Attualità
Manovra 2026: segnali positivi per l’agricoltura italiana, ma manca visione di lungo periodo
Il comparto guarda al nuovo anno chiedendo misure strutturali per redditività e competitività

La Legge di Bilancio approvata dal Senato ottiene un’accoglienza complessivamente prudente dal mondo agricolo. Le principali organizzazioni di rappresentanza del settore riconoscono alcuni interventi positivi, in particolare sul fronte fiscale, degli investimenti e della semplificazione, ma concordano nel sottolineare la mancanza di una visione strategica di medio-lungo periodo capace di sostenere realmente la competitività delle imprese agricole e il reddito dei produttori. Tra apprezzamenti e critiche, emerge la richiesta comune di politiche più strutturali e di risorse adeguate per affrontare le sfide economiche, ambientali e sociali che attendono il comparto.
"Con questa legge di Bilancio continuiamo a dare risposte concrete al settore primario. In questi anni l'agricoltura italiana si è distinta per i buoni risultati economici e la capacità di risposta del comparto ad un mondo che cambia velocemente. Questo lo dobbiamo sicuramente al lavoro quotidiano degli agricoltori e dei pescatori, ma anche alle politiche pubbliche che si sono dimostrate utili a garantire crescita sostenuta e la prospettiva di un futuro prospero. Dall'inizio del mandato il Governo ha reso disponibile oltre 15 miliardi di euro di investimenti per il settore primario che ha anche attratto 10 miliardi di euro di investimenti privati nel 2025. Con questa legge continuiamo in questo solco e garantiamo le misure che hanno permesso all'agricoltura italiana di diventare la prima per valore aggiunto a livello europeo". Così il Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

Manovra: Cia, accolti nostri correttivi. Agricoltura merita visione politica più forte
Per misure e risorse, una legge di Bilancio debole per l’agricoltura. Su credito d’imposta, Zes Agricola e lavoro occasionale, il comparto ottiene gli aggiustamenti che Cia aveva lungamente sollecitato, ma è lontana una visione politica all’altezza delle sfide agricole che vorrebbero l’Italia al timone di un vero cambio di passo, sia in Europa che a livello internazionale. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, sulla finanziaria approvata dal Senato con il voto di fiducia, e giudicata per il settore troppo prudente e poco coraggiosa.
“L’agricoltura meritava un impianto complessivo più organico e strategico a tutela del reddito degli agricoltori e a sostegno della competitività delle imprese -continua Fini- non correttivi, sebbene sostanziali, su interventi già collaudati. E rispetto alle precedenti manovre, mancano all’appello risorse e misure importanti. Di questo passo si resta sempre fermi alle norme utili e non si fa mai spazio a una strategia di medio-lungo periodo con veri investimenti sul futuro”.
Detto questo, Cia è soddisfatta dell’eliminazione, dall’art. 26, del divieto di compensazione dei crediti d’imposta con i contributi previdenziali e assistenziali, una misura fondamentale per il recupero di liquidità delle imprese, non solo agricole. Atteso anche il rifinanziamento della ZES Agricola, sebbene ancora limitato: l’integrazione per il 2025 e i nuovi fondi 2026 restano ampiamente al di sotto del fabbisogno minimo stimato dall’Agenzia delle Entrate. La stabilizzazione del lavoro agricolo occasionale va nella direzione della semplificazione, ma non basta a risolvere la crisi di manodopera. Cia insiste per un piano chiaro su lavoro, formazione e redditività, che incida sulle cause reali delle difficoltà delle imprese. Bene anche l’intervento sulle aziende faunistico-venatorie: si introduce un modello gestionale più coerente con le esigenze delle aree interne e che rafforza la multifunzionalità agricola. Inaccettabile, invece, il ritiro dell’emendamento sulla legalità del fiore di canapa industriale a basso THC: un settore da oltre 3mila imprese e più di 20mila posti di lavoro necessita ora di un tavolo di filiera, urgente, presso il Masaf. Di contro, a far ben sperare, è la proroga della sperimentazione in campo delle Tea fino a fine 2026 e la riduzione delle accise per i birrifici italiani: libererà quasi 5 milioni di euro per nuovi investimenti nei prossimi due anni. “Difendiamo l’agricoltura a Bruxelles e chiediamo rispetto con una Pac più forte ed equa, insistiamo sul principio di reciprocità sui mercati a salvaguardia della produttività e della qualità agroalimentare Made in Italy, ma dobbiamo anche mettere l’Italia agricola nelle condizioni di anticipare il cambiamento e guidarlo nei fatti -chiosa Fini-. Adesso la partita si sposta sul collegato agricolo ‘ColtivaItalia’ che auspichiamo possa dare risposte celeri e concrete al settore. La legge di Bilancio -conclude- ha perso l’occasione di dare l’esempio con scelte politiche più solide, risorse certe e una visione ampia, orientata davvero dall’anima agricola del Paese e dai suoi territori rurali”.

