Dal campo
Italia sempre più dipendente dall'estero per l'ortofrutta: il deficit supera 106 milioni di euro
Il passivo era di appena 16,7 milioni nello stesso periodo del 2025

Il segno rosso comparso nel primo semestre 2026 si fa ancora più intenso. Nei primi sette mesi del 2026 il saldo commerciale dell’ortofrutta italiana scende a -106,6 milioni di euro, contro i -16,7 milioni dello stesso periodo del 2025. A volume il disavanzo raggiunge 267.582 tonnellate, rispetto alle 180.280 di un anno prima.
È quanto emerge dalle elaborazioni del Monitor Ortofrutta Agroter su dati Istat, che aggiornano a luglio un quadro già diventato negativo a giugno. Proprio alla fine del primo semestre il saldo a valore aveva cambiato segno, passando dai +59,1 milioni del 2025 a -20,4 milioni nel 2026 (Clicca qui per approfondire). Con luglio il passivo economico si amplia quindi ulteriormente, mentre quello a volume si riduce rispetto ai quasi 300 mila tonnellate registrati a fine giugno, pur restando nettamente peggiore rispetto all’anno precedente.

Export giù di 57 mila tonnellate, import ancora in crescita
Tra gennaio e luglio le esportazioni italiane di ortofrutta si fermano a 2,219 milioni di tonnellate, il 3% in meno rispetto ai 2,276 milioni del 2025: in termini assoluti mancano 57.065 tonnellate. Nello stesso periodo le importazioni salgono da 2,456 a 2,487 milioni di tonnellate, +1%, pari a 30.237 tonnellate aggiuntive. Il risultato delle due dinamiche porta il deficit a volume a -267.582 tonnellate, con un peggioramento del 48% su base annua.
Tra le macrocategorie, gli agrumi mostrano lo squilibrio più evidente: export in calo del 16%, a 137.126 tonnellate, e import in crescita del 21%, fino a 249.811 tonnellate. La frutta fresca continua invece ad aumentare leggermente le spedizioni, +1% a 1,248 milioni di tonnellate, ma gli acquisti dall’estero crescono più rapidamente, +8%. In aumento anche l’import di frutta secca (+10%) e tropicale (+2%), mentre l’export delle due categorie perde rispettivamente il 2 e il 19%. Unica grande voce in cui gli acquisti esteri arretrano sono legumi e ortaggi: -7% a volume, anche se contemporaneamente le esportazioni diminuiscono del 4%.

A valore l’export cresce, ma non abbastanza
Il quadro cambia solo in parte passando dagli ettari di merce agli euro. L’export ortofrutticolo italiano cresce infatti del 3%, passando da 3,697 a 3,806 miliardi di euro: 109,4 milioni in più. Ma l’import aumenta quasi del doppio in termini assoluti: +199,3 milioni di euro, da 3,714 a 3,913 miliardi, pari a un incremento del 5%. Da qui il forte allargamento del deficit: -106,6 milioni contro -16,7 milioni, quasi 90 milioni di passivo aggiuntivo in dodici mesi.
Anche in questo caso le differenze fra categorie sono marcate. Legumi e ortaggi migliorano nettamente il proprio saldo, con export a +2% e import a -13%. La frutta fresca cresce del 2% in uscita, raggiungendo 1,837 miliardi, ma l’import sale del 6%. Negli agrumi le esportazioni perdono il 5% mentre gli acquisti esteri avanzano del 17%. La frutta tropicale combina export a -12% e import a +5%. La frutta secca, infine, mette a segno un forte +26% nell’export, ma continua a pesare molto sul fronte opposto: gli acquisti dall’estero raggiungono 1,428 miliardi di euro, +16%.

Focus prodotti: dove scende l’export e sale l’import
Nel dettaglio per prodotto, il Monitor ha scelto di mettere sotto osservazione soprattutto le referenze che presentano contemporaneamente i segnali più critici: una contrazione delle esportazioni italiane e un aumento delle importazioni. Non quindi una classifica dei prodotti più esportati, ma una selezione utile a individuare dove il riequilibrio tra prodotto nazionale e merce in entrata appare più evidente.
Il caso più pesante resta quello delle pere. Le esportazioni crollano del 40% a volume, da 26.407 a 15.959 tonnellate, mentre le importazioni aumentano del 20%, arrivando a 78.978 tonnellate. La dinamica si conferma a valore: export -35%, fermo a 28,6 milioni di euro, contro import in crescita del 18% a oltre 120 milioni. Molto netto anche il dato delle arance: -22% a volume nelle esportazioni e +28% nelle importazioni; a valore il confronto è rispettivamente -17% e +25%.

Per pesche e nettarine, nei primi sette mesi le quantità spedite all’estero diminuiscono del 18%, a 20.957 tonnellate, mentre quelle importate salgono del 24%, superando le 42 mila. Ancora più pesante l’export a valore, -24%, contro un +17% dell’import. Stesso schema per clementine e mandarini: export -14% a volume e import +35%. A valore le vendite estere rimangono sostanzialmente stabili, mentre gli acquisti aumentano del 33%. Anche i cachi segnano -14% nelle quantità esportate e +21% in quelle importate. Per i limoni, invece, il calo dell’export a volume è limitato al 2%, ma le importazioni crescono del 30%. E sul valore emerge una particolarità: l’export aumenta del 19%, ma l’import corre addirittura del 51%.
Non tutti i prodotti del focus presentano una contemporanea contrazione dell’export. Uva, nocciole e mirtilli sono stati inseriti soprattutto per evidenziare la forte crescita degli acquisti dall’estero, particolarmente marcata a valore. L’uva registra importazioni in aumento del 31% a volume e del 30% a valore, fino a 65,9 milioni di euro. Per le nocciole l’incremento è dell’11% nelle quantità, ma balza al 50% a valore, raggiungendo 365,5 milioni di euro. Anche i mirtilli aumentano gli arrivi dall’estero: +9% a volume e +18% a valore, per 94,6 milioni di euro.
È un segnale diverso rispetto a pere, arance o pesche e nettarine, ma altrettanto significativo: anche dove l’export italiano tiene o cresce, la domanda di prodotto estero sta aumentando a ritmi sostenuti e, in alcuni casi, con una dinamica a valore decisamente superiore a quella dei volumi.

Il quadro dei primi sette mesi conferma quindi la tendenza già emersa a giugno, ma con un segnale ancora più forte sul fronte economico: l’Italia continua a valorizzare meglio una parte del proprio export, ma contemporaneamente compra dall’estero più merce e soprattutto la paga di più. Il risultato è un saldo commerciale che, dopo essere diventato negativo, per il momento continua ad allargarsi. (im)



















