Dal campo
Italianità e Residuo Zero: così cresce l’avocado Orsero
Piccinni: “L’obiettivo è far crescere la categoria con un prodotto buono, di qualità e sempre più vicino alle attese del consumatore”

L’avocado non è più una nicchia esotica del reparto ortofrutta: oggi è una delle categorie più dinamiche, con consumi che continuano a crescere a doppia cifra e un ruolo sempre più stabile nella spesa degli italiani. A spingere questa evoluzione non c’è solo un consumatore più curioso e ricettivo, ma anche il lavoro delle aziende, che stanno costruendo assortimenti più maturi, formati più funzionali e proposte in grado di accompagnare lo sviluppo della domanda. In questo scenario si colloca il Gruppo Orsero, che può contare su un’esperienza trentennale nella produzione e nell’importazione di avocado del Centro America ma che oggi è impegnato anche nello sviluppo di una filiera italiana, attraverso la partecipata Agricola Azzurra, realtà attiva nella valorizzazione delle eccellenze agroalimentari nazionali. Sul fronte specifico dell’avocado, il progetto è portato avanti insieme alla famiglia Faro, alla guida dell’omonimo vivaio catanese, tra i più noti del Paese. Una scelta che punta a fare leva sull’italianità come fattore di crescita dei consumi, affiancandola a un altro elemento distintivo: la coltivazione secondo il disciplinare Residuo Zero.
È da qui che parte il ragionamento di Paolo Piccinni, responsabile prodotto nazionale Italia del Gruppo Orsero. “Alla nostra esperienza nell’importazione si è affiancato l’incontro con la famiglia Faro, punto di riferimento del vivaismo italiano ed Europeo. Da qui è nata una partnership vera: alla loro competenza tecnica sulle piante abbiamo unito la nostra conoscenza del mercato, del consumatore e delle sue evoluzioni”.

Consumi in espansione, ma l’Italia ha ancora margini
Secondo Piccinni, l’avocado si trova ancora in una fase di pieno sviluppo sul mercato italiano. “Siamo sotto i livelli medi di altri Paesi europei, dove il consumo pro capite ha già raggiunto i 2 chili, mentre in Italia siamo ancora circa alla metà. Questo significa che i margini di crescita sono ampi. L’avocado sta entrando sempre di più nella spesa quotidiana, con occasioni di consumo molto trasversali: dal consumo tal quale ai toast, fino a preparazioni più articolate”.
Se il target più immediato resta quello dei 25-40 anni, la crescita della categoria sta progressivamente coinvolgendo anche altre fasce d’età, segno che il prodotto sta uscendo dalla dimensione della novità per consolidarsi come referenza più familiare. In questo processo, per Orsero, la leva decisiva è la qualità percepita, letta in una doppia chiave: da una parte la qualità organolettica, quindi un frutto buono, bello da vedere e maturo al punto giusto; dall’altra la componente salutistica, sempre più centrale nelle scelte d’acquisto. “La nostra volontà è garantire un prodotto buono e di alta qualità. Anche per questo siamo partiti con il progetto dell’avocado italiano a Residuo zero, con l’obiettivo di favorire consumo e familiarità attraverso un’offerta coerente con le attese del mercato”.

La filiera italiana prende forma tra Sicilia orientale e know-how condiviso
Sul piano produttivo, il progetto ha già raggiunto dimensioni interessanti. Oggi la produzione italiana sviluppata con il partner siciliano vale più di 2 mila quintali. Gli impianti più vecchi hanno 8 anni e coprono 8-9 ettari, ma negli ultimi anni gli investimenti sono proseguiti fino ad arrivare a 47-48 ettari già messi a dimora, con una prospettiva di crescita verso i 100 ettari. La produzione si concentra in Sicilia orientale, in particolare nell’area compresa tra Messina e Catania, ritenuta la più vocata dal punto di vista pedoclimatico. “Fin dall’inizio abbiamo valutato che questa fosse la zona migliore per sole, ventilazione, suolo e risposta della pianta. In particolare il Catanese, con aree come Giarre, esprime un’attitudine molto elevata non solo sul piano vegetativo, ma anche su quello qualitativo”.
La partnership con la famiglia Faro si fonda proprio su questa integrazione di competenze: da una parte il know-how vivaistico e agronomico, dall’altra la capacità commerciale e di lettura del mercato. Un aspetto particolarmente rilevante in una coltura come l’avocado, che richiede una gestione tecnica accurata. Il riferimento principale resta la varietà Hass, la più richiesta dal mercato, affiancata dalle varietà impollinatrici Bacon e Fuerte. “L’avocado è una coltura complessa, anche per la particolarità del fiore, che è ermafrodita ma presenta dicogamia. Per questo l’impollinazione va favorita in campo, e insieme alla famiglia Faro stiamo lavorando anche con api e bombi, arrivando a oltre 10 arnie per ettaro”.

