Meloni, scaffale più profondo in avvio campagna: retato rimane un pilastro; crescono liscio e prodotto servizio

Tanti spunti che saranno al centro della Diretta IFN in programma giovedì alle ore 11 sui nostri canali social

Meloni, scaffale più profondo in avvio campagna: retato rimane un pilastro; crescono liscio e prodotto servizio

Il melone entra nel vivo della stagione con una presenza a scaffale più articolata rispetto allo scorso anno, ma anche con una gestione più complessa. La categoria aumenta il numero medio di referenze – a partire dal prodotto servizio – guadagna qualcosa in termini di spazio complessivo e mostra una maggiore presenza di prodotti riconducibili al brand del fornitore. Allo stesso tempo, però, lo spazio medio per singola referenza si riduce, segnalando una maggiore prudenza dei retailer che in questa prima fase della campagna fra prezzi elevati e meteo variabile, devono trovare la quadra nei negozi.

Sono questi alcuni dei temi che verranno dibattuti durante la Diretta IFN in programma giovedì 21 maggio alle ore 11.00 sui canali social di IFN. Al confronto parteciperanno, per la produzione, Bruno Francescon, presidente OP Francescon, e Ivan Mazzamuto, presidente La Normanna; per il comparto del miglioramento varietale Matteo Bano, Area Sales Manager Nord Italia BASF | Nunhems; dalla distribuzione Giovanni Sansone, responsabile acquisti ortofrutta Dimar, insegna Mercatò del gruppo Selex, e Danilo Stanislao, buyer ortofrutta Megamark, sempre gruppo Selex.

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È quanto emerge dalla rilevazione condotta l’11 maggio 2026 sulla piazza di Parma, su un campione di sei punti vendita: Ipercoop, Pam, Esselunga, Famila, Conad e Lidl. Il quadro restituisce una categoria stagionale già ben presidiata, dove il melone intero continua a rappresentare il cuore dell’assortimento, mentre fette e tagliato restano ancora una componente marginale, seppur in crescita in alcune insegne.

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Assortimento in crescita, Coop accelera
Il dato più evidente riguarda la numerica delle referenze. Nel confronto con il 2025, la media passa da 3 a 3,8 referenze per punto vendita, con un incremento che segnala una maggiore attenzione della distribuzione verso la categoria.

A trainare la crescita è soprattutto Coop, che raddoppia la propria proposta passando da 3 a 6 referenze, confermandosi l’insegna con l’assortimento più profondo. Crescono anche Pam, Conad e Lidl, tutte con una referenza in più rispetto all’anno precedente. Esselunga resta stabile a quota 4, mentre Famila si muove in controtendenza, scendendo da 3 a 2 referenze.

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Il melone intero rimane largamente prevalente: è ancora la forma più presente e riconoscibile a scaffale. Tuttavia, nel 2026 aumenta anche la presenza di proposte di servizio, tra fette e prodotto tagliato, che compaiono in modo più visibile soprattutto in alcune insegne. È un segnale interessante, perché intercetta un consumo più pratico e immediato, ma al momento non modifica ancora l’identità principale della categoria, che resta fortemente legata al prodotto intero.

Anche la leva promozionale appare più presente rispetto allo scorso anno. Nel 2026 le referenze in promo risultano distribuite su più insegne, confermando come il melone, soprattutto nella fase di avvio campagna, venga utilizzato anche come prodotto di richiamo.

Più spazio totale, ma meno spazio per singolo prodotto
La crescita dell’assortimento si accompagna a un lieve aumento dello spazio complessivo dedicato alla categoria. La media passa da circa 1,2 a 1,3 metri quadrati per punto vendita, ma il dato medio nasconde strategie molto diverse tra le insegne. Coop mostra il movimento più netto, portando lo spazio complessivo da circa 1,2 a oltre 2 metri quadrati. Anche Lidl aumenta la superficie dedicata ai meloni, mentre Conad resta sostanzialmente stabile. Pam, Esselunga e Famila, invece, riducono leggermente lo spazio assegnato alla categoria.

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Il dato più interessante, però, emerge osservando lo spazio medio per referenza: qui la dinamica cambia segno. La media scende da circa 0,39 a 0,34 metri quadrati. In altre parole, lo scaffale si arricchisce, ma ogni singola referenza dispone di meno spazio. È una tendenza leggibile in quasi tutte le insegne. Pam registra il calo più marcato, passando da oltre 0,5 a circa 0,36 metri quadrati per referenza. Anche Conad riduce lo spazio medio, così come Coop, pur a fronte di un forte ampliamento dell’assortimento. Famila resta stabile, ma in un contesto di riduzione della numerica.

