Dal campo
Fitosanitari, l’Ue mette (finalmente) mano alla reciprocità. E 19 Paesi extra Ue protestano
Il Consiglio sostiene lo zero tecnico degli LMR per alcune sostanze particolarmente pericolose non più utilizzabili nell’Unione

L'Unione europea prova finalmente a mettere mano a una delle contraddizioni più evidenti del mercato agricolo comunitario: l'utilizzo di principi attivi vietati ai produttori europei, ma i cui residui possono ancora essere ammessi sui prodotti importati. Una disparità che Italiafruit News aveva approfondito nelle scorse settimane, mostrando come sostanze non più utilizzabili nei nostri campi continuino a essere impiegate da concorrenti extra-UE, pur nel rispetto dei limiti massimi di residui fissati da Bruxelles.
Ora che l'Europa prova a intervenire, però, arrivano le pressioni internazionali. Diciannove Paesi esportatori hanno scritto alla Commissione europea per contestare la proposta di restringere le tolleranze sui residui, sostenendo che le nuove disposizioni rischiano di violare le regole del commercio mondiale. Una reazione che rende ancora più evidente la posta in gioco: se Bruxelles impone restrizioni ai propri agricoltori per ragioni sanitarie e ambientali, non può continuare a consentire ai concorrenti esteri di beneficiare di condizioni produttive differenti per vendere sullo stesso mercato.
La lettera dei 19 Paesi alla Commissione
La contestazione è contenuta in una lettera congiunta del 18 settembre, rivelata dalla testata specializzata Borderlex, indirizzata ai commissari europei responsabili del commercio, dell'agricoltura e della salute, tra cui Maroš Šefčovič.
A firmarla sono Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Egitto, Guatemala, India, Indonesia, Giappone, Panama, Paraguay, Perù, Stati Uniti, Sudafrica, Corea del Sud e Uruguay.
Un fronte che riunisce alcuni dei principali fornitori agricoli dell'Europa. Per l'ortofrutta spiccano, in particolare, Sudafrica, Egitto, Ecuador, Costa Rica e Perù, Paesi che esportano verso il mercato comunitario prodotti in diretta concorrenza con diverse produzioni europee. I firmatari ritengono che la proposta europea possa entrare in contrasto con l'accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO). La loro obiezione riguarda soprattutto la possibilità di abbassare gli LMR anche per considerazioni diverse dalla valutazione del rischio sanitario per i consumatori.
La questione era già stata sollevata a giugno presso il Comitato della WTO. Con la lettera di settembre, la pressione è arrivata direttamente ai vertici della Commissione. Non si tratta ancora di una controversia formale, ma il richiamo alle regole internazionali lascia aperta la possibilità di un successivo contenzioso.

Cosa vuole cambiare l'Europa
Nel dicembre 2025, la Commissione aveva presentato una proposta di revisione delle norme sulla sicurezza di alimenti e mangimi nell'ambito del pacchetto Omnibus X. Il punto più rilevante riguarda la possibilità di ridurre al limite analitico più basso determinati LMR per sostanze attive non più autorizzate nell'UE, superando alcune delle tolleranze oggi applicabili ai prodotti importati.
Il 30 settembre il Consiglio UE ha approvato il proprio mandato negoziale, sostenendo l'intervento per le sostanze particolarmente pericolose e proponendo di considerare anche quelle che comportano rischi inaccettabili per le api o le acque sotterranee. Le riduzioni sarebbero subordinate a una valutazione d'impatto. È un primo passo, ancora limitato e non definitivo, ma introduce un principio fondamentale: il divieto imposto agli agricoltori europei non può essere sistematicamente aggirato attraverso le importazioni.
Oggi, infatti, un principio attivo non più autorizzato nei campi europei può continuare a essere utilizzato in Paesi terzi, mentre il prodotto raccolto può entrare nell'Unione se rispetta gli LMR applicabili. Il rispetto dei limiti tutela il consumatore secondo le valutazioni previste dalla normativa, ma non elimina necessariamente la disparità nelle condizioni di produzione.
Lo studio della Commissione: gli esportatori possono adeguarsi
Nella lettera, i 19 Paesi richiamano uno studio del Joint Research Centre (JRC), il centro comune di ricerca della Commissione europea, pubblicato ad agosto. L'analisi prende in esame 18 sostanze attive pericolose non approvate nell'UE, 235 categorie merceologiche e 86 Paesi esportatori, simulando le conseguenze economiche di un maggiore allineamento delle condizioni applicate ai prodotti importati.
Nello scenario più severo, in assenza di qualsiasi adeguamento da parte dei fornitori esteri, le importazioni agricole europee potrebbero diminuire fino al 41%. Lo studio considera anche aumenti potenzialmente molto elevati dei prezzi al consumo, fino all'85% per gli agrumi e al 332% per il caffè in specifiche simulazioni. Sono numeri che i Paesi firmatari utilizzano per sostenere la propria opposizione. Ma rappresentano gli esiti di scenari modellizzati, non rincari previsti o inevitabili.

Lo stesso studio JRC, infatti, mostra che, ipotizzando un adattamento delle pratiche produttive nei Paesi esportatori, la riduzione delle importazioni scenderebbe all'8% oppure allo 0,4%, a seconda dello scenario.
È una differenza sostanziale. Le conseguenze economiche della stretta dipenderebbero anche dalla disponibilità degli esportatori a modificare i trattamenti e ad adottare alternative. Un adeguamento che i produttori europei sono già stati chiamati ad affrontare con la progressiva riduzione delle sostanze utilizzabili.
Anche la Turchia segue il dossier
La vicenda è osservata con attenzione anche dalla Turchia, che non figura tra i 19 firmatari. Il 9 ottobre il giornalista Ali Ekber Yıldırım, sulla testata Tarım Dünyası, ha riportato i contenuti di una nota dell'Assemblea degli esportatori turchi (TİM), che analizza le nuove disposizioni europee e le possibili conseguenze per il commercio agricolo.
Secondo quanto riferito, Ankara prevede un confronto nazionale con gli esportatori nel mese di ottobre e intende affrontare il tema durante una riunione UE-Turchia su agricoltura e alimentazione programmata per il 12 novembre. Le preoccupazioni non riguardano soltanto il futuro assetto normativo. Una circolare diffusa ad agosto dall'associazione turca BAİB richiama anche modifiche specifiche agli LMR di benomyl, thiophanate-methyl e carbendazim, con applicazione indicata dal gennaio 2027, e una proposta relativa al profenofos su prodotti come pomodoro, cipolla, aglio e carota.
Si tratta di provvedimenti distinti dall'Omnibus X, ma confermano l'attenzione degli esportatori verso l'evoluzione delle regole europee.

Reciprocità, Bruxelles deve tenere la barra dritta
La posizione dei Paesi esportatori apre una questione commerciale delicata, ma non può far passare in secondo piano quella dei produttori comunitari. Negli ultimi anni l'UE ha progressivamente ristretto gli strumenti di difesa fitosanitaria disponibili per i propri agricoltori, imponendo adeguamenti tecnici e maggiori costi. È difficile giustificare che, contemporaneamente, prodotti ottenuti con sostanze non più utilizzabili in Europa possano continuare ad accedere al mercato grazie a tolleranze sui residui.
Non si può chiedere agli agricoltori europei di rispettare restrizioni sempre più severe e poi concedere ai concorrenti esteri deroghe che ne vanificano gli effetti competitivi.
Naturalmente, le decisioni sui residui devono poggiare su solide basi scientifiche e rispettare gli obblighi internazionali. Ma il negoziato non dovrebbe diventare l'occasione per svuotare la proposta o moltiplicare le eccezioni. Anzi, la pressione dei 19 Paesi può diventare un elemento negoziale per Bruxelles: se l'accesso al mercato europeo è così importante per gli esportatori internazionali, l'Unione ha gli strumenti per chiedere condizioni produttive più equilibrate, prevedendo tempi di adeguamento ragionevoli senza rinunciare all'obiettivo.
La reciprocità non può valere soltanto quando si tratta di imporre obblighi ai produttori europei. Dopo anni di disparità, Bruxelles ha finalmente aperto il dossier. Adesso deve dimostrare di volerlo portare fino in fondo. (Im)




















