Giù le mani dalle uve tradizionali

La produttrice Diomede: «Le varietà con semi devono continuare ad essere coltivate e protette»

Giù le mani dalle uve tradizionali

Perché non sforzarsi di trovare una nuova uva Italia, senza semi? Il collega Fabrizio Patuelli chiudeva così, con una piccola provocazione al settore, l'articolo di venerdì scorso dedicato all'analisi dei numeri chiave del comparto (clicca qui per leggerlo). Una provocazione per stimolare una rilfessione in un momento piuttosto complicato per l'uva da tavola, una provocazione raccolta da Teresa Diomede, alla guida della azienda Racemus di Rutigliano (Bari) e coordiantrice regionale per la Puglia dell’Associazione nazionale Le Donne dell’Ortofrutta, che su Facebook, proprio rispondendo al nostro articolo, ha acceso la miccia del dibattito.

"Ho stima del vostro lavoro e spesso condivido le vostre riflessioni sul settore - inizia così il post - Però, non si può assolutamente leggere ed avallare il punto di domanda finale: perché non ricercate una Italia senza semi? Semplicemente perché la sola e unica varietà Italia, è quella che tutti conosciamo da più di cento anni, quella che ha dato lustro ai territori, quella che ha fatto grande l'economia del Sud Est barese. Una eventuale Italia seedless non potrà mai chiamarsi Italia e ci batteremo affinché mai accada".

Uva con semi o senza semi? Come devono convivere le due tipologie? "Il già affollato scenario delle nuove (e non tanto convenienti) uve seedless, appiattite dalla concorrenza delle medesime, coltivate in ogni dove nel mondo, non porteranno mai con sé la storia e la distintività che solo le uve tradizionali, ed ancora validissime sul mercato, hanno - riflette Diomede - Le uve con semi come la nostra Italia, sono per gente che sa bene cosa significhi godere della buona tavola, del vero Made in Italy, del buon cibo che è anche salutare, ben comprendendo cosa significhi nutrirsi anche dei semi o di una polpa maturata attorno ad un seme ricco di proprietà nutriaceutiche ed anche curative".

vigneto uva italia
Uva Italia

"Il consumatore compera e consuma quello che noi facciamo arrivare sui banchi - prosegue la produttrice pugliese - E quando dico 'facciamo arrivare' apro il dibattito al mondo produttivo, dal quale non temo opinione avversa. Le uve con semi ed in particolare l'Italia, la Vittoria e la Pizzutella, devono continuare ad essere coltivate e protette - conclude Teresa Diomede - vista anche l'opinione errata sulle stesse, attraverso tutti gli strumenti di tutela per le produzioni autoctone".

Ci fa molto piacere stimolare un dibattito costruttivo fra i produttori partendo dalle nostre analisi, quindi sotto a chi tocca!