Dal campo
Sicilia, trovato il Thrips parvispinus: sul peperone incombe una nuova minaccia
Il fitofago segnalato per la prima volta in Italia. In Spagna il parassita ha già provocato danni pesanti e ridotto la disponibilità di prodotto

Il Thrips parvispinus arriva in Italia e il primo fronte si apre in Sicilia, nel cuore di uno dei distretti serricoli più importanti d’Europa. La segnalazione scientifica, pubblicata su EPPO Bulletin (Organizzazione Europea e Mediterranea per la Protezione delle Piante), certifica il primo ritrovamento nel nostro Paese e indica già con chiarezza la posta in gioco: non un semplice nuovo fitofago da aggiungere alla lista, ma un insetto invasivo che in Spagna, soprattutto nel comparto del peperone, è passato in pochi anni da presenza sporadica a minaccia strutturale per la produzione.
Il rinvenimento è avvenuto l’8 ottobre 2025 in una serra di gerbere a Vittoria, nel Ragusano, su piante importate dalla Spagna. Ma il dato più preoccupante è che, nel giro di poche settimane, la presenza del tripide è stata confermata anche in altre aree della Sicilia, su gardenia, mimosa e, soprattutto, peperone; segnale che il parassita non è rimasto confinato al primo focolaio. Gli autori dello studio avvertono che proprio la Sicilia sud-orientale, riconosciuta come area chiave per orticoltura e floricoltura protetta, richiede da subito monitoraggio e misure di contenimento per evitare un’ulteriore diffusione.
Il punto, però, non è solo il ritrovamento in sé. A rendere il caso particolarmente sensibile è il precedente spagnolo. Lo stesso lavoro scientifico ricorda che, prima del caso italiano, in Europa il parassita risultava stabilmente insediato soprattutto in Spagna e che ad Almería, in appena cinque anni, alcuni episodi inizialmente isolati su peperone sono diventati una seria minaccia per il settore produttivo. Sul peperone il Thrips parvispinus colpisce foglie, fiori e frutti, provocando deformazioni, suberificazioni, perdita di qualità commerciale e, nei casi più gravi, cali produttivi che in Asia hanno raggiunto il 40%.

La cronaca recente di Almería conferma che non si tratta di un rischio teorico. Come evidenziato da un nostro approfondimento delle scorse settimane, (Clicca qui per approfondire) nelle aree più colpite della provincia andalusa il quadro era già da emergenza, con focolai diffusi, raccolti compromessi e danni che in alcune zone arrivavano fino al 50% della produzione. In particolare, si indicava la zona di Tierras de Almería come epicentro degli attacchi del Thrips parvispinus, mentre il comparto denunciava l’insufficienza delle attuali strategie di contenimento di fronte alla pressione crescente del parassita.
L’impatto si è trasferito rapidamente anche sul mercato. Come da una nostra ulteriore disamina (Clicca qui per approfondire) gli operatori spagnoli del comparto peperoni spiegavano che la forte pressione del tripide aveva contribuito a ridurre rese e disponibilità di prodotto, sostenendo così l’aumento dei prezzi. Nelle testimonianze raccolte, il mercato veniva descritto come segnato da una domanda superiore all’offerta, con listini sensibilmente più alti rispetto alla stagione precedente.
È proprio questo doppio precedente — danno agronomico in serra e contraccolpo commerciale sui listini — che rende il ritrovamento siciliano un passaggio da seguire con la massima attenzione. Lo studio sottolinea che il parassita è altamente invasivo, si sviluppa rapidamente in ambiente protetto e la sua diffusione è strettamente legata alla movimentazione di materiale vegetale infestato. Inoltre, gli autori ricordano che, una volta insediato in un’area, come già visto con altri tripidi invasivi, la sua eradicazione è di fatto quasi impossibile.
Per l’orticoltura siciliana il tema è tutt’altro che marginale. Il paper richiama il peso strategico del Ragusano nella produzione serricola nazionale, evidenziando come la provincia concentri una quota rilevante della superficie italiana in serra e una parte consistente dell’offerta di ortaggi come pomodoro, peperone, melanzana, zucchina e cetriolo. In questo contesto, l’arrivo del Thrips parvispinus apre un fronte nuovo e potenzialmente molto delicato per una filiera che già convive con forte pressione fitosanitaria, costi elevati e margini sempre più compressi.
Il messaggio che arriva dalla ricerca e dall’esperienza spagnola è netto: il tempo di reazione sarà determinante. Servono sorveglianza serrata, identificazione tempestiva dei sintomi, controlli rigorosi sul materiale vegetale in ingresso e una strategia integrata prima che il parassita trovi nel bacino mediterraneo condizioni ideali per consolidarsi. Perché quanto accaduto ad Almería dimostra che il Thrips parvispinus, sul peperone, non è un problema secondario: può diventare in fretta un fattore capace di cambiare gli equilibri produttivi e di mercato.




