Meno spazio può significare un atteggiamento delle insegne più prudente, fra un inizio campagna del prodotto italiano in ritardo, ed un meteo difficile da interpretare negli scorsi giorni.

Retato al centro, il liscio guadagna spazio
Sul fronte delle tipologie, il retato si conferma il perno della categoria. Nel 2026 cresce ulteriormente e arriva a una media di 2 referenze per punto vendita. È la tipologia più trasversale, presente in tutte le insegne e capace di presidiare sia il prodotto base sia le fasce più alte, anche attraverso referenze bio o a marchio del fornitore. Il melone liscio, però, mostra il segnale più interessante. Nel 2025 era presente in modo più limitato, mentre nel 2026 guadagna spazio in più insegne, entrando con maggiore evidenza negli assortimenti di Pam, Conad e Lidl. È una dinamica che conferma il crescente interesse del retail verso tipologie capaci di differenziare l’offerta, soprattutto quando legate a una maggiore riconoscibilità varietale o a promesse di gusto e conservabilità.

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Il giallo mantiene una presenza costante, con una funzione più basica e accessibile. È una referenza che garantisce copertura della categoria, ma con un posizionamento di prezzo più contenuto rispetto a retato e liscio. Il verde, invece, scompare dalla rilevazione 2026: nel 2025 era presente solo in Famila, mentre quest’anno non compare nel campione, probabilmente a causa del ritardo della campagna di cui accennavamo precedentemente.

Nel complesso, la segmentazione per tipologia appare più articolata rispetto allo scorso anno, ma ancora concentrata su pochi codici chiave: retato come asse portante, liscio in crescita, giallo come proposta più conveniente.

I brand del fornitore avanzano, la Mdd resta defilata
Un altro elemento rilevante riguarda la tipologia di brand. Nel 2026 aumenta in modo significativo la presenza dei marchi del fornitore, che passano da una media di 0,5 a 1,8 referenze per punto vendita. Coop è l’insegna che più spinge in questa direzione, con 5 referenze a marchio del fornitore su 6 complessive. Anche Conad rafforza la presenza di brand del fornitore, così come Pam. In parallelo, diminuisce il peso del prodotto senza marchio dichiarato, pur restando ancora rilevante: la media si attesta attorno a 2 referenze per punto vendita. 

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La marca del distributore, invece, appare marginale, almeno in questa fase della campagna. Nel 2025 era presente in alcune insegne, mentre nel 2026 non emerge come leva significativa all’interno del campione. Va sottolineato che siamo ad inizio campagna quindi è comprensibile che per un prodotto stagionale come il melone, il dato relativo all’Mdd possa essere contenuto, poiché non ci sono ancora le condizioni ideali.  

Prezzi sostenuti: retato in aumento, liscio premium, giallo più accessibile
Il prezzo conferma un posizionamento non banale della categoria, chiaramente influenzato da una offerta più da inizio campagna. Nel melone retato il prezzo medio passa da circa 3,3 a 3,6 euro al chilo, con un massimo che nel 2026 raggiunge i 6 euro al chilo per una referenza bio a marchio del fornitore. Anche il prezzo minimo sale, passando da circa 1,9 a 2,5 euro al chilo. Il retato, quindi, non solo resta centrale nell’assortimento, ma si muove verso un posizionamento più alto, con una maggiore variabilità interna. La presenza di referenze premium e bio allarga la forbice di prezzo e rende più evidente la necessità di spiegare le differenze tra un prodotto e l’altro.

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Il melone liscio si conferma la tipologia con il più alto prezzo medio. Nel 2026 il valore medio si mantiene attorno ai 4,4 euro al chilo, con un massimo vicino ai 5 euro. La vera novità non è tanto il prezzo, sostanzialmente stabile, quanto l’aumento della numerica: le referenze passano da 2 a 5. Il liscio, dunque, non cresce perché diventa più conveniente, ma perché trova più spazio come proposta distintiva e premium.

Diverso il quadro del melone giallo, che resta la tipologia più accessibile. Il prezzo medio si mantiene attorno ai 2,5 euro al chilo, con una forbice più contenuta rispetto alle altre tipologie. Nel 2026 il massimo si abbassa leggermente e il minimo sale, segnalando una maggiore compattezza del posizionamento. È il segmento più lineare, meno premium, ma utile per presidiare una fascia di prezzo più democratica. (lg)