Dal campo
Pistacchio, il crollo dell'Iran spalanca le porte alla California
Export iraniano dimezzato a marzo (-55%) per le criticità nei traffici attraverso Hormuz

Le difficoltà logistiche nello Stretto di Hormuz continuano a rallentare il commercio del pistacchio iraniano, con effetti sempre più evidenti sui flussi internazionali. A farne le spese è l'Iran, secondo produttore mondiale, che vede contrarsi sensibilmente le esportazioni mentre altri competitor si preparano a intercettare la domanda lasciata scoperta. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Iran Pistachio Association, tra il 20 febbraio e il 20 marzo 2026 le esportazioni si sono fermate a 9.000 tonnellate, con una flessione del 55% rispetto allo stesso periodo della campagna precedente. A incidere sono le persistenti criticità lungo il corridoio logistico che fa capo al porto di Bandar Abbas e allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per l'uscita delle merci iraniane verso i mercati internazionali.
La frenata si riflette anche sul bilancio della stagione commerciale. Da settembre 2025 ad aprile 2026 l'Iran ha esportato 109.000 tonnellate equivalenti di pistacchio in guscio, in calo del 26% rispetto all'anno precedente. A confermare le difficoltà è anche il rapporto tra esportazioni e scorte iniziali, sceso al 45%, contro il 64% della scorsa stagione e una media quinquennale del 56%. In pratica, una quota crescente del raccolto resta nei magazzini, frenata non dalla disponibilità di prodotto ma dall'impossibilità di raggiungere con regolarità i mercati esteri.
Cambiano anche le destinazioni dell'export. Con le spedizioni attraverso Hormuz fortemente condizionate, i Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi) hanno rappresentato il principale sbocco commerciale del mese, seguiti da Turchia e subcontinente indiano, che stanno assorbendo una parte crescente dei volumi disponibili.
Se da una parte l'Iran perde terreno, dall'altra qualcuno potrebbe beneficiarne. Il principale candidato è il pistacchio californiano. Gli Stati Uniti, primo produttore mondiale, dispongono infatti di un'offerta abbondante e di una filiera fortemente orientata all'export. Il rallentamento delle spedizioni iraniane potrebbe quindi aprire nuovi spazi commerciali, soprattutto nei mercati che tradizionalmente si approvvigionano da Teheran e che oggi sono costretti a diversificare le origini.
Per gli operatori del settore si tratta di un'evoluzione da seguire con attenzione. Se le difficoltà logistiche nel Golfo dovessero protrarsi, gli equilibri del commercio mondiale del pistacchio potrebbero ridisegnarsi ben oltre l'attuale campagna, consolidando il ruolo dei produttori alternativi e modificando le quote di mercato a favore delle origini concorrenti.



















