Meno manodopera, più tecnologia: Apofruit porta l’innovazione nei frutteti

Con i Field Days la cooperativa riunisce in campagna soci, tecnici e macchine per testare soluzioni concrete alla carenza di personale in frutticoltura

Meno manodopera, più tecnologia: Apofruit porta l’innovazione nei frutteti

La carenza di manodopera non è più soltanto una criticità ricorrente, ma uno dei nodi strutturali con cui la frutticoltura deve fare i conti ogni giorno. Per questo la meccanizzazione delle operazioni colturali non viene più letta come una semplice opportunità tecnica, bensì come una delle leve più concrete per salvaguardare sostenibilità economica, efficienza organizzativa e qualità della gestione in campo.
Ma adottare innovazione non significa inseguire qualsiasi novità disponibile sul mercato. Al contrario, significa saper distinguere tra soluzioni realmente efficaci e proposte che rischiano di restare sulla carta. Ed è proprio in questo passaggio che diventa centrale il ruolo di una Op: accompagnare i produttori, filtrare le tecnologie, testarle sul campo e trasferire alla base produttiva solo ciò che può davvero fare la differenza.
È in questa logica che si inseriscono i Field Days di Apofruit, giornate tecniche organizzate direttamente nei frutteti per mettere a confronto soci, tecnici e partner su pratiche agronomiche, scelte operative e strumenti concreti per affrontare una fase sempre più complessa per il comparto.

Il ruolo della Op: selezionare l’innovazione utile
“Si tratta di appuntamenti direttamente in campagna in cui la cooperativa incontra i soci per condividere esperienze, competenze agronomiche, scelte tecniche e buone pratiche utili a gestire al meglio le colture e affrontare temi molto sentiti dalla base produttiva – spiega Gianluca Balzani, vicepresidente di Apofruit – in un contesto sempre più complicato, che richiede grande attenzione e competenze per trasferire alla produzione ciò che fa realmente la differenza”.

Gli incontri hanno preso il via poche settimane fa in Romagna, ma il progetto è destinato ad allargarsi anche ad altri poli produttivi della cooperativa, come Scanzano Jonico in Basilicata e Latina. Al centro di questa prima fase c’è soprattutto il tema della meccanizzazione delle operazioni colturali in frutticoltura, sviluppato in collaborazione con Rinieri di Forlì, azienda specializzata in attrezzature per il comparto.

“In questa serie di appuntamenti affrontiamo il tema della meccanizzazione grazie alla collaborazione con un partner attivo da anni in questo ambito, con attrezzature di ultima generazione che coprono un ampio spettro di pratiche colturali – prosegue Balzani –. Il fatto di testarle direttamente in campo, con i nostri tecnici e i loro, davanti ai soci, rende questi momenti di aggiornamento professionale particolarmente efficaci”.

In primo piano da sinistra: Gianluca Balzani, vicepresidente di Apofruit e Filippo Travisani, tecnico di Apofruit

Dalla potatura al diradamento, le operazioni che si possono già meccanizzare
A entrare nel merito delle applicazioni oggi disponibili è Filippo Travisani, tecnico di Apofruit, che sottolinea come siano ormai numerose le pratiche che possono essere meccanizzate in tutto o in parte all’interno del frutteto.
“Sono diverse le operazioni che possono essere meccanizzate, dalla potatura al diradamento – osserva Travisani –. Nel pero, ad esempio, stiamo testando interventi di topping eventualmente ad anni alterni, in funzione dello sviluppo della chioma sulla varietà Williams e non solo, oltre a interventi di prepotatura sia al verde con barre falcianti che al bruno con dischi sulle drupacee e al diradamento meccanico di fiori e frutticini. Proprio nelle drupacee resta comunque necessaria una rifinitura manuale, ma il tempo richiesto si riduce in modo sensibile”.

Il punto, quindi, non è immaginare una sostituzione totale del lavoro umano in ogni fase, quanto piuttosto alleggerire le operazioni più onerose e ripetitive, migliorando l’organizzazione aziendale e riducendo la pressione su una risorsa sempre più difficile da reperire.

Non solo meno manodopera: precisione, residui e qualità
La meccanizzazione, però, non risponde soltanto al problema della disponibilità di personale. L’evoluzione tecnica offre infatti strumenti che consentono anche una gestione più precisa degli input e una maggiore attenzione ad aspetti oggi sempre più sensibili, come sostenibilità, residui e qualità finale del prodotto.

“Pensiamo agli spandiconcime a dose variabile, che permettono di distribuire il prodotto in funzione delle reali necessità, oppure alle macchine per il diserbo meccanico sottofila – prosegue Travisani –. In questo caso il vantaggio è duplice: da un lato si evita il ricorso al diserbo chimico, con tutte le implicazioni che questo comporta anche sul fronte dei residui, dall’altro si lavora con macchine spesso versatili, utilizzabili su più colture”.
Alcune attrezzature, spiega il tecnico, sono in grado di lavorare il terreno fino a circa 10-15 centimetri di profondità, smuovendo il suolo e generando anche effetti indiretti utili sotto il profilo fitosanitario e agronomico della lotta alle avversità entomologiche (fitofaghe)
“Se penso a una lavorazione fatta a maggio, ad esempio, posso anche rompere le tane delle forficole, ottenendo quindi un beneficio ulteriore oltre a quello principale dell’intervento agronomico”.

Macchine che aiutano anche la qualità del frutto
Un altro fronte su cui la tecnologia sta mostrando risultati interessanti è quello della qualità del prodotto finale. Non solo quindi macchine per ridurre lavoro e ottimizzare operazioni, ma anche attrezzature capaci di incidere sulle caratteristiche commerciali del frutto.

“Un esempio è la defogliatrice, che applicata in prossimità della maturazione su melo aiuta la colorazione dei frutti – sottolinea Travisani –. È una soluzione che stiamo osservando con risultati molto positivi”.

Soluzioni diverse per frutteti diversi
Uno degli aspetti messi maggiormente in evidenza da Apofruit è che la meccanizzazione non può essere affrontata con una logica standard. Le esigenze cambiano in funzione della specie, della forma di allevamento, del territorio e dell’organizzazione degli impianti.
“Le giornate stanno avendo un ottimo riscontro da parte della base produttiva – evidenzia Balzani – perché affrontano in modo concreto temi molto importanti, che trovano applicazioni differenti in ogni realtà. Un pescheto allevato a fusetto in Romagna, per esempio, richiede per la trinciatura, macchine diverse rispetto, per esempio a un kiwi allevato a tendone con una baulatura del terreno sulla fila tipico della zona di Latina”.

È proprio questa dimensione pratica, calata nella realtà delle aziende e non solo presentata in modo teorico, che rende i Field Days uno strumento di aggiornamento particolarmente efficace per i soci.

Anche condizioni dedicate per l’acquisto
A completare il progetto c’è anche un supporto commerciale pensato per favorire il passaggio dall’interesse all’adozione concreta delle tecnologie.
“Per andare ulteriormente incontro alle esigenze dei produttori – conclude Balzani – i soci Apofruit possono contare anche su condizioni dedicate per l’acquisto delle macchine Rinieri, in un’ottica di collaborazione orientata a sostenere concretamente il lavoro degli agricoltori”.
In un contesto in cui trovare manodopera è sempre più difficile e i margini operativi delle aziende restano sotto pressione, la partita della competitività si giocherà sempre di più sulla capacità di portare in campo innovazioni realmente utili. E in questa sfida, più che le promesse, conteranno le soluzioni che sanno dimostrare sul campo di funzionare davvero.