Arancia rossa, la concorrenza non aspetta più la Sicilia

Sudafrica e Australia sono già sugli scaffali italiani con prodotto pigmentato, mentre cresce l’interesse anche in Spagna

Arancia rossa, la concorrenza non aspetta più la Sicilia

Mancano ancora un paio di mesi all’avvio della campagna italiana dell’arancia rossa, uno dei simboli dell’agrumicoltura siciliana. Eppure in diversi supermercati italiani i frutti pigmentati sono già comparsi, sfusi o confezionati in rete, con prezzi che oscillano indicativamente tra 3,15 e 4,50 euro/kg.

Produzione italiana extra-precoce? Nemmeno per sogno. Si tratta di arance provenienti dall’emisfero sud, soprattutto dal Sudafrica, mentre nei mercati all’ingrosso si incontra anche prodotto australiano. La logica commerciale è evidente: anticipare di alcuni mesi una delle referenze più riconoscibili dell’inverno italiano, proponendone l’equivalente controstagionale attraverso importatori nazionali o filiali italiane dei grandi operatori internazionali. Avendola trovata in più di un’insegna, non potevamo non acquistarla per capire che cosa arriva effettivamente al consumatore.

Tarocco fuori stagione: alla vista convince
La varietà indicata è Tarocco e, sul piano estetico, c’è poco da eccepire. Pezzatura, consistenza e colorazione esterna ricordano molto da vicino il prodotto che siamo abituati a vedere durante la stagione siciliana.

Più curioso il retro della confezione. Sulla rete da un chilo viene specificato che la buccia non è edibile e sono dichiarati trattamenti post-raccolta con fludioxonil, azoxystrobin e pyrimethanil, tutti principi attivi ad azione fungicida, oltre alla cera E903. 

Insomma, fuori dalla stagione italiana quella particolare attenzione alla buccia non trattata che accompagna sempre più spesso la comunicazione degli agrumi lascia spazio a esigenze evidentemente diverse, legate soprattutto alla conservabilità e ai lunghi trasferimenti.

Al taglio, però, arriva la prima sorpresa positiva. A eccezione di un frutto completamente arancione, gli altri presentano una pigmentazione interna piuttosto intensa, con tonalità rosse del tutto compatibili con ciò che ci si aspetterebbe da un Tarocco in piena stagione. E il gusto? Buona succosità, ma manca quella profondità aromatica e quell’intensità che caratterizzano i migliori prodotti siciliani. Il sapore rimane piuttosto piatto. Nulla di memorabile, ma per un consumatore medio il giudizio può tranquillamente essere accettabile.

Le arance rosse non sono più soltanto siciliane
Al di là dell’efficacia commerciale della singola referenza, il dato da registrare è un altro: in diverse aree del mondo stanno aumentando le produzioni di arance pigmentate, spesso partendo proprio da cultivar di origine italiana come Tarocco, Moro e Sanguinello. In Sudafrica uno degli areali interessati è Citrusdal, importante polo agrumicolo del Western Cape, dove l’escursione termica tra giorno e notte può favorire lo sviluppo della pigmentazione.

Lo stesso sta accadendo in Australia, in aree produttive come Riverina, nel Nuovo Galles del Sud, e Riverland, nell’Australia Meridionale, dove diversi operatori hanno investito nelle blood orange. E il fenomeno non riguarda soltanto l’emisfero sud. Anche la Spagna continua ad aumentare l’interesse verso le arance pigmentate, accompagnando lo sviluppo produttivo con un forte lavoro genetico e varietale. Il caso di Onix va esattamente in questa direzione.

Il risultato è che la finestra commerciale dell’arancia rossa si sta progressivamente allargando e, soprattutto, il prodotto pigmentato sta diventando una categoria globale. Per la Sicilia è una buona notizia, perché conferma la forza di un segmento costruito attorno a caratteristiche che il consumatore apprezza sempre di più. Ma è anche un avvertimento. Essere il territorio storicamente identificato con l’arancia rossa non significa avere il mercato in esclusiva. Quando Sudafrica, Australia, Spagna e altri Paesi iniziano a investire sulle stesse caratteristiche distintive, origine, qualità organolettica e riconoscibilità devono diventare ancora più forti. Perché la concorrenza, ormai, non aspetta più l’inizio della campagna siciliana. (ga)