Dal campo
Avocado, protesta in Messico: export verso gli Usa quasi dimezzato
In una settimana le spedizioni programmate sarebbero scese da 1.100 a circa 600 container

La protesta dei piccoli coltivatori del Michoacán, principale area produttiva del Messico, ha ridotto sensibilmente i volumi di avocado destinati al mercato statunitense. Al centro della mobilitazione, il prezzo riconosciuto ai produttori, ritenuto insufficiente a coprire i costi di produzione.
Si intensifica così la tensione nella filiera messicana dell’avocado. I piccoli produttori del Michoacán hanno avviato uno sciopero per chiedere un aumento del prezzo riconosciuto per il frutto, con ripercussioni immediate sulle esportazioni verso gli Stati Uniti, principale mercato di sbocco.
Come riporta El País, i coltivatori chiedono di arrivare a 45 pesos al chilo, rispetto ai circa 13 pesos attualmente riconosciuti. Una differenza che, secondo i produttori, non consente di compensare l’aumento dei costi per fertilizzanti e manodopera, oltre ai rischi legati alla coltivazione, tra cui siccità e problemi fitosanitari.
Spedizioni in calo
L’impatto della protesta si riflette sui programmi di spedizione. Dei 1.100 container inizialmente previsti per il trasferimento verso il confine statunitense nel corso della settimana, ne sarebbero partiti o dovrebbero partire circa 600, dopo due giorni di raccolta interrotta. Il taglio si avvicina quindi alla metà dei volumi programmati.
La mobilitazione, promossa dall’Unione dei piccoli produttori del Michoacán, ha coinvolto anche le strutture locali di sanità vegetale, con presidi e blocchi che rischiano di rallentare le verifiche fitosanitarie necessarie all’export.

Stati Uniti mercato chiave
La posta in gioco è rilevante soprattutto per la forte dipendenza del Michoacán dal mercato nordamericano: secondo El País, gli Stati Uniti assorbono il 99% delle vendite della regione. Nel 2025 il Messico ha esportato un quantitativo record di 1,22 milioni di tonnellate di avocado, mentre per il 2026 le previsioni citate dal quotidiano indicano un possibile aumento a 1,32 milioni. A complicare il confronto c’è anche il nuovo meccanismo VELAGRO, introdotto a ottobre per verificare il rispetto delle norme sul lavoro e sulla previdenza sociale nelle filiere agricole destinate all’esportazione. I produttori chiedono che le loro istanze siano considerate nell’applicazione delle nuove regole, mentre l’associazione dei produttori e confezionatori esportatori, APEAM, si è detta disponibile ad ascoltare le proposte della categoria.
La durata della protesta sarà determinante per valutarne gli effetti sui flussi commerciali e sulle quotazioni. Un’interruzione prolungata potrebbe ridurre la disponibilità di prodotto per gli importatori statunitensi, ma al momento non ci sono elementi sufficienti per stimare ricadute sui prezzi al consumo o sul mercato europeo.



















