Dal deserto un biostimolante che spinge le rese: fino a +50% nel pomodoro

La ricerca sperimenta il cianobatterio denominato Nostoc commune per aumentare la resilienza delle colture

Dal deserto un biostimolante che spinge le rese: fino a +50% nel pomodoro

Incremento della produttività nel pomodoro, maggiore sviluppo vegetativo nella lattuga e produzioni più stabili anche con meno acqua disponibile. Sono questi gli aspetti che emergono con maggiore interesse applicativo da uno studio internazionale coordinato dall’Università di Almería – riporta la rivista F&H -  che ha sviluppato un nuovo biostimolante naturale a partire da Nostoc commune, cianobatterio tipico dei suoli aridi.
Le prove sperimentali hanno riguardato due colture strategiche per l’orticoltura mediterranea. Nel caso della lattuga, il trattamento ha determinato un incremento del 20% del numero di foglie e un aumento della produzione complessiva del 27%. Ancora più marcati i risultati ottenuti sul pomodoro: le piante trattate hanno prodotto fino al 60% di frutti in più, con un incremento vicino al 50% del peso totale raccolto.
Dati che attirano l’attenzione soprattutto in una fase in cui molte aziende orticole stanno cercando strumenti per contenere gli effetti dello stress idrico senza compromettere rese e qualità commerciale.

Produzioni più elevate anche in condizioni di stress
Secondo i ricercatori, uno degli elementi più interessanti riguarda proprio la capacità delle colture trattate di mantenere performance produttive elevate anche in presenza di scarsità idrica o salinità elevata. In pratica, le piante riescono a sostenere crescita e allegagione limitando il calo produttivo tipico delle situazioni di stress.
Nel pomodoro, ad esempio, l’aumento del numero di frutti potrebbe tradursi in un vantaggio diretto sia per le produzioni da mensa sia per l’industria, soprattutto nelle aree dove le restrizioni irrigue stanno diventando strutturali. Nel caso della lattuga, invece, l’incremento della massa vegetativa e del numero di foglie rappresenta un parametro particolarmente rilevante sotto il profilo commerciale.

Come funziona il biostimolante
Il prodotto deriva dall’estrazione di composti bioattivi contenuti in Nostoc commune, microrganismo presente nelle biocroste dei terreni desertici. Per ottenere il biostimolante i ricercatori hanno coltivato il cianobatterio in fotobioreattori e successivamente lavorato la biomassa per isolare sostanze naturali come polisaccaridi, antiossidanti e fitormoni.
L’obiettivo è sfruttare i meccanismi che consentono a questi organismi di sopravvivere in ambienti estremi e trasferirne i benefici alle colture agrarie.
Dal punto di vista operativo, il formulato non contiene microrganismi vivi ma solo gli estratti funzionali, caratteristica che ne semplifica gestione e applicazione in azienda. I test hanno evidenziato particolare efficacia nella distribuzione fogliare, anche se il prodotto può essere utilizzato tramite irrigazione.

Verso le prove in pieno campo
Lo studio, pubblicato su Journal of Soil Science and Plant Nutrition, ha coinvolto anche Ifapa La Mojonera, la Stazione sperimentale delle zone aride (EEZA-CSIC) e l’Università di Roma Tor Vergata. Le sperimentazioni pilota sono state realizzate negli impianti Fertiglobal di Larderello, in Toscana. Dopo i risultati ottenuti in ambiente controllato, il prossimo step sarà la validazione in pieno campo su scala commerciale e l’estensione delle prove ad altre colture orticole e frutticole. Per il settore ortofrutticolo, il tema resta centrale: aumentare la resilienza delle coltivazioni mantenendo elevata la produttività in un contesto climatico sempre più instabile.