Dal campo
Italia sempre più anziana e meno popolata: cambiano anche le prospettive per i consumi
Le nuove previsioni demografiche dell’Istat delineano un’Italia destinata a perdere oltre 13 milioni di residenti nei prossimi 55 anni

Nello scenario mediano, dai 58,9 milioni di abitanti del 2025 si passerà a 55 milioni nel 2050 e a 45,8 milioni nel 2080. Una contrazione che, secondo l’Istituto ISTAT, appare sostanzialmente inevitabile in tutti gli scenari considerati.
Il fenomeno non sarà però uniforme sul territorio. Nel breve periodo il Nord rappresenta l’unica area del Paese in crescita, passando da 27,5 a 27,7 milioni di residenti tra il 2025 e il 2030. Successivamente anche il Nord entrerà in una fase di riduzione, ma con dinamiche più favorevoli rispetto al Centro e soprattutto al Mezzogiorno. Nel 2080 il Sud e le Isole potrebbero contare appena 12,3 milioni di residenti, oltre un terzo in meno rispetto al 2025.
A pesare è soprattutto il persistente squilibrio tra nascite e decessi. Le prime, dopo essersi mantenute intorno alle 355mila unità annue fino al 2030, sono previste in calo a 335mila nel 2050 e a 281mila nel 2080. I decessi, al contrario, saliranno dai 652mila del 2025 fino a un picco di 869mila nel 2058. Il saldo naturale resterà quindi negativo per l’intero periodo, mentre la componente migratoria, pur positiva, non sarà sufficiente a compensare il deficit.
Aree interne, meno popolazione e più anziani: cambia anche la geografia della domanda
La prevista contrazione demografica sarà più intensa nei territori periferici, dove entro il 2050 la popolazione potrebbe ridursi di oltre il 10% rispetto ai livelli attuali. Il fenomeno sarà particolarmente marcato nel Mezzogiorno. Per il sistema agroalimentare e distributivo si apre così una sfida legata alla capacità di garantire presenza, servizi e assortimenti adeguati anche in mercati caratterizzati da una domanda più ridotta e da una popolazione mediamente più anziana.
Più persone sole e famiglie più piccole
Nel 2050 in Italia ci saranno 11,6 milioni di persone che vivono sole, il 16% in più rispetto al 2025. La crescita riguarderà soprattutto le donne e, in particolare, la popolazione anziana: gli over 65 soli passeranno da 4,6 a 6,6 milioni. Una trasformazione che ridisegna la composizione delle famiglie e può incidere anche sulle abitudini di acquisto, favorendo una maggiore attenzione a praticità, conservabilità, porzionatura e facilità di consumo.
Demografia e lavoro, per le imprese una sfida sempre più legata alla disponibilità di manodopera
La crescita della partecipazione al lavoro non sarà sufficiente a neutralizzare gli effetti dell’invecchiamento e del calo demografico. Entro il 2050 gli italiani tra 15 e 64 anni diminuiranno di quasi 7 milioni e la forza lavoro scenderà da 24,8 a 21,4 milioni di persone. L’aumento dell’attività femminile e il maggiore coinvolgimento delle fasce di età mature potranno attenuare la contrazione, ma non eliminarla. Per il sistema produttivo si profila quindi una sfida strutturale: meno persone disponibili sul mercato del lavoro e una crescente necessità di valorizzare le risorse oggi meno partecipi, a partire dalle donne e dai lavoratori più anziani.
Per il mondo agroalimentare il cambiamento demografico rappresenta dunque un fenomeno strutturale, destinato a modificare nel tempo la composizione della domanda e le modalità di acquisto. Non si tratterà soltanto di vendere a meno persone, ma di rispondere a esigenze differenti, legate all’età, alla composizione dei nuclei familiari e alla crescente distanza tra territori. La capacità di adattare assortimenti, formati e servizi potrebbe diventare sempre più decisiva per mantenere competitività. (im)
Fonte: Istat


















