Dal campo
Il boicottaggio internazionali paralizza l’agricoltura israeliana
Migliaia di tonnellate di frutta invenduta tra mango, agrumi e arance di Giaffa

Il settore ortofrutticolo israeliano sta vivendo una crisi senza precedenti. Il boicottaggio internazionale dei prodotti del Paese, già noto da tempo, ha bloccato le esportazioni e lasciato gli agricoltori con migliaia di tonnellate di frutta invenduta. Tra mango, agrumi e le iconiche arance di Giaffa, oltre il 70% della produzione rischia di marcire sugli alberi, secondo le stime di settore – si legge su InsideOver.com.
“Prima della guerra esportavamo regolarmente in Scandinavia, ora non riusciamo a spedire nemmeno un container”, racconta Daniel Klusky, segretario generale dell’Organizzazione Israeliana dei Coltivatori di Agrumi. Una conferma arriva da Moti Almoz, agricoltore in pensione: “In Europa non vogliono più i nostri manghi. È una situazione mai vista prima”.
Oltre alla pressione dei consumatori, il settore è complicato da fattori logistici: il blocco imposto dagli Houthi in Yemen limita le rotte via Mar Rosso, rendendo ancora più difficile raggiungere mercati alternativi. Tuttavia, la causa principale del collasso rimane la risposta internazionale alla situazione a Gaza, che ha spinto distributori e consumatori a scegliere autonomamente il boicottaggio dei prodotti israeliani.
La crisi ha aperto anche scenari commerciali insoliti. Con Europa e Asia quasi off-limits, alcuni agricoltori hanno trovato nella Russia l’unico mercato disponibile, generando il curioso termine di settore: “alleanza dei boicottati”. Ma le differenze politiche tra Paesi appaiono evidenti: mentre la Russia è sottoposta a decine di pacchetti di sanzioni dall’UE dal 2022, la pressione diplomatica su Israele è stata più cauta e tardiva, lasciando agli operatori e ai consumatori il peso dell’azione diretta. Per gli agricoltori israeliani la situazione è drammatica: migliaia di shekel di perdite, frutta sprecata e mercati chiusi. Le arance di Giaffa, un tempo simbolo dell’export israeliano nel mondo, non riescono più a trovare collocazione, mentre mango e agrumi subiscono un forte calo della domanda internazionale.
Questa vicenda evidenzia come la geopolitica possa influenzare in modo diretto il commercio agroalimentare: dai campi agli scaffali, la frutta non è più solo un prodotto, ma anche un indicatore dei flussi politici e dei comportamenti dei consumatori globali.



















