Dal campo
Radicchio Tardivo di Treviso, al via la raccolta
Il presidente del Consorzio: «Buone rese e qualità, ma serve la pioggia»

Inizia in questi giorni la campagna del radicchio rosso tardivo di Treviso, che prevede il via alla raccolta proprio il 20 ottobre, in anticipo rispetto alle altre annate. Contrariamente al radicchio di Chioggia che ha visto dimezzare la produzione, quello di Treviso ha resistito alle alte temperature estive senza troppi danni, se non per il portafogli dei produttori, che hanno dovuto sostenere spese superiori per garantire l’irrigazione.
“Per il secondo anno consecutivo iniziamo la raccolta del radicchio tardivo è anticipata di una decina di giorni grazie alle varietà più precoci di questa tipologia, che permettono di mettere in commercio il prodotto già i primi di novembre”, racconta a IFN Andrea Tosatto, presidente del Consorzio di tutela del Radicchio Rosso di Treviso Igp, che si esprime in termini positivi riguardo alla campagna.

“Sia a livello di volumi che di qualità tutto lascia intendere che sarà una buona annata – continua Tosatto-. Dopo la forte siccità estiva, le temperature più basse di un mesetto fa hanno aiutato la produzione migliorando le qualità organolettiche dell’ortaggio che si presentano superiori a quelle degli anni passati. Per continuare sulla buona strada dovrebbe piovere in questo periodo perché per il tardivo il clima ora è troppo caldo”.

L’unica pecca si è riscontrata nei costi sostenuti. “Si è dovuto irrigare quasi il doppio dello scorso anno e questo per i nostri soci ha significato un forte aumento delle spese produttive, che inevitabilmente si rifletterà in un leggero aumento anche per il consumatore”.

Molto positiva anche la campagna del variegato di Castelfranco, la cui produzione in cinque anni è aumentata dell’88%. “La commercializzazione ci sta dando buone risposte – continua il presidente – e con i vari rincari che ci sono stati per le verdure, sul banco il lieve aumento del prezzo lo fa risultare comunque più economico di altri radicchi”.

Il Consorzio coinvolge 121 soci e le superfici investite per la produzione stanno aumentando, così come le richieste per la certificazione Igp. A dimostrazione che l’ente di tutela guarda avanti, si è tenuta la scorsa settimana a Mestre la tavola rotonda “Cosa ci riserva il futuro?”, in cui il Consorzio e i suoi ospiti hanno cercato di analizzare il mercato dei prossimi 30 anni, quali saranno gli assetti produttivi, economici, organizzativi e quale evoluzione dovranno subire le piante dal punto di vista genetico.



















