Ortofrutta, primo semestre da importatori netti: saldo negativo anche a valore

Il saldo passa da +59,1 milioni nel primo semestre 2025 a -20,4 milioni nel 2026, con un disavanzo a volume vicino a 300mila tonnellate

Ortofrutta, primo semestre da importatori netti: saldo negativo anche a valore

Il mese di giugno cambia il segno del commercio estero ortofrutticolo italiano. Nei primi cinque mesi dell’anno il saldo a valore era ancora positivo, anche se in netto ridimensionamento. Con l’aggiornamento a gennaio-giugno 2026, invece, l’ortofrutta italiana scivola in negativo: l’import supera l’export non solo a volume, ma anche a valore.

È quanto emerge dalle elaborazioni del Monitor Ortofrutta Agroter su dati Istat, che confermano una tendenza ormai evidente: l’export italiano tiene nei valori, ma perde quantità; l’import continua invece a crescere, soprattutto sul piano economico. Il risultato è un peggioramento netto del saldo commerciale.

Il saldo cambia segno
La fotografia più cruda arriva dal saldo complessivo. A volume, il disavanzo passa da -195.946 tonnellate nel primo semestre 2025 a -297.478 tonnellate nello stesso periodo del 2026. Il peggioramento è del 52%.

Ancora più significativo il dato a valore: il saldo, che nel periodo gennaio-giugno 2025 era positivo per 59,1 milioni di euro, nel 2026 diventa negativo per 20,4 milioni. Una variazione del -135% che segna il passaggio da avanzo a deficit.

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Volumi: export giù, import in aumento
La lettura per macrocategorie a volume chiarisce da dove nasce il peggioramento. Le esportazioni complessive scendono da 1,959 milioni a 1,893 milioni di tonnellate, pari a un calo del 3%. In valore assoluto sono 66.285 tonnellate in meno.

L’import, al contrario, cresce da 2,155 milioni a 2,190 milioni di tonnellate, con un aumento del 2%, pari a 35.247 tonnellate aggiuntive. Il saldo peggiora quindi per una doppia spinta: meno prodotto esportato e più prodotto importato.

Tra le categorie, gli agrumi restano il punto più critico: export in calo del 15% e import in crescita del 29%. La frutta fresca arretra leggermente in uscita, -1%, ma cresce del 6% in entrata. In flessione anche la frutta tropicale esportata, -13%, a fronte di import ancora in crescita. I legumi e ortaggi calano su entrambi i fronti, mentre la frutta secca aumenta sia in export sia in import.

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A valore l’export cresce, ma l’import corre di più
Sui valori il quadro sembra meno negativo solo a prima vista. L’export ortofrutticolo italiano sale da 3,191 a 3,332 miliardi di euro, con un incremento del 4%. È un segnale di tenuta commerciale, soprattutto se letto insieme al calo dei volumi.

Il problema è che l’import cresce di più: da 3,132 a 3,353 miliardi di euro, pari a un +7%. In termini assoluti, l’export aumenta di 141,3 milioni, mentre l’import cresce di 220,8 milioni. Da qui il sorpasso e il saldo negativo.

I legumi e ortaggi restano la categoria più solida, con export a 1,295 miliardi (+3%) e import in calo del 12%. La frutta fresca cresce del 3% in uscita, ma anche del 7% in entrata. La frutta secca accelera forte nell’export, +37%, ma resta pesantissima sull’import, che arriva a 1,176 miliardi (+18%). Gli agrumi confermano invece lo squilibrio: export -3%, import +32%.

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Kiwi e cocomeri in spinta, pere sempre più giù
Nel dettaglio dei prodotti a volume, le mele restano il primo prodotto dell’export italiano, con 565.550 tonnellate spedite all’estero, anche se in calo del 5% rispetto al 2025. L’import scende del 26%, fermandosi a 8.091 tonnellate.

Il kiwi continua a muoversi in direzione opposta rispetto a molte altre referenze: export a 155.656 tonnellate, +12%, e import in calo del 4%. Stessa crescita a volume per i cocomeri, che salgono a 146.034 tonnellate esportate, con import in flessione del 6%.

Sul fronte opposto, il dato più pesante resta quello delle pere: export giù del 40%, da 26.407 a 15.959 tonnellate, mentre l’import cresce del 20%. Male anche le arance, con esportazioni in calo del 22% e import in crescita del 28%. Le pesche e nettarine arretrano del 18% in export e vedono aumentare del 24% gli acquisti dall’estero.

In calo anche brassiche, patate, pomodori e limoni sul fronte delle quantità esportate, sebbene con intensità diverse. Per le patate, va segnalato che l’import diminuisce del 6%, ma resta comunque sopra le 506 mila tonnellate.

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A valore brillano kiwi, limoni e pomodori
La lettura a valore conferma il ruolo trainante del kiwi, che passa da 361,7 a 422,9 milioni di euro di export, con un incremento del 17%. Le mele arretrano appena dell’1%, ma restano su livelli molto elevati: 672,9 milioni di euro.

Bene anche i cocomeri, che crescono del 10% a valore, arrivando a 102,9 milioni, e i pomodori, che salgono del 10% in export, fino a 161,4 milioni. Da segnalare pure i limoni, con esportazioni in aumento del 19%, a 82 milioni di euro. In questo caso, però, l’import corre ancora di più: +51%, oltre i 51 milioni.

Le pere confermano la crisi anche a valore: export in calo del 35%, da 43,9 a 28,6 milioni, mentre l’import cresce del 18% e arriva a 120,2 milioni. Le arance scendono del 17% in export e crescono del 25% in import. Per pesche e nettarine, vendite estere giù del 24% e acquisti dall’estero su del 17%. (im)