Ciliegie, campagna 2026 stravolta dal caldo (ma l'IGP di Vignola tiene il differenziale di prezzo)

Enrico Bucchi: “l’offerta concentrata ha ridimensionato i prezzi, ma rese più elevate e distintività del prodotto hanno sostenuto i soci”

Ciliegie, campagna 2026 stravolta dal caldo (ma l'IGP di Vignola tiene il differenziale di prezzo)

Già di suo la ciliegia non concede margini: si raccoglie, si lavora e si manda al mercato in tempi strettissimi. Se poi il clima accelera la maturazione e concentra l’offerta in pochi giorni, la gestione diventa una corsa contro il tempo. È da qui che va letta la campagna 2026, complicata da temperature elevate, calendari produttivi saltati e una sovrapposizione improvvisa tra diversi areali.

A fare il punto è stato Enrico Bucchi, direttore generale di Valfrutta Fresco, intervenuto durante l’incontro online Forum Tutto l’Anno, organizzato da Impresa Persona Agroalimentare. “Quando parlo di ciliegie parlo per circa due terzi di Ciliegia di Vignola IGP”, ha spiegato Bucchi. “È un prodotto che, nel nostro modello di gestione, ha tempi di sosta molto limitati non più di 36-48 ore”.

Il confronto con lo scorso anno è inevitabile. “Nel 2025 eravamo partiti con prezzi clamorosi, favoriti dalle gelate in Turchia e Grecia e dalle difficoltà produttive della Puglia. In quel momento le ciliegie del Nord Italia, tra Emilia e Trentino, erano praticamente le uniche disponibili e questo ci aveva consentito di portare a casa una campagna memorabile sotto ogni punto di vista”.

Quest’anno lo scenario è stato diverso. Nelle ultime settimane di maggio, soprattutto nell’area di Vignola, le temperature sono salite rapidamente, con massime di 32-33 gradi e minime notturne elevate. “Abbiamo avuto un andamento anomalo, con temperature molto alte già a fine maggio. Questo ha innescato una maturazione accelerata”, ha osservato Bucchi.

Nel frattempo, in Puglia, il clima inizialmente più mite ha rallentato l’avvio della raccolta, modificando i normali equilibri di calendario. “Di fatto c’è stata un’inversione. La Puglia è arrivata più tardi, Vignola ha accelerato e ci siamo trovati con una sovrapposizione importante. Come se non bastasse, è partito anche il Trentino in anticipo, sempre a causa delle alte temperature. Ultimo, ma non meno importante, è il ritorno a pieno regime dei concorrenti turchi e greci. Il risultato è stato un eccesso di offerta concentrato in pochi giorni”.

Dal punto di vista produttivo, quindi, l’annata è stata generosa e il gruppo Alegra, di cui Valfrutta Fresco fa parte, ha dovuto gestire picchi giornalieri molto elevati, con una pressione forte su conferimento, selezione e vendita. “Agrintesa ha registrato un record produttivo con oltre 3.000 tonnellate di prodotto certificato IGP e, dato il contesto, la gestione operativa ha rappresentato una bella sfida, superata con successo, per tutta la nostra filiera, dal conferimento alla selezione, dal confezionamento alla programmazione commerciale. Le rese in campo sono state superiori e la Ciliegia di Vignola IGP ha mantenuto un differenziale di prezzo importante: centrale, in questo senso sono state anche la distintività del brand e quella del prodotto, che si è presentato con un livello qualitativo davvero elevato”.

Elementi che, secondo Bucchi, hanno permesso di limitare gli effetti della pressione commerciale. “In un contesto difficile, siamo comunque riusciti a portare a casa un risultato soddisfacente per i nostri soci, che con rese più sostenute hanno equilibrato il ridimensionamento dei prezzi. Non era scontato, perché quando l’offerta si concentra così rapidamente il mercato viene messo sotto stress. A sostenere la nostra performance ha contribuito anche una richiesta da parte del mercato fin da subito molto elevata - e si conferma tale anche adesso -: come emerso dalla ricerca Nielsen che abbiamo presentato lo scorso anno, la ciliegia resta un frutto amatissimo dal consumatore. Siamo soddisfatti anche dell’andamento della produzione dei soci di Agrintesa dell’areale romagnolo, un segmento in crescita e di elevata qualità che oggi valorizziamo tramite il marchio Valfrutta Fresco e che è stata scelta per le più importanti premium private label nazionali”.

Guardando avanti, il nodo resta il clima. “Sarà sempre più arbitro e giudice delle nostre campagne”, ha sottolineato Bucchi. “Noi cerchiamo di contenere il rischio coprendo i ceraseti, ma dovremo investigare ulteriormente. Le coperture aiutano su pioggia e grandine, però l’eccesso di calore sta diventando un problema sempre più rilevante”.

Da qui la necessità di spingere sulla ricerca, non solo sul fronte varietale ma anche sulla gestione agronomica degli impianti. “Il Consorzio della Ciliegia di Vignola IGP sta lavorando anche attraverso il campo sperimentale. L’obiettivo è migliorare l’adattabilità dei ceraseti alle nuove condizioni climatiche, perché quello che abbiamo visto quest’anno rischia di ripresentarsi”.

Sul piano commerciale, la lettura di Bucchi è altrettanto netta. “Il successo dell’IGP dimostra che progetti distintivi, fondati su qualità e territorialità, possono dare risultati anche nelle campagne complicate. Ma serve un’offerta organizzata, serve concentrazione del prodotto e servono attività di promozione e comunicazione. Ed è essenziale una solida programmazione commerciale: progetti come quello dell’IGP si costruiscono un mattone alla volta, nel tempo e con visione e lungimiranza. Quella visione e quella lungimiranza che sono state il segno distintivo di persone, in primis penso ad Andrea Bernardi, che hanno dedicato una vita intera a creare un modello di successo per i cerasicoltori del nostro territorio”. 

In altre parole, l’IGP non ha eliminato le difficoltà di una campagna segnata da caldo e sovrapposizioni produttive. Ha però consentito di difendere valore in un mercato più affollato del previsto. (fp)