Ortofrutta romagnola in trincea: export frenato e rincari che non accennano a diminuire

Cresce l’allarme tra le cooperative

Ortofrutta romagnola in trincea: export frenato e rincari che non accennano a diminuire

Aumento del prezzo dei carburanti, rincari per i prodotti fertilizzanti, blocco dell’export: continua il monitoraggio di Legacoop Romagna sugli effetti del conflitto in Iran e in Medio Oriente sulle imprese associate. I contraccolpi principali, finora, riguardano il settore agroalimentare.
Proseguono il fermo dei container dell'ortofrutta romagnola (nello specifico Apofruit, con kiwi e mele  destinati all'Arabia e ai paesi limitrofi), e il blocco degli ordini e dei contratti commerciali nel settore vitivinicolo, in particolare per quanto riguarda Terre Cevico. 
Forti preoccupazioni anche per il settore delle sementi: la Cooperativa Agricola Cesenate segnala lo stop che ha già interessato alcune consegne indirizzate al mercato indiano, oltre a una contrazione delle attività di commercializzazione dei semi sviluppate dalle società del gruppo sui mercati del Medio Oriente.
Il prezzo del gasolio agricolo – come fanno notare le Cooperative Agricole Braccianti – nel corso dell’ultima settimana è salito da 0,70 euro al litro a circa 1,20 euro, con un aumento superiore al 53%. Conseguenze simili si sono avute nel comparto della pesca e dell’acquacoltura.
Alle spese incrementali per i carburanti – evidenzia Terremerse – si aggiunge un aumento medio del 30% sui prodotti fertilizzanti, con punte superiori per l’urea.
Ancora da quantificare ma ormai certa, la crescita dei prezzi dei prodotti derivati dal petrolio, dal gas o dipendenti dalla logistica internazionale, come i fitofarmaci. L'aumento dei costi delle materie prime si sta già riflettendo anche sui prezzi di alcuni materiali fondamentali per le lavorazioni e la commercializzazione, come ad esempio gli imballaggi.
A pesare è anche l’andamento dei prezzi dei prodotti agricoli, che continuano a non compensare  i costi produttivi.
Le cooperative sottolineano il rischio che gli effetti della crisi si prolunghino nel tempo, anche nel caso di un cessate il fuoco: a causa di mercati internazionali che sempre più sregolati e altamente speculativi, la circolazione delle navi e la logistica, infatti, non tornerebbero immediatamente a pieno regime e l’eventuale adeguamento dei prezzi al ribasso richiederebbe comunque diverse settimane. Nel frattempo, i costi già sostenuti sarebbero difficilmente recuperabili lungo la filiera. 
«Siamo molto preoccupati perché il Governo prende tempo, ma le aziende hanno bisogno di risposte immediate su taglio di accise e trasparenza dei mercati - sostengono Federico Morgagni, Mirco Bagnari e Stefano Patrizi, responsabili Agroalimentare di Legacoop Romagna -. Nonostante la task force interministeriale per monitorare i prezzi e le ventilate tasse straordinarie sulle aziende che speculano sui rincari, ancora non si è visto nulla di concreto. Di certo le aziende non possono permettersi il lusso di attendere lo stabilizzarsi, eventuale, della situazione».

LE DICHIARAZIONI DALLE COOPERATIVE
«Il timore, nel caso del protrarsi del blocco e del conflitto militare – dichiara Giovanni Piersanti, presidente di Cooperativa Agricola Cesenate – è di riflessi ancora più pesanti in termini di mancate consegne, ritardi nelle spedizioni e, conseguentemente, negli incassi, e maggiori costi per i trasporti, sia aerei che marittimi».
«Si pone un tema urgente di deperibilità della merce – dice il presidente di Apofruit Italia, Mirco Zanotti – che va oltre ai container di mele e kiwi bloccati. Nei nostri magazzini è già stoccata frutta che nei prossimi giorni dovrebbe partire. Inoltre nei prossimi mesi sono previste consegne importanti di altre produzioni, come l'uva da tavola, proprio nei paesi del Golfo. C’è grande preoccupazione e ci auguriamo che la situazione possa tornare alla normalità nel più breve tempo possibile».
«Stiamo seguendo con attenzione una situazione difficile – dice il presidente di Terremerse, Marco Casalini –. Il conflitto in Medio Oriente sta colpendo duramente l'agricoltura: i costi dei concimi sono aumentati in media di un terzo, e per prodotti fondamentali come l'urea i rincari sono stati ancora più forti».
«Si registrano alcuni problemi su alcuni contratti commerciali nell’area mediorientale – spiega il Presidente di Terre Cevico, Franco Donati – con ordini rinviati per circa 1 milione di euro».
«Se la situazione non cambia, per le lavorazioni di aprile e maggio - preparazione dei terreni, semine, concimazioni e trattamenti - avremo consumi di gasolio in aumento pari a circa 10.000 euro a settimana», dichiara Giovanni Giambi, direttore di Agrisfera.
«La preoccupazione - spiega Lino Bacchilega, direttore di CAB Terra - è che questi siano solo i costi diretti, a cui si aggiungeranno quelli indiretti, a partire dai trasporti, destinati inevitabilmente a riflettersi su tutta la gestione aziendale. Il problema è che, allo stesso tempo, non si registra un aumento delle materie prime che produciamo, come i cereali e altre colture: i prezzi restano bassi».
«Oggi il grano tenero vale poco più di 24 euro al quintale», osserva Franco Balducci, direttore di CAB Fusignano –. La nostra preoccupazione è che continuino ad aumentare sia il costo del gasolio sia quello dei concimi. L’urea, per esempio, è arrivata a oltre 70 euro al quintale, mentre venti giorni fa costava circa 50. In queste condizioni rischiamo di non riuscire a coprire le spese tra gasolio e fertilizzanti. I cereali, che storicamente hanno sostenuto le colture utili a garantire lavoro ai soci, non riescono più a svolgere questa funzione. È una situazione davvero molto critica».
«Sono dinamiche che spesso restano slegate dal prezzo di vendita dei nostri prodotti e che finiscono per creare ulteriori difficoltà ai bilanci delle aziende agricole, già in sofferenza», spiega il direttore di CAB Massari Andrea Dalmonte.
«L’unico modo per limitare il danno in azienda - suggerisce Claudio Mazzotti, direttore di CAB Campiano - è sfruttare al massimo le tecnologie dell’agricoltura di precisione, in modo da ottimizzare gli interventi con le macchine agricole ed evitare sprechi di gasolio e di concimi».
«Purtroppo non abbiamo molte armi per gestire una situazione di questo tipo – commenta Marco Lanzoni, direttore di CAB Bagnacavallo –. Possiamo solo cercare di prevedere cosa potrà succedere e provare ad anticipare o posticipare l’acquisto delle materie prime».
«La preoccupazione - conclude Paolo Rosetti, direttore di CAB Comprensorio Cervese e vicepresidente di Promosagri - è che il costo al litro continui ad aumentare progressivamente finché non ci sarà un intervento governativo per calmierare le accise. Un’azione concreta che stiamo provando a mettere in campo è quella dei gruppi di acquisto, per aumentare i volumi e cercare di ottenere condizioni migliori».
Legