Attualità
Carciofo di Ramacca, campagna difficile
Cupane: offerta abbondante e prezzi bassi per Violetto e Romanesco. Male anche gli agrumi
Tempi bui e prezzi inadeguati per il carciofo siciliano: “Il violetto - esordisce Giuseppe Cupane (nella foto), presidente della Cooperativa Violetto Ramacchese e amministratore della Op Rossa di Sicilia - è alla fine del primo ciclo: sinora l’andamento climatico non ci sta aiutando, le temperature superiori alla media sono responsabili di un esubero di prodotto e di quotazioni basse, tanto che si comincia già a staccare per l’industria di trasformazione; ciò significa accorciare la campagna, non un bel segnale”.
Cupane scende nel dettaglio e spiega che dopo tre mesi di commercializzazione “la quotazione al mercato del prodotto di alta qualità, lavorato in casse da 20-25 capolini, non va oltre i 20-30 centesimi a pezzo mentre al produttore non vanno più di 10 centesimi, quindi sotto il costo vivo; la staccata di ripulitura per l’industria di trasformazione, fatta a mano, paga da 6-8 a centesimo a capolino”.
Listini leggermente più generosi ma situazione forse ancora peggiore per il Romanesco tardivo maggiormente ambito dalla Gdo “con un range tra i 30 e i 40 centesimi che lascia a chi lo ha coltivato dai 10 ai 20-25 centesimi per capolino”, afferma Cupane. “Alla luce degli alti costi di produzione, non si può certo parlare di prezzo soddisfacente anche perché per le varietà primaverili siamo a inizio campagna”.
Va un po’ meglio per il “carciofino da olio di Romanesco” che, in virtù di una buona richiesta, si vende da 1,50 a 2 euro nei mercati e “lascia” un euro circa al socio.
Marginale l’export, destinato al momento solo al Lussemburgo dove viene inviato l’1% della produzione, con quotazioni lievemente migliori rispetto al mercato interno. “Speriamo di avere un po’ di sollievo nel periodo pasquale, quando i volumi dovrebbero ridursi”, sottolinea Cupane. “E confidiamo in una buona campagna per l’industria, visto che si sta accorciando la campagna del fresco”.
“Vita dura” anche per gli agrumi: “stanno soffrendo molto - commenta l’amministratore di Op Rossa di Sicilia - l’offerta è abbondante e all’agrumicoltore vanno, per le produzioni commercializzabili, una decina di centesimi al chilo; il resto è destinato all’industria di trasformazione che paga il solo costo di raccolta. Risultato: molti ormai staccano per liberare la pianta, non per vendere”.



















