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giovedì 18 marzo 2021


Toscana, la Consulta frena il Km zero. Fedagro: giusto così

“Ritengo che questa decisione della Corte Costituzionale possa rappresentare un esempio anche per le altre regioni e per tutta la realtà nazionale". Questo il commento di Aurelio Baccini, presidente di Fedagro Firenze, nonché vicepresidente Nazionale della Federazione sulla sentenza n. 31, pubblicata il 10 marzo 2021, della Corte Costituzionale nella quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale degli artt. 2, 3 e 4 della legge 10 dicembre 2019 n. 75 (Norme per incentivare l'introduzione dei prodotti a chilometro zero provenienti da filiera corta nelle mense scolastiche).

"La Giunta regionale - prosegue Baccini - finanziava progetti pilota presentati da soggetti appaltanti che nella refezione collettiva scolastica garantivano che la fornitura dei pasti nelle mense scolastiche doveva provenire, per almeno il 50 per cento, da prodotti a chilometro zero provenienti da filiera corta. Tale decisione, impugnata anche dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, non avrebbe garantito il libero mercato e la concorrenza delle altre imprese italiane ed europee. Pur riconoscendo il valore dei prodotti di filiera a km 0, la semplice origine regionale non garantirebbe che gli stessi siano realmente a km 0 e che il loro trasporto abbia una minore incidenza negativa sull’ambiente". 

"Dare priorità a prodotti agricoli o trasformati entro i confini amministrativi della regione Toscana o che provengono da filiere produttive caratterizzate al massimo da un intermediario tra il produttore e la stazione appaltante, come definito dalla legge regionale - fa presente Baccini in una nota della Fedagro - escluderebbe inoltre una parte considerevole degli attori della categoria che non commercializzano questi beni, creando delle vere e proprie situazioni di discriminazione e di disparità. Per questi motivi - conclude - è importante prendere spunto da quest’esperienza per rimodulare il dibattitto sui farmers markets e sui prodotti a km 0, i quali devono essere promossi allo stesso modo degli altri beni prodotti o commercializzati dagli altri attori dell’agroalimentare”.



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