Le piogge non bastano: i suoli del Nord restano in deficit idrico

A fine ottobre l'acqua nel terreno è inferiore del 33% rispetto allo stesso periodo del 2025

Le piogge non bastano: i suoli del Nord restano in deficit idrico

Nonostante le piogge siano tornate a interessare l’Italia, anche con eventi di forte intensità, la riserva d’acqua presente nei terreni non ha ancora recuperato i livelli dello scorso anno. Nella settimana dal 20 al 26 ottobre, il contenuto d’acqua nel suolo del Nord Italia è risultato inferiore del 33% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 41% rispetto al 2024. È quanto emerge dall’analisi condotta da Finapp - PMI innovativa nata nel 2019 come spin-off del Dipartimento di Fisica Nucleare Applicata dell’Università di Padova - su un campione complessivo di 35 sonde che, utilizzando i raggi cosmici per rilevare l’umidità nel terreno, sono state installate su terreni non irrigati1 (di cui 24 al Nord e 11 distribuite tra Centro, Sud e Isole). Il confronto con il 2025, effettuato sulle 17 sonde settentrionali con dati disponibili per entrambi gli anni, evidenzia un deficit idrico in tutti i siti analizzati. 

Nord Italia: il deficit più marcato in Emilia-Romagna
Tra le aree monitorate del Nord, il confronto con il 2025 evidenzia un divario del 44% in Emilia-Romagna, del 34% in Veneto e del 20% nel Nord-Ovest, che comprende Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta. Le percentuali indicano differenze relative del contenuto d’acqua nel suolo, non una misura diretta delle precipitazioni o delle risorse idriche complessive dei territori. Il deficit osservato a fine ottobre si inserisce in un quadro di persistente carenza idrica già documentata dalle sonde Finapp durante un’estate particolarmente calda e asciutta. Secondo l’Istituto per la bioeconomia del CNR2, quella del 2026 è stata l’estate più calda in Italia nella serie analizzata dal 1950, con una temperatura media nazionale di 24,3°C, contro i 23,6°C del 2003. Il contenuto d’acqua presente nei siti settentrionali monitorati da Finapp, tra giugno e agosto, è risultato inferiore del 28% rispetto allo stesso trimestre del 2025, con uno scarto del 33% ad agosto. Il confronto estivo per area indica dunque un -30% in Emilia-Romagna, -25% in Veneto e -31% nel Nord-Ovest.

Dalla fine dell’estate alla settimana compresa tra il 20 e il 26 ottobre di quest’anno, il recupero del contenuto d’acqua nei siti del Nord è stato dell’11%: sostanzialmente nullo in Emilia-Romagna, pari al 7% in Veneto e al 35% nel Nord-Ovest. Nelle 13 stazioni settentrionali dotate di pluviometro, l’analisi preliminare indica inoltre precipitazioni estive pari a circa un terzo di quelle del 2025. “Dopo un’estate così, guardare il cielo non basta: bisogna guardare sotto i piedi”, ha dichiarato Angelo Amicarelli, CMO e co-founder di Finapp. “Un temporale fa notizia, ma è l’acqua che resta nel terreno a decidere come partiranno le colture e quanta acqua avremo la prossima primavera. Oggi i nostri sensori ci dicono che al Nord il suolo è ancora in rosso rispetto a un anno fa: servono settimane di piogge regolari, non pochi giorni di nubifragi”.

Le piogge recenti non cancellano il deficit accumulato
La risposta dei terreni ai recenti eventi conferma come il ritorno delle precipitazioni non coincida automaticamente con il ripristino della riserva idrica. Nelle 9 stazioni settentrionali che, nel periodo analizzato, hanno registrato oltre 20 millimetri di pioggia con una precipitazione media di 53 millimetri, il contenuto d’acqua nel suolo è inizialmente aumentato di circa 7 punti percentuali per poi tornare a diminuire. La stima preliminare indica che, nel momento di massimo aumento dell’acqua nel suolo, solo poco più di un terzo della pioggia misurata si ritrova nei primi 50 centimetri di terreno, fondamentali per l’agricoltura. La parte restante può essere scorsa in superficie, penetrata più in profondità oppure tornata in atmosfera attraverso l’evaporazione e la traspirazione delle piante.Il quadro trova riscontro, pur con indicatori e scale differenti, nei dati dell’Osservatorio ANBI3 sulle risorse idriche del 22 ottobre: a Savona sono stati registrati quasi 300 millimetri di pioggia in 24 ore, il riempimento del Lago Maggiore è cresciuto dal 18% al 52,7% in due giorni, mentre la portata del Po a Pontelagoscuro si attestava ancora al 63% sotto la media storica. Sono grandezze logicamente diverse dalle misurazioni dell’umidità dei terreni, ma che concorrono a descrivere una risposta idrologica non uniforme agli eventi piovosi.

Sud, Isole e Centro: un recupero differenziato
Nei 9 siti monitorati al Sud e nelle Isole, l’acqua nel suolo è aumentata del 115% dalla fine dell’estate, dopo che in alcune stazioni di Calabria e Sardegna erano stati segnalati valori particolarmente bassi. Nonostante il recupero, nella settimana dal 20 al 26 ottobre il contenuto d’acqua è rimasto inferiore del 16% rispetto allo stesso periodo del 2025, con uno scarto del 7% registrato durante l’estate. Anche nelle Marche, dove Finapp monitora due siti attivi da marzo 2026, si registra un recupero del 49% rispetto alla fine dell’estate. 

Clima e alta pressione: cosa dice la ricerca scientifica
Al di là delle oscillazioni di una singola stagione, il deficit idrico dei suoli si inserisce in un contesto climatico influenzato sia dall’aumento delle temperature sia dai cambiamenti della circolazione atmosferica. Uno studio pubblicato nel luglio 2026 su Nature Geoscience4, rileva che tra il 1980 e il 2024 le condizioni anticicloniche estive sono diventate più frequenti sul Mediterraneo e sull’Europa centrale. Gli autori della ricerca stimano che i cambiamenti della circolazione abbiano contribuito per circa il 55% al calo dell’umidità estiva nei suoli europei delle medie latitudini e per il 42% all’aumento del deficit di pressione di vapore, indicatore della domanda evaporativa dell’atmosfera. La presenza di promontori anticiclonici subtropicali, anche di matrice nordafricana, può favorire l’afflusso di aria calda, una maggiore stabilità atmosferica e minori occasioni di pioggia. Insieme alle temperature elevate, queste condizioni possono intensificare la richiesta di acqua dell’atmosfera e accelerare l’inaridimento dei suoli.

Misurare il suolo per gestire meglio l’acqua
I rilievi effettuati dalle sonde Finapp evidenziano l’importanza di affiancare al monitoraggio delle precipitazioni anche quello dell’acqua effettivamente presente nel terreno. Per l’agricoltura e la gestione delle risorse idriche, seguire nel tempo l’evoluzione della riserva idrica del suolo consente di valutare la disponibilità d’acqua per le colture e le condizioni che possono favorire la successiva ricarica delle falde. L'evoluzione delle prossime settimane dipenderà dalla continuità delle precipitazioni e dalla risposta dei diversi terreni. Per valutare il superamento del deficit accumulato, dunque, non sarà sufficiente misurare quanta pioggia cadrà complessivamente, né saranno sufficienti temperature anche sotto media se affiancate ad alta pressione costante. Occorrerà, invece, verificare quanta acqua tornerà effettivamente disponibile nel suolo. (im)

Fonte: Ufficio stampa Finapp