Frutta, il Regno Unito dipende sempre di più dall’import

La quota domestica cala dal 16% del 2023 al 14% del 2025, mentre le importazioni aumentano dell’8,2% in un solo anno

Frutta, il Regno Unito dipende sempre di più dall’import

Il Regno Unito resta fortemente dipendente dall’estero per rifornire il proprio mercato ortofrutticolo, ma con una profonda differenza tra i due comparti. Nel 2025 la produzione britannica ha coperto il 56% dell’offerta di ortaggi freschi, mentre nella frutta la quota domestica è scesa ad appena il 14%, dal 15% del 2024 e dal 16% del 2023.

È quanto emerge dagli ultimi dati ufficiali del Department for Environment, Food & Rural Affairs (Defra). Complessivamente, mettendo insieme frutta e ortaggi, nel 2025 il Regno Unito ha avuto a disposizione circa 8,8 milioni di tonnellate, delle quali poco più di 3,1 milioni prodotte internamente: poco più di un terzo dell’offerta ortofrutticola complessiva.

Sugli ortaggi la produzione britannica è cresciuta dell’8% a circa 2,6 milioni di tonnellate, mentre l’import è diminuito del 3%, attestandosi poco sopra 2,1 milioni. L’offerta complessiva ha raggiunto 4,67 milioni di tonnellate e la quota domestica è così salita dal 54 al 56%.

Sulla frutta appena una tonnellata su sette è britannica

Sulla frutta lo scenario cambia completamente. Nel 2025 la produzione è aumentata del 2,3% a 577 mila tonnellate, ma le importazioni sono cresciute molto più velocemente, +8,2%, raggiungendo 3,57 milioni di tonnellate. L’offerta totale è così salita del 7,3% a 4,107 milioni di tonnellate, riducendo al 14% il peso del prodotto nazionale.

Nel 2025 il Regno Unito ha speso quasi 5 miliardi di sterline per importare frutta, +9,1%. Aggiungendo gli ortaggi, l’import fresco ha raggiunto circa 8,2 miliardi di sterline.

Il 14% va comunque interpretato considerando la struttura dei consumi britannici: Defra sottolinea che circa quattro quinti della frutta importata appartengono a specie che il Regno Unito non può normalmente produrre, come banane e agrumi. Pesano inoltre stagionalità e preferenze varietali.

Fragole in forte arretramento

Il dettaglio per prodotto mostra situazioni molto diverse. Nel 2025 la produzione britannica ha coperto il 47% dell’offerta di mele, dal 43% del 2024. Per le pere la quota è salita dal 17 al 19%, mentre per le susine è scesa dal 12 ad appena il 9%.

Particolarmente significativo il caso delle fragole: la quota domestica è passata dal 66% del 2023 al 61% del 2024 e al 56% nel 2025. Nell’ultimo anno la produzione è diminuita del 5,7% a 93 mila tonnellate, penalizzata anche dal caldo, mentre il valore è aumentato del 5,4% grazie a un prezzo medio salito a 4,89 sterline/kg.

Per i lamponi la copertura nazionale è del 38%, mentre tra gli ortaggi il pomodoro si ferma al 17%. All’estremo opposto, Defra segnala che sulle carote il Paese è sostanzialmente autosufficiente per quasi tutto l’anno.

Spagna centrale, Italia fuori dai principali fornitori

La geografia dell’import conferma quanto il mercato britannico sia strategico per i produttori internazionali. Secondo il UK Food Security Report di Defra, nel 2023 il 58% della frutta fresca consumata proveniva da Paesi extra-Ue e il 27% dall’Unione europea.

Il primo fornitore era la Spagna con il 16%, seguita da Sudafrica (13%), Costa Rica (10%), Colombia (8,9%) e Brasile (5,5%). Un dato significativo anche per il nostro Paese: l’Italia non compare tra i principali fornitori individuati dal report, segno che sul complesso degli approvvigionamenti britannici la sua quota non raggiunge un peso sufficiente per essere evidenziata da Defra.

La dipendenza cambia naturalmente da prodotto a prodotto. Per i meloni, esclusa l’anguria, nel 2023 il Regno Unito aveva importato oltre 118 mila tonnellate: il 49% dal Brasile e il 25% dalla Spagna. Sulle banane, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Repubblica Dominicana e Nicaragua fornivano insieme il 77% dell’import.

La Spagna è particolarmente forte anche sulle produzioni mediterranee: garantiva il 37% delle importazioni britanniche di limoni e lime e il 33% di quelle di arance, oltre all’84% della lattuga importata. Sugli agrumi, nei mesi estivi cresce invece il peso dell’emisfero sud, soprattutto del Sudafrica.

Ne emerge un mercato che sulla frutta dipende strutturalmente da una rete globale di fornitori. E nel 2025 questa dipendenza è ulteriormente aumentata: a fronte di una produzione britannica cresciuta del 2,3%, le importazioni sono salite dell’8,2%, aggiungendo oltre 270 mila tonnellate in un solo anno. (im)

Foto di apertura generata con ausilio IA