Pere, crisi anche negli Usa: l’Oregon chiede lo stato di calamità

Il principale areale produttivo americano è sotto pressione tra clima, psilla e mercato saturo

Pere, crisi anche negli Usa: l’Oregon chiede lo stato di calamità

Anche al di là dell’Atlantico la pericoltura non se la passa bene. Anzi, il caso dell’Oregon mostra quanto fragile possa diventare il sistema quando problemi produttivi, fitosanitari e commerciali si sommano nella stessa campagna. Lo Stato, che rappresenta una quota dominante della produzione americana di pere fresche, è alle prese con una crisi pesante, concentrata soprattutto nella Columbia River Gorge, tra le contee di Hood River e Wasco. Secondo le stime riportate dai media locali, e rilanciate da FreshFruitPortal, nella campagna 2025 i produttori dell’area avrebbero subito perdite fino a 45 milioni di dollari, con profitti ridotti anche del 50%. Una situazione che ha portato molte aziende vicino al punto di rottura finanziaria.

A complicare il quadro è stato prima di tutto il clima. Temperature superiori alla media hanno ridotto il manto nevoso invernale, creando problemi di disponibilità irrigua nella stagione successiva. A questo si è aggiunta una forte pressione della psilla del pero, indicata da diversi produttori come una delle peggiori infestazioni degli ultimi decenni nelle aree di Hood River e Wasco. Ma il nodo non è solo agronomico. Il mercato ha fatto il resto. Dopo un raccolto abbondante nel 2024 e la chiusura dello stabilimento Del Monte di Yakima, nello Stato di Washington, una parte delle pere originariamente destinate alla trasformazione è finita sul mercato del fresco, aumentando la pressione sull’offerta e abbassando la redditività.

Il sistema commerciale locale ha poi amplificato l’incertezza. Molti pericoltori dell’Oregon conferiscono il prodotto agli impianti di confezionamento, che lo vendono durante l’anno. Un modello efficiente sul piano logistico, ma che lascia i produttori in attesa per mesi prima di conoscere il valore finale della frutta, una volta detratti i costi di confezionamento, stoccaggio e commercializzazione. Il risultato, per alcune varietà, è stato particolarmente duro: si parla di rendiconti finali anche pari a zero dollari. In altri casi i liquidati potrebbero arrivare a circa 150 dollari per cassa, ma a fronte di costi stimati attorno ai 300 dollari. Numeri che spiegano perché molte aziende non sappiano oggi come coprire le spese operative e affrontare una nuova stagione.

Di fronte alla crisi, la governatrice dell’Oregon Tina Kotek ha inviato una lettera al Segretario all’Agricoltura degli Stati Uniti, Brooke Rollins, chiedendo la dichiarazione di calamità federale per le contee di Hood River e Wasco. L’obiettivo è attivare rapidamente strumenti di sostegno, crediti di emergenza attraverso l’USDA e misure di assistenza per i produttori di colture speciali. Nella richiesta, Kotek ha evidenziato il rischio che molte aziende non arrivino al raccolto 2026. Una crisi che non riguarda solo le famiglie agricole coinvolte, ma anche l’approvvigionamento di pere fresche sugli scaffali americani.

La richiesta è ora sul tavolo dell’USDA. Se verrà accolta, i produttori delle contee di Hood River e Wasco potranno accedere ai crediti di emergenza e agli strumenti federali di sostegno per le colture speciali. Per molte aziende, il nodo è arrivare al raccolto 2026.