Qualità, segmentazione e Residuo Zero: come Orsero costruisce il valore
Sul piano commerciale, uno dei nodi centrali è la gestione delle pezzature, che impone una costruzione attenta dell’offerta. Circa il 50% della produzione rientra nella fascia tra 100 e 200 grammi, un ulteriore 30% supera i 200 grammi, mentre la quota restante è rappresentata da frutti sotto calibro o da scarti. Da qui la necessità di segmentare con precisione il prodotto e di assegnare a ogni pezzatura il canale e il formato più adatti. “È importante valorizzare i diversi calibri – sottolinea Piccinni –. Se il segmento premium è rappresentato dalle pezzature più grandi, crediamo ci sia ampio margine per far crescere ulteriormente i frutti di calibro intermedio, che hanno una forte spendibilità in un contesto familiare, anche grazie a un prezzo più accessibile. Proprio per questo stiamo lavorando su nuovi formati e soluzioni di packaging, così da valorizzare anche il prodotto più piccolo”.

Resta centrale il ruolo della distribuzione. La Gdo è oggi il canale principale, ma il gruppo guarda con interesse anche al dettaglio tradizionale, che continua a mantenere un peso importante nella categoria. In parallelo, Orsero ha già sviluppato con diverse insegne percorsi formativi dedicati all’avocado, nella consapevolezza che la crescita del comparto passi anche da una migliore conoscenza del prodotto lungo la filiera commerciale. Sul piano geografico, il Nord Ovest si conferma l’area che traina maggiormente i consumi, seguito dal Centro e dalla Sardegna, mentre la logistica viene ottimizzata fra Sud Italia, Roma, Verona e Molfetta per servire in modo più efficiente i diversi mercati.
Anche il calendario commerciale viene gestito con attenzione. Quest’anno la campagna italiana ha registrato un leggero anticipo, con avvio a fine novembre e chiusura in queste settimane. Secondo Piccinni, l’interesse per il prodotto italiano cresce soprattutto dopo le festività natalizie, con gennaio e febbraio che si confermano i mesi di risposta migliore da parte del mercato.
In questo contesto, uno dei cardini del progetto è il Residuo Zero, scelto come elemento qualificante dell’offerta insieme all’italianità. “Nel caso dell’avocado italiano siamo partiti da una buona base tecnica e abbiamo voluto testare e certificare questo percorso”. Il disciplinare si fonda su difesa integrata, uso razionalizzato dei mezzi tecnici, fertirrigazione precisa con gestione attenta dell’acqua e ricorso a buone pratiche agricole. Quando si rende necessario intervenire con prodotti fitosanitari, spiega Piccinni, le applicazioni vengono gestite con particolare cautela, sia nei dosaggi sia nelle tempistiche, per garantire l’assenza di residui sul frutto al momento del consumo.

Per Orsero, il Residuo Zero non è solo un requisito tecnico, ma un valore destinato a pesare sempre di più nella percezione del consumatore. “Certo, si tratta di una strada più impegnativa – evidenzia il manager – sia sul piano dei costi sia su quello gestionale, ma riteniamo che sia coerente con l’evoluzione della domanda”. L’impegno, in questa lettura, non si esaurisce nell’uso responsabile della difesa fitosanitaria, ma coinvolge anche la gestione irrigua, l’organizzazione logistica e il lavoro sulla maturazione, altro passaggio decisivo per la qualità finale.
Proprio la maturazione rappresenta uno dei punti più delicati nella gestione dell’avocado. “La raccolta viene effettuata solo quando la sostanza secca raggiunge almeno il 23%, soglia che garantisce una migliore composizione del frutto, una maturazione più corretta e un più elevato profilo qualitativo. Con l’avanzare della stagione questo parametro cresce ulteriormente, rendendo la maturazione più rapida e confermando quanto sia importante saper leggere il momento giusto di raccolta e di messa in commercio”.
È qui che si misura la solidità del progetto di Orsero: nella capacità di tenere insieme tecnica, produzione, distribuzione e lettura del consumatore dentro un’unica filiera. Per il gruppo, l’avocado italiano non è soltanto un’estensione dell’offerta, ma un investimento strategico con cui presidiare la crescita della categoria, qualificandola con italianità, Residuo Zero e gestione evoluta del prodotto. In altre parole, non solo più avocado sul mercato, ma un avocado costruito per dare a Orsero un ruolo da protagonista anche nella nuova fase di maturazione del comparto.




















