Dal campo
Previsioni Kiwi, la Grecia spinge sui volumi. L’Italia risponde con qualità e segmentazione
Il Paese ellenico atteso a +25/30%; produzione nazionale con buona disponibilità e calibri medio-grandi

Il rischio, guardando soltanto i numeri, è leggere male la prossima campagna europea del kiwi. La Grecia si prepara infatti a una stagione potenzialmente record, con volumi attesi in crescita del 25-30% rispetto allo scorso anno. L’Italia, dal canto suo, si avvia verso una raccolta con buone disponibilità, qualità generale positiva e calibri maggiormente orientati verso le pezzature medio-grandi.
A prima vista, lo scenario potrebbe suggerire una forte pressione sull’offerta. Ma per Marco De Nadai, esperto di export intercontinentale e licenziatario dei kiwi Red Passion e Gold Passion, la partita sarà più articolata.

“Il vero elemento da osservare non sarà soltanto quanto prodotto verrà raccolto, ma soprattutto quale prodotto arriverà sul mercato. La Grecia avrà certamente grandi volumi da collocare, ma l’incremento produttivo dovrebbe essere accompagnato da una presenza importante di calibri medio-piccoli, conseguenza anche delle elevate rese. Restano inoltre alcune incognite sulla qualità generale e sulla capacità di conservazione di parte della produzione”.
Per l’Italia, invece, la chiave potrebbe essere proprio la segmentazione dell’offerta. “Il prodotto italiano può trovare un vantaggio competitivo nella combinazione tra calibro, qualità e tenuta, soprattutto nei programmi destinati ai mercati più lontani e ai segmenti premium. Italia e Grecia potrebbero quindi competere meno direttamente di quanto facciano pensare i dati aggregati”.
La Grecia, osserva De Nadai, potrà giocare una partita molto aggressiva sul fronte commerciale e nei programmi della Gdo europea. “L’Italia avrà invece l’opportunità di concentrarsi maggiormente sulla valorizzazione del prodotto, puntando su qualità, shelf-life e differenziazione”.

L’emisfero Sud lascia spazio
A rendere lo scenario più favorevole contribuisce anche la progressiva uscita dal mercato delle produzioni dell’emisfero Sud. In particolare, il Cile sta chiudendo la propria stagione export prima dell’ingresso pieno delle produzioni europee, creando una finestra interessante per il prodotto dell’emisfero Nord. “I principali mercati internazionali stanno tornando a guardare verso Europa e Mediterraneo per ricostruire i programmi di approvvigionamento”, spiega De Nadai. “Questo può attenuare, almeno nella prima fase della stagione, l’effetto di una produzione europea abbondante”.
Il rischio non è avere troppa frutta, ma partire troppo presto
Paradossalmente, il maggiore pericolo per il kiwi europeo potrebbe quindi non essere l’eccesso di produzione. Potrebbe essere la fretta. “Di fronte a una Grecia con volumi record e alla tensione che accompagna ogni inizio di campagna, la tentazione di anticipare raccolta e commercializzazione per prendere posizione sul mercato sarà forte. Ma sarebbe probabilmente l’errore più costoso”.
Il kiwi, sottolinea De Nadai, continua a dimostrare che il suo valore commerciale si costruisce prima di tutto in campo e al momento dello stacco. “Sostanza secca, grado Brix, durezza, uniformità e corretta maturità fisiologica determinano non soltanto la qualità percepita dal consumatore, ma anche la capacità di arrivare lontano e di prolungare la stagione commerciale”.
Con più prodotto disponibile, il mercato diventerà inevitabilmente più selettivo. “E quando aumenta la selettività, la frutta mediocre diventa improvvisamente abbondante, mentre quella realmente buona può diventare relativamente scarsa”.

Il kiwi italiano non è più soltanto verde
C’è poi un secondo cambiamento strutturale che sta modificando profondamente il panorama italiano: la crescita delle produzioni a polpa gialla e rossa. “Il segmento Gold continua ad aumentare il proprio peso grazie sia alle varietà storiche già consolidate sia all’introduzione di nuove cultivar che negli ultimi anni hanno ampliato in maniera significativa le possibilità produttive e commerciali. Il risultato è una categoria sempre più articolata”.
Il kiwi giallo non rappresenta più soltanto un’alternativa al tradizionale Hayward, ma un vero segmento di mercato. “Ha differenti epoche di raccolta, profili gustativi e posizionamenti. La maggiore disponibilità varietale consente agli operatori di costruire programmi più lunghi e differenziati, creando valore lungo una parte sempre più ampia della stagione”.
È probabilmente proprio nel kiwi a polpa gialla che la differenziazione dell’offerta sta mostrando oggi il maggiore dinamismo. Accanto al giallo, anche il kiwi rosso continua a guadagnare terreno. “Rimane una nicchia dal punto di vista dei volumi, ma l’interesse dei consumatori cresce progressivamente. Colore, gusto e caratteristiche nutrizionali gli stanno permettendo di costruire una propria identità, con un posizionamento premium sempre più riconoscibile”.
Anche il concetto di “superfrutto”, aggiunge De Nadai, comincia a entrare nella percezione del consumatore. “È un elemento che può contribuire ad ampliare l’interesse verso una categoria ancora giovane, ma con importanti margini di crescita”.

La partita si sposta sul valore
La campagna 2026/27 potrebbe quindi segnare un ulteriore passaggio nel mercato europeo del kiwi. La Grecia continuerà ad aumentare il proprio peso come grande origine produttiva ed esportatrice. L’Italia, invece, avrà sempre meno interesse a misurarsi soltanto sul terreno dei volumi. “Qualità, calibri, conservabilità e soprattutto differenziazione varietale tra verde, giallo e rosso possono diventare gli strumenti attraverso i quali costruire maggiore valore. Per questo il confronto tra origini rischia di diventare meno importante del confronto tra segmenti”.
La domanda della prossima campagna, quindi, non sarà soltanto quanta frutta arriverà sul mercato. Sarà capire quale prodotto riuscirà a trovare il mercato giusto e, soprattutto, a farsi riconoscere il giusto valore. (ga)



















