Pesche piatte, Armonia aumenta i volumi e mantiene il valore. Esordio della linea Gold

Eleuteri: “L’obiettivo è crescere assieme ai nostri partner mantenendo costanti qualità, posizionamento e prezzo”

Pesche piatte, Armonia aumenta i volumi e mantiene il valore. Esordio della linea Gold

La campagna delle pesche e nettarine piatte si avvia alla conclusione con un bilancio ancora positivo per il Consorzio Armonia, che continua ad aumentare i volumi senza modificare sostanzialmente né il portafoglio clienti né il proprio posizionamento commerciale.

“Anche quest’anno siamo cresciuti, lavorando sostanzialmente con gli stessi clienti e consolidando le posizioni – spiega Marco Eleuteri, amministratore delegato del Consorzio Armonia e titolare dell’Azienda Agricola Eleuteri –. Il prezzo tende a rimanere stabile e per noi questo è un elemento importante: l’obiettivo è crescere assieme ai nostri partner mantenendo costanti qualità, posizionamento e prezzo”.

“Nelle pesche e nettarine l’omogeneità fa la differenza”
Secondo Eleuteri, proprio la continuità qualitativa rappresenta oggi uno dei principali punti di forza delle piatte rispetto a un comparto delle pesche e nettarine tradizionali che continua a mostrare qualche difficoltà. “Il mondo delle pesche e nettarine tonde sta perdendo qualche colpo e una delle ragioni è l’estrema variabilità che il consumatore può incontrare nel gusto, nel prezzo e nel prodotto. In uno scaffale già molto variabile, riuscire a garantire omogeneità diventa una carta determinante”.

Per Eleuteri questa impostazione passa innanzitutto dal controllo diretto della produzione. “A seconda dei momenti della stagione, dall’80-85% fino al 100% del prodotto è coltivato direttamente da noi. Crescendo vogliamo comunque mantenere almeno il 70% della produzione nelle nostre mani, perché persino sulla stessa varietà aziende diverse possono ottenere risultati differenti”. Anche il prodotto conferito dall’esterno arriva da una rosa estremamente ristretta di aziende. “Sono partner con cui lavoriamo da molti anni: il più recente è con noi da sette anni, altri da 14-15. Se vuoi garantire una costanza qualitativa elevata non puoi allargare troppo la platea dei produttori”.

Nettarine piatte in crescita, ma il mercato resta della pesca
La nettarina piatta rappresenta uno dei segmenti con maggiore potenziale, anche se Eleuteri invita a non aspettarsi un ribaltamento immediato degli equilibri. “Oggi circa il 90% della nostra produzione è costituito da pesche piatte e soltanto il 10% da nettarine e la stessa cosa la notiamo al consumo. La quota delle nettarine crescerà sicuramente, ma gradualmente: servono tempo e soprattutto varietà in grado di garantire un calendario qualitativamente costante”.

Sulla pesca piatta, invece, il miglioramento genetico ha già portato il prodotto su livelli elevati. “Riusciamo normalmente ad avere almeno 12-13° Brix, spesso superiamo i 14° e in determinati casi arriviamo a 16-18° Brix. A questo si aggiungono una buccia sottile e pochissima peluria lungo tutto il calendario”.

La nuova frontiera degli investimenti riguarda soprattutto la nettarina piatta a polpa gialla. Dopo avere sostanzialmente completato la gamma delle bianche, l’azienda pianterà fra autunno 2026 e primavera 2027, circa 20 mila nuove piante di nettarine piatte a polpa gialla. “A mio avviso la polpa gialla ha un profilo gustativo ancora più interessante: è più fondente e permette di raggiungere valori di Brix elevati. Inoltre il consumo delle pesche gialle è superiore. Per questo i prossimi investimenti saranno soprattutto lì”. 

Nasce Linea Gold, piatte garantite sopra i 14° Brix
La ricerca di una maggiore segmentazione ha portato quest’anno anche alla sperimentazione della linea Gold, testata in alcuni punti vendita della Versilia di una catena nazionale. “Abbiamo selezionato un prodotto di elevata pezzatura, sia pesca sia nettarina, con un minimo garantito di 14° Brix e senza imperfezioni. È una nicchia della nicchia, ma vogliamo continuare a lavorarci perché i feedback sono stati entusiasmanti”.

Il controllo diretto degli appezzamenti consente di spingersi ancora oltre. “Stiamo mappando le diverse zone produttive per capire perché in alcuni terreni il prodotto riesca a esprimere più sapore. È quasi un ragionamento da terroir: prima vogliamo comprenderlo tecnicamente, poi valuteremo se e come trasferire questo concetto al consumatore”.

Caldo e anticipo accelerano il rinnovo varietale
Sul fronte produttivo la stagione non è stata priva di difficoltà. “Nella prima parte abbiamo avuto forti attacchi di formiche, che hanno generato anche degli scarti; con il grande caldo il problema è diminuito, mentre nella parte finale è arrivata la mosca della frutta. Sul fronte idrico, invece, non abbiamo avuto particolari criticità perché i bacini erano sufficientemente pieni”.

I calibri sono risultati “accettabili, ma leggermente sotto la media”, mentre l’elemento più evidente è stato l’anticipo della maturazione. “Soprattutto sulle vecchie varietà siamo arrivati a diversi giorni di anticipo, con alcuni accavallamenti nel calendario”. Una situazione che, secondo Eleuteri, non può più essere considerata episodica. “La progressiva riduzione delle ore di freddo ci obbliga ad accelerare la sostituzione delle varietà più obsolete. Nelle Marche ormai possiamo avere periodi superiori ai 15 giorni consecutivi con temperature stabilmente oltre i 30 gradi”.

Cambiano di conseguenza anche gli investimenti in campo. “Lavoriamo sulla gestione irrigua, sulle reti antigrandine e che ormai utilizziamo, con le dovute accortezze, anche come ombreggianti e sulla scelta degli ambienti produttivi. La vicinanza al mare ci aiuta perché nelle vallate la sera arriva la brezza, ma in alcune fasi il sole è semplicemente eccessivo”.

Marco Eleuteri, amministratore delegato del Consorzio Armonia e titolare dell’Azienda Agricola Eleuteri

“Dobbiamo recuperare la fertilità naturale del terreno”
A questa evoluzione si lega anche il progetto di agricoltura rigenerativa avviato dall’azienda, con prove di inerbimento dei filari, gestione irrigua e programmi di nutrizione naturale finalizzati ad aumentare la sostanza organica. “Sono processi lenti, ma dobbiamo recuperare la fertilità naturale del terreno. Altrimenti rischiamo di diventare produttori quasi “idroponici”, sempre più dipendenti dagli input esterni e dai prodotti chimici”.

Un percorso che comporta ulteriori investimenti in una fase in cui i costi di impianto sono già molto elevati. “Reti, ombreggiamento, irrigazione, sistemi antigelo: ormai abbiamo quasi paura di calcolare quanto costa realmente realizzare un ettaro”.

Per Eleuteri, però, la risposta non può essere ridurre l’asticella qualitativa. “Il fatto che continuiamo a crescere con gli stessi clienti, mantenendo prezzi abbastanza stabili, ci dice che la strada è quella giusta. Ed è su questa strada della qualità che vogliamo continuare”. (im)