Muffa verde degli agrumi, la ricerca guarda ai chelanti del ferro

I ricercatori spagnoli hanno individuato nel metabolismo dei metalli un punto debole del fungo responsabile delle principali perdite post-raccolta

Muffa verde degli agrumi, la ricerca guarda ai chelanti del ferro

Penicillium digitatum è il principale fungo patogeno che colpisce gli agrumi nella fase di post-raccolta, causando la famigerata muffa verde. Un gruppo di ricerca del CSIC-IATA, il Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo presso l’Istituto di Agro-chimica e Tecnologia degli Alimenti, di cui fa parte il dottor Luis González Candelas, ha studiato in profondità l’interazione tra il fungo e gli agrumi per comprendere meglio sia le risposte di difesa del frutto sia i meccanismi di patogenicità del microrganismo, come riportato dal sito postharvest.bizUno dei risultati più interessanti riguarda il metabolismo degli ioni metallici nel Penicillium, che sembra svolgere un ruolo importante durante il processo infettivo.

Il ruolo del ferro nell’infezione
I ricercatori hanno approfondito in particolare il ruolo del ferro. Durante l’infezione delle arance, il fungo si trova infatti in una condizione di carenza di questo elemento e deve attivare un sistema metabolico che gli consenta di acquisirlo in modo efficiente per svilupparsi. Il gruppo ha quindi prodotto ceppi mutanti privi di questo meccanismo. Il risultato è stato netto: questi mutanti risultano quasi incapaci di infettare i frutti, pur mostrando una crescita praticamente indistinguibile dal ceppo originario quando vengono coltivati normalmente in laboratorio.
Da qui l’ipotesi di colpire il patogeno proprio sulla disponibilità dei metalli necessari al suo sviluppo.

I chelanti frenano il fungo
Lo studio ha dimostrato che l’applicazione di agenti chelanti, cioè sostanze capaci di sequestrare gli ioni metallici, può inibire lo sviluppo del patogeno sugli agrumi in diverse condizioni di trattamento e conservazione.
Particolarmente interessante è il comportamento della fenantrolina, chelante del ferro risultata efficace quanto l’imazalil, anche nei confronti di ceppi resistenti a questo fungicida.
La sostanza ha mostrato attività anche contro altri funghi del post-raccolta, tra cui Penicillium italicum e Penicillium expansum. Un altro aspetto rilevante è la sua elevata attività curativa anche a concentrazioni relativamente basse.
L’applicazione industriale della fenantrolina presenta tuttavia alcuni limiti, soprattutto legati all’ecotossicità e alla possibilità di provocare macchie sui frutti. I risultati ottenuti aprono comunque la strada allo sviluppo di altri chelanti degli ioni metallici come possibile alternativa ai fungicidi convenzionali.

EDTA come possibile punto di partenza
Le molecole con capacità chelante sono numerose e possono essere sia di origine sintetica sia naturale. Tra quelle sintetiche, il gruppo di ricerca sta studiando anche l’EDTA, additivo alimentare già ampiamente utilizzato sia in agricoltura sia nell’industria alimentare.
Nei primi test pilota l’EDTA si è dimostrato meno efficace della fenantrolina, ma secondo i ricercatori potrebbe rappresentare un buon punto di partenza per sviluppare una nuova generazione di trattamenti antifungini contro i patogeni del post-raccolta. (im)