Spagna, il mercato dell’uva regge ma il prezzo diventa terreno di confronto

Le stime restano tra 250mila e 260mila tonnellate mentre il caldo può concentrare l’offerta e rendere più complessa la gestione del mercato

Spagna, il mercato dell’uva regge ma il prezzo diventa terreno di confronto

La campagna spagnola dell’uva da tavola è entrata nella fase centrale e, secondo quanto riportato da Valencia Fruits, nella Regione di Murcia, principale areala di produzione spagnolo, il mercato sta trovando un equilibrio tra domanda e offerta. Non mancano tensioni sui prezzi, ma il prodotto continua a essere assorbito e le previsioni produttive restano confermate: tra 250mila e 260mila tonnellate per questa stagione.

L’avvio è stato regolare, prima con le produzioni della fascia costiera murciana e poi con quelle delle aree interne, in funzione dei diversi calendari varietali. Le alte temperature, però, stanno condizionando la gestione della campagna, perché in alcune settimane accelerano la maturazione e aumentano improvvisamente i volumi disponibili. Per ora, il mercato tiene, anche grazie all’uscita progressiva dell’Egitto e al maggior spazio che la Spagna sta conquistando prima dell’ingresso più deciso dell’Italia.

Caldo e areali produttivi, la mappa può cambiare
Per i produttori murciani il cambiamento climatico non impone tanto una revisione dei calendari, quanto una riflessione più profonda sulle aree di coltivazione. Se le condizioni climatiche si spostano verso quote più alte o areali più freschi, anche l’uva da tavola dovrà seguire questa traiettoria. Il fenomeno è già visibile in altre filiere, dal vino alla frutta, e in Spagna alcune aziende stanno guardando a zone più settentrionali, come Albacete, per garantire continuità produttiva.

Resta aperto anche il nodo dei costi. I prezzi stanno generando qualche tensione con i clienti, ma il settore sottolinea come l’aumento dei costi produttivi sia ormai strutturale e debba essere spiegato lungo la filiera. La concorrenza internazionale, invece, viene letta come una componente normale del business: l’Egitto arriva prima, l’Italia entra dopo, e ogni campagna si gioca su raccolti, clima e disponibilità.

Senza semi e ricerca, la varietà resta il motore
Sul piano commerciale, l’uva senza semi viene indicata come una sorta di “IV gamma naturale”: non richiede trasformazioni, ma solo formati adatti ai diversi consumi, dalle confezioni più piccole fino ai pack da 250 grammi e oltre. La crescita del consumo mondiale è legata proprio all’evoluzione varietale: nuovi colori, nuovi sapori, maggiore praticità e migliore esperienza di consumo.

Il settore murciano continua a investire anche nella ricerca. Il nuovo centro privato di Bloom Fresh, società del gruppo AMFresh, dovrebbe essere inaugurato a Blanca indicativamente a settembre. L’attività si concentrerà inizialmente su uva da tavola e ciliegie, con l’obiettivo di sviluppare varietà più resistenti a parassiti, ondate di calore e stress produttivi. Bloom Fresh lavorerà accanto a ITUM, già riferimento per l’innovazione varietale nell’uva senza semi, e in partnership con IFG, società californiana specializzata nel breeding di uva da tavola, ciliegie e uva passa.

Consumi in crescita, ma pesano acqua e logistica
La domanda mondiale resta uno degli elementi più favorevoli per il comparto. L’uva è indicata come il terzo frutto più consumato al mondo e l’aumento produttivo degli ultimi anni è stato assorbito proprio grazie alla spinta dei consumi. A frenare parte dell’espansione internazionale sono però le crisi geopolitiche, che complicano il trasporto marittimo verso Asia e Paesi terzi.

Per Murcia resta infine decisiva la questione idrica. Il comparto chiede certezze sul futuro del trasferimento Tajo-Segura e sull’eventuale compensazione con acqua desalinizzata. Senza risposte prima dei tagli, il rischio è di programmare la campagna nell’incertezza. (fp)