referenze resta invariato: 20 referenze totali, pari a una media di 3,3 per punto vendita. Dietro questa apparente continuità, però, si muovono dinamiche diverse tra le insegne.
Coop rafforza nettamente l’assortimento, passando da 4 a 6 referenze, e si conferma il punto vendita con la proposta più ampia. Conad, al contrario, riduce la numerica da 5 a 4 referenze, mentre Esselunga resta stabile a quota 4. Più essenziale la proposta di Eurospar ed Eurospin, ferme a 2 referenze, così come Lidl, che nel 2026 scende da 3 a 2.

A livello di tipologia, il verde continua a rappresentare il cuore della categoria: le referenze di asparagi verdi restano 15 sia nel 2025 sia nel 2026. Anche le punte di asparago verde rinominate “verdi punte” mantengono una presenza costante, con 3 referenze, mentre gli asparagi bianchi restano marginali, fermi a 2 referenze. La categoria, quindi, non cambia pelle: il verde domina, le punte presidiano una fascia più alta e di servizio e il bianco resta una nicchia al di fuori del Veneto.
La leva promozionale è presente, ma non sembra ridefinire gli equilibri complessivi.
Spazio medio stabile, ma con strategie molto diverse
Se la numerica non cambia, lo spazio medio per referenza racconta meglio le differenze di strategia. La media complessiva resta sostanzialmente stabile a 0,30 metri quadrati per referenza, ma i singoli retailer si muovono in direzioni opposte.
Conad aumenta lo spazio medio da circa 0,33 a 0,42 metri quadrati, pur riducendo il numero di referenze. Lidl mostra il movimento più evidente: da 0,24 a 0,48 metri quadrati per referenza. In questo caso la scelta sembra essere quella di semplificare l’assortimento, dando al contempo maggiore visibilità a ciascuna referenza.

Coop, invece, segue la traiettoria opposta: amplia la numerica, ma riduce lo spazio medio per referenza, da 0,21 a 0,16 metri quadrati. Eurospar arretra da 0,30 a 0,18, Eurospin scende da 0,42 a 0,36, mentre Esselunga resta stabile attorno a 0,33.
Il dato suggerisce una categoria gestita con logiche differenti. Alcune insegne puntano su una proposta più concentrata e leggibile, altre su una maggiore articolazione dell’offerta, ma con spazi più frammentati.
Confezioni: dominano i mazzi
Sul fronte delle modalità di vendita, la categoria conferma una forte prevalenza della soluzione più semplice: mazzo avvolto in carta a peso egalizzato. Nel 2026 questa modalità cresce ulteriormente, passando da 14 a 16 referenze sulle 20 complessive.

Il vassoio in cartone si riduce leggermente, da 4 a 3 referenze, mentre la vaschetta in plastica o flowpack scende da 2 a una sola referenza, presente nel 2026 soltanto in Coop. A conti fatti non c’è nessuno elemento di novità significativo, anzi, il tradizionale confezionamento a “mazzi” continua a essere preponderante.
Brand assenti, la segmentazione resta limitata
Anche l’analisi per tipologia di brand conferma una segmentazione ancora debole, complice l’assenza di marchi ben identificabili. Nel 2026 le referenze senza un marchio chiaramente identificabile restano prevalenti: 13 su 20. Il dato è in lieve miglioramento rispetto al 2025, quando erano 15, ma il peso del “non dichiarato” resta dominante.

La presenza della Mdd e della Mdd bio compare in alcune insegne, così come il biologico a marchio del fornitore, ma senza costruire una vera architettura di offerta. Coop introduce una referenza bio del fornitore, Esselunga e Conad mostrano una maggiore articolazione tra Mdd, Mdd bio e prodotto non brandizzato, mentre nei discount la proposta resta più essenziale e in larga parte priva di una chiara identificazione di marca.
Il risultato è una categoria che comunica poco oltre la tipologia di prodotto. Verde, punte, bianco: la segmentazione c’è, ma resta basica. Meno evidente, invece, la differenziazione per origine, calibro, utilizzo in cucina, certificazioni, marca o promessa qualitativa.
Prezzi alti: le punte verdi guidano il premium
Il prezzo conferma il posizionamento alto della categoria. Nel 2026 il prezzo medio complessivo si colloca attorno agli 11 euro al chilo, con differenze marcate tra le diverse tipologie.
Gli asparagi verdi restano la base della categoria, con un prezzo medio attorno ai 9 euro al chilo sia nel 2025 sia nel 2026. Il valore massimo, nel confronto annuale, si riduce: da circa 14 euro al chilo nel 2025 a poco più di 12 euro nel 2026, mentre il minimo resta vicino ai 6 euro. È quindi una tipologia relativamente stabile, pur dentro una fascia di prezzo non banale.

Molto diverso il quadro dei “verdi punte”, che rappresentano la fascia più premium. Qui il prezzo medio supera i 16 euro al chilo e il valore massimo nel 2026 arriva a circa 20 euro al chilo, associato a una referenza bio a marchio del fornitore. È il segmento che più di tutti esprime valore, forte anche di un contenuto in servizio decisamente più alto rispetto al prodotto tale quale.
Gli asparagi bianchi restano limitati come numerica, ma mostrano una maggiore oscillazione nel 2026. Il prezzo medio si posiziona poco sotto i 10 euro al chilo, con un massimo attorno ai 12 euro e un minimo vicino agli 8. La nicchia c’è, ma non sembra ancora tradursi in una segmentazione più profonda.
Nel complesso, la rilevazione sugli asparagi restituisce l’immagine di una categoria stabile nell’assortimento, forte nel posizionamento di prezzo, ma ancora poco sviluppata sul piano della comunicazione del valore. Il prodotto ha stagionalità, riconoscibilità e appeal; quello che manca, in parte, è una maggiore capacità di trasformare queste caratteristiche in una proposta più leggibile e distintiva a scaffale. (lg)


















