Attualità
Cimice grigiastra o cimice asiatica, questo (era) il dilemma
In Sicilia segnalata la presenza della specie indigena che però non è pericolosa come quella esotica
In un articolo pubblicato su Georgofili.info, Santi Longo, professore dell’Università di Catania, ha ricordato come, già dalla primavera scorsa, gli agricoltori siciliani abbiano temuto di avere individuato nei loro frutteti la temuta cimice asiatica, Halyomorpha halys. Ma l’esame degli esemplari catturati nei sopralluoghi nei pereti, meleti e pescheti delle falde dell’Etna ha permesso di accertare che si trattava dell’indigena Rhaphigaster nebulosa.
La vaga somiglianza tra le due specie ha indotto in errore i frutticoltori, forse anche preoccupati di dovere affrontare il temibile fitomizo che sta creando numerosi problemi in molte regioni del Nord Italia.
La Cimice asiatica, che vive a spese di 300 piante ospiti, è infatti attualmente diffusa in Lombardia, Piemonte, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia. In Emilia Romagna, e nel Modenese in particolare, dove svolge due generazioni annue, l’anno scorso ha causato seri danni ai frutti con le punture di alimentazione che determinano la cascola o la malformazione delle mele, ovvero la comparsa di zone decolorate e depresse, necrosi e polpa spugnosa.
Fino al 2013 la specie era inserita nella lista di allerta dell’European and mediterranean plant protection organization (Eppo), dalla quale è stata cancellata e pertanto, allo stato attuale, non risultano iniziative specifiche di monitoraggio e controllo, da parte del servizio fitosanitario o da parte della Ue.
Dall’altra parte, anche l’indigena Rhaphigaster nebuosa sverna da adulto in ripari vari, sotto cortecce, nelle fessure dei tronchi e persino nelle abitazioni. Sono stati segnalati occasionali danni all’uva spina e al tabacco; mentre sulle nocciole, che gli adulti pungono, non si registrano danni di rilievo.
I nemici naturali della Cimice grigiastra sono rappresentati da Ditteri Tachinidi e Imenotteri Sceliondi che potrebbero concorrere al contenimento delle popolazioni della nuova arrivata Cimice asiatica.
Copyright 2016 Italiafruit News
La vaga somiglianza tra le due specie ha indotto in errore i frutticoltori, forse anche preoccupati di dovere affrontare il temibile fitomizo che sta creando numerosi problemi in molte regioni del Nord Italia.
La Cimice asiatica, che vive a spese di 300 piante ospiti, è infatti attualmente diffusa in Lombardia, Piemonte, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia. In Emilia Romagna, e nel Modenese in particolare, dove svolge due generazioni annue, l’anno scorso ha causato seri danni ai frutti con le punture di alimentazione che determinano la cascola o la malformazione delle mele, ovvero la comparsa di zone decolorate e depresse, necrosi e polpa spugnosa.
Fino al 2013 la specie era inserita nella lista di allerta dell’European and mediterranean plant protection organization (Eppo), dalla quale è stata cancellata e pertanto, allo stato attuale, non risultano iniziative specifiche di monitoraggio e controllo, da parte del servizio fitosanitario o da parte della Ue.
Dall’altra parte, anche l’indigena Rhaphigaster nebuosa sverna da adulto in ripari vari, sotto cortecce, nelle fessure dei tronchi e persino nelle abitazioni. Sono stati segnalati occasionali danni all’uva spina e al tabacco; mentre sulle nocciole, che gli adulti pungono, non si registrano danni di rilievo.
I nemici naturali della Cimice grigiastra sono rappresentati da Ditteri Tachinidi e Imenotteri Sceliondi che potrebbero concorrere al contenimento delle popolazioni della nuova arrivata Cimice asiatica.
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