Confagricoltura, bene la cancellazione del divieto di compensazione dei crediti d'imposta
Con il via libera in Senato al voto di fiducia alla Legge di Bilancio, si delineano più chiaramente le misure che interessano il mondo agricolo. In attesa del passaggio definitivo alla Camera, Confagricoltura accoglie positivamente alcune misure presenti nel testo. Bene la cancellazione del divieto di compensazione dei crediti d’imposta con i debiti contributivi; e la proroga, entro i limiti stabiliti, dell’esenzione Irpef per i redditi dominicali ed agrari che hanno visto impegnata la Confederazione sin dall’inizio del percorso legislativo. Positive anche le misure sulla tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali e dei premi di produttività. Per i rinnovi sottoscritti nel 2024, nel 2025 e nel 2026, viene estensa l'applicazione dell'imposta sostituiva Irpef e viene alzato, da 28mila a 33mila euro, il limite entro il quale è applicabile l’imposta del 5%.
Bene, in tema di investimenti, l’incremento della dote finanziaria per il credito d’imposta ZES Sud per il 2025, e la sua proroga per il 2026. Per Confagricoltura si tratta di una misura importante, visto l’input che può dare all’apparato produttivo agricolo del Mezzogiorno e al suo sistema di imprese agricole. Invece, qualche sforzo in più poteva essere fatto sul rifinanziamento del credito d’imposta 4.0 per il settore primario. Il limite complessivo di spesa, infatti, risulta limitato a soli 2,1 milioni di euro. La Confederazione auspica che il rifinanziamento possa avvenire in uno dei prossimi provvedimenti legislativi. Particolarmente rilevanti, e frutto del lavoro sindacale di Confagricoltura, sono l’inserimento nei contratti di rete d’impresa agricoli della possibilità per le imprese partecipanti di cedere la quota di prodotto in natura originariamente assegnata agli stessi componenti della rete, e la conferma delle misure finanziarie per sostenere gli investimenti delle imprese e favorire l’accesso al credito.
Altre misure, sostenute dalla Confederazione, presenti in manovra riguardano l’alleggerimento riguardante gli obblighi di iscrizione al Registro per la tracciabilità dei rifiuti (Rentri) e l’operatività delle aziende faunistico-venatorie.

Copagri: diversi interventi positivi ma anche luci e ombre
“Il via libera del Senato porta in dote una manovra che per l’agricoltura risulta essere caratterizzata da diverse luci e alcune ombre; se, infatti, da un lato troviamo interventi certamente condivisibili e ampiamente caldeggiati dalla Copagri, dall’altro il Primario paga lo scotto dell’assenza di misure strutturali delle quali possano beneficiare direttamente i produttori agricoli del Paese, stretti nella morsa tra le incertezze legate al contesto internazionale, le sempre più frequenti ricadute del climate change e i continui rincari del costo dell’energia e dei fattori produttivi”. Lo afferma il presidente della Copagri Tommaso Battista, riponendo grandi attese nei contenuti del collegato agricolo, in cui verranno condensate le principali misure economiche a favore del comparto agricolo. “Tra le misure positive - osserva il presidente - figurano la proroga al 2026 della sperimentazione in campo delle Tecniche di Evoluzione Assistita-TEA, il rifinanziamento della ‘Nuova Sabatini’, misura che si è sempre contraddistinta quale propellente fondamentale per la competitività e che potrà contare su circa 650 milioni di euro per il 2026 e il 2027, così come l’introduzione di contributi a tasso agevolato per gli investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature, senza contare la riduzione e rimodulazione delle accise sulla birra, l’ampliamento della platea delle imprese agricole riconosciute come energivore, che permetterà di contenere l’impatto dei costi energetici, e il rinvio al 2027 di plastic tax e sugar tax”. “Di particolare rilevanza, poi, è l’atteso e auspicato intervento con cui è stata scongiurata la sospensione delle compensazioni fiscali tramite credito d’imposta con i versamenti previdenziali, assistenziali e assicurativi, che sarebbe andata a penalizzare pesantemente tutti i produttori agricoli che avevano investito in innovazione e sostenibilità”, prosegue Battista, esprimendo analoga soddisfazione per la conferma per il 2026 dei crediti di imposta per gli investimenti di Transizione 5.0, per il rifinanziamento della ZES unica agricola e per l’innalzamento delle percentuali del credito d’imposta fruibile per gli investimenti 2025. “A pesare sul Primario, però, è la carenza di interventi di carattere strutturale, a partire dal mancato esonero contributivo per coltivatori diretti e imprenditori agricoli under 40, fondamentale per favorire il ricambio generazionale e rendere il settore agricolo maggiormente attrattivo, scongiurando il graduale abbandono dei campi”, rimarca il presidente della Copagri, lamentando anche l’esiguità delle risorse destinate a supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. (aa)
Fonte: Ufficio stampa Masaf, Cia, Confagricoltura e Copagri



















