Dal campo
Meloni, campagna al via ma è sos manodopera
Con Salvatore Lotta (Agricola Campidanese) le previsioni sulla stagione

Con i primi stacchi avviati nell’areale siciliano e sardo, sta iniziando in questi giorni la campagna dei meloni italiani. All’orizzonte si affaccia però un grande problema, quello della manodopera, che influirà sui volumi raccolti e sui trend commerciali. Ne abbiamo parlato con Salvatore Lotta, direttore commerciale di Agricola Campidanese.

“Quest’anno le superfici in calo per i meloni sono ormai un dato di fatto sia per la nostra azienda che a livello nazionale – spiega Lotta a IFN – e si tratta prevalentemente di una conseguenza della scarsità di manodopera. I meloni richiedono diversi passaggi in campo prima della loro vendita ma le ‘mani’ disponibili sono sempre meno. Ecco perché abbiamo deciso di ridurre le superfici dedicate, anche considerato che l’investimento medio è di 15 mila euro per ettaro, senza contare le eventuali perdite dovute alle calamità climatiche”.
La riduzione delle superfici si riflette direttamente sui volumi disponibili e i risultati si vedono già con il retato, la prima tipologia in raccolta. “Il melone retato, infatti, è tra i frutti che necessitano di maggiore quantità di manodopera e, quindi, questa rappresenta una limitazione per le aziende produttrici. Ecco perché credo che in questa campagna potranno verificarsi buchi nel sistema produttivo”.
“A influire – continua - sarà anche il clima. Per esempio, la Sicilia sta anticipando la raccolta di almeno quindici giorni, date le temperature favorevoli: se continua così, tra fine maggio e i primi di giugno, ci sarà molto probabilmente un buco produttivo. Oggi anche in Sardegna le temperature sono favorevoli (siamo sui 25/26 gradi centigradi) e si sta verificando un anticipo sulla produzione; vedremo come evolverà la situazione e se la campagna potrà continuare in maniera lineare”.

Venendo al resto del calendario, da maggio inizierà la raccolta del Piel de Sapo mentre a giugno partiranno anche Majores e Corallo.
“Il Piel de Sapo si raccoglie solo una o due volte a settimana e necessita di meno manodopera – specifica Lotta - ecco perché molti produttori stanno puntando su questa tipologia. In generale, sto notando anche maggiori investimenti sull’anguria rispetto al melone proprio per le problematiche di manodopera. Reperire aiuti in campo al giorno d’oggi è molto difficile, a meno che l’azienda non sia strutturata e permetta ai suoi dipendenti di lavorare sul lungo periodo”.

Considerato che i volumi disponibili saranno inferiori a quelli dell'anno scorso, ci aspettiamo per lo meno un risultato commerciale brillante: “La sensazione è che i prezzi possano aumentare, se non altro per valorizzare il lavoro delle aziende produttrici, costrette a scontrarsi ogni giorni con l’assenza di manodopera e con costi di produzione sempre più alti”, specifica Lotta.
Allo stesso tempo, Agricola Campidanese riconosce l’importanza di una visione a lungo termine e sta investendo in ricerca: “Abbiamo diverse varietà in prova per meloni e angurie – conclude Lotta – con cui speriamo di poter affrontare le sfide future del mercato”. (am)
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