Pesche e nettarine, Apofruit scommette sul rilancio della categoria

Ernesto Fornari indica le leve per ridare slancio al prodotto: dal rinnovamento varietale all’Igp, fino a packaging e biologico

Pesche e nettarine, Apofruit scommette sul rilancio della categoria

Per pesche e nettarine il 2026 si profila come un’annata di recupero dei volumi per il gruppo Apofruit. A sottolinearlo, durante la diretta IFN dedicata alla categoria andata in onda la scorsa settimana (clicca qui per rivederla), è stato il direttore generale Ernesto Fornari, che ha tracciato il quadro della campagna in corso.

“Passeremo da una produzione dello scorso anno di circa 140 mila quintali a un’annata che dovrebbe attestarsi intorno ai 180 mila quintali, di cui il 70% rappresentato da nettarine e la restante parte da pesche gialle, con un calendario che va dal 15-20 maggio fino al 15-20 settembre. Ovviamente le criticità non mancano, tra patogeni diversi e strumenti di difesa sempre più limitati, ma negli anni abbiamo lavorato su più fronti per rilanciare una coltura che ci vede impegnati dal Nord al Sud Italia e che riusciamo a differenziare attraverso diverse linee”, ha spiegato Fornari.

Il primo tema resta quello della qualità, sempre più decisivo in una categoria che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con una progressiva selezione dei consumi. Per Apofruit il rinnovamento varietale rappresenta una delle leve principali, in particolare sulle nettarine, che oggi pesano in maniera significativa sia sulla produzione sia sulle preferenze del mercato.

“Stiamo lavorando su varietà nuove, scelte non solo per le caratteristiche di colorazione, tenuta, conservabilità e succosità, ma soprattutto per la bontà del prodotto. Credo che questa possa essere una delle chiavi di svolta per riavvicinare i consumatori. Le nettarine hanno ormai un peso molto importante, anche se nel mese di giugno la pesca gialla conserva ancora un certo appeal, mentre tra agosto e settembre la domanda di nettarine tende a essere più forte”, ha aggiunto Fornari.

Una lettura condivisa anche dalla distribuzione. Lorenzo Trovato, Product Manager MDD freschissimi e surgelati di Crai, ha infatti evidenziato come il tema non sia soltanto quantitativo, ma sempre più qualitativo.
“A mio avviso non stiamo assistendo semplicemente a una riduzione dei consumi, ma a un consumo più selettivo. Dai dati emerge un consumatore sempre più alla ricerca di un prodotto buono, saporito e coerente con le aspettative: compra meno, ma meglio, ed è molto sensibile anche al tema degli scarti. Per questo è fondamentale lavorare sulla riconoscibilità del prodotto a punto vendita, in modo che il cliente possa fidelizzarsi quando trova un prodotto all’altezza”, ha sottolineato Trovato.

Proprio sulla riconoscibilità Apofruit sta lavorando su più fronti, combinando origine, marchi di qualità, packaging e biologico. L’obiettivo è dare al consumatore strumenti più chiari per identificare il prodotto, valorizzando al tempo stesso le produzioni più distintive.
“Credo che l’Igp, come nel caso della Pesca e Nettarina di Romagna, possa rappresentare un volano importante. Poi c’è tutto il tema delle confezioni: non necessariamente grandi quantità, ma prodotto più selezionato, confezioni in cartone e soluzioni nuove, anche allungate, che possono aiutare il display e migliorare la presentazione a punto vendita. A questo si aggiunge il biologico, che per noi pesa circa il 25-30% e rappresenta un elemento importante di diversificazione. Tra Igp, marchi di qualità, nuove confezioni e biologico sono convinto che si possa ridare slancio alla categoria”, ha concluso Fornari. (lg)