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Commercio estero, il kiwi corre mentre pere e arance crollano
Nei primi cinque mesi il kiwi cresce del 14% a volume e del 19% a valore; al contrario, le pere perdono il 38% a volume e le arance il 19%

Un mese di dati in più non cambia la traiettoria del commerico estero di ortofrutta nazionale: semmai la rende più netta. Nei primi cinque mesi del 2026 il commercio estero dell'ortofrutta italiana conferma una doppia velocità. L'export continua a crescere a valore, ma arretra nei volumi; l'import resta stabile a volume, ma corre di più in valore. Il risultato è un saldo commerciale che peggiora su entrambi i fronti. Lo confermano le elaborazioni del Monitor Ortofrutta Agroter su dati Istat relativi al periodo gennaio-maggio, a confronto tra 2025 e 2026. L'Italia continua a esportare più valore di quanto ne importi, ma l'avanzo si assottiglia in modo sensibile. E sul piano delle quantità, il disavanzo si allarga ancora.
Il saldo perde terreno
La fotografia complessiva parla chiaro. A volume, il saldo commerciale dell'ortofrutta italiana passa da -199.828 tonnellate nei primi cinque mesi del 2025 a -268.708 tonnellate nello stesso periodo del 2026: un peggioramento del 34%.
Anche a valore il segnale è negativo, pur restando in territorio positivo: l'avanzo scende da 143,5 a 89,3 milioni di euro, con una flessione del 38%. Il margine, insomma, si assottiglia: l'Italia vende ancora valore all'estero, ma compra sempre di più, e a prezzi più alti.

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Volumi: export giù, import stabile
La lettura per macrocategorie a volume spiega bene il deterioramento del saldo. Le esportazioni complessive scendono da 1,632 milioni a 1,565 milioni di tonnellate, un -4% che in valore assoluto significa 66.766 tonnellate in meno rispetto al 2025.
L'import, al contrario, resta sostanzialmente stabile: da 1,832 a 1,834 milioni di tonnellate, un incremento minimo di appena 2.113 tonnellate. Il problema, quindi, non è un'esplosione delle quantità acquistate dall'estero, ma il calo di quelle vendute.
Tra le categorie arretrano i legumi e ortaggi nell'export, da 654.884 a 626.900 tonnellate (-4%), ma cala anche l'import (-8%). Più critica la dinamica degli agrumi, con l'export che scende del 14% mentre l'import sale del 33%. La frutta fresca perde il 2% nelle vendite estere e guadagna il 6% negli acquisti dall'estero. La frutta secca cresce su entrambi i fronti, mentre la tropicale resta strutturalmente sbilanciata sull'import, vicino alle 492mila tonnellate.

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A valore l'export cresce, ma l'import di più
Sui valori il quadro sembra migliore, ma solo in apparenza. L'export ortofrutticolo italiano passa da 2,724 a 2,860 miliardi di euro, +5%: un dato che conferma la buona capacità di valorizzazione sui mercati esteri, nonostante il calo dei volumi.
Il problema è che l'import corre di più: da 2,580 a 2,770 miliardi di euro, +7%. In termini assoluti l'export guadagna 136,2 milioni, l'import ne guadagna 190,4. Da qui la riduzione dell'avanzo commerciale.
I legumi e ortaggi restano la categoria più solida: export a 1,190 miliardi (+3%) e import in calo del 13%. La frutta fresca cresce in uscita del 4%, ma anche in entrata del 9%. La frutta secca segna la performance più forte nell'export, +40%, ma pesa ancora sul fronte import, arrivato a 973,6 milioni (+20%). Gli agrumi confermano la fase più delicata: export a -3%, import a +36%.

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Kiwi in spinta, pere e arance in affanno
Nel dettaglio dei prodotti a volume, le mele restano il pilastro dell'export italiano: 498.961 tonnellate esportate, comunque in calo del 6% sul 2025. L'import si riduce invece del 34%, fermandosi a 6.083 tonnellate.
Molto positiva la dinamica del kiwi, che passa da 133.511 a 152.179 tonnellate esportate (+14%), mentre l'import arretra del 3%. È una delle combinazioni più favorevoli dell'intero paniere: più prodotto venduto all'estero e meno dipendenza dagli acquisti oltreconfine.
Sul fronte opposto pesano i dati di pere e arance. Le pere crollano nell'export a volume, da 23.852 a 14.679 tonnellate (-38%), mentre l'import cresce del 14%. Le arance perdono il 19% nelle spedizioni estere e vedono l'import salire del 35%, superando le 100mila tonnellate.
In calo anche le patate nell'export (-16%), pur con un import in flessione (-7%) che resta comunque molto elevato, sopra le 460mila tonnellate. I pomodori arretrano dell'8% in uscita e del 4% in entrata. Vanno bene invece le fragole, con l'export a volume in crescita del 12%, e le nocciole, +11% in uscita, anche se l'import continua a salire (+16%).

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A valore brillano kiwi, limoni e nocciole
La lettura a valore conferma il ruolo trainante del kiwi, che sale da 345,9 a 412,5 milioni di euro (+19%). Le mele, pur in leggero arretramento, restano su livelli molto alti: 590,2 milioni di euro di export, appena l'1% in meno rispetto al 2025.
Da segnalare i limoni, che crescono del 18% a valore nelle esportazioni, arrivando a 71,3 milioni, ma con un import in aumento del 59%. I pomodori salgono del 9% in export, fino a 151,2 milioni, ma anche qui l'import corre, +27%.
Le nocciole registrano l'accelerazione più forte: export a valore da 59,2 a 105,9 milioni di euro, +79%. Ma la categoria resta fortemente esposta agli acquisti dall'estero, saliti a 301,2 milioni (+56%).
Il dato più debole resta quello delle pere: export a valore in calo del 36%, da 41,4 a 26,4 milioni, mentre l'import cresce del 16% e supera i 113 milioni. Anche le arance confermano il cambio di equilibrio: vendite estere a -15%, acquisti dall'estero a +36%.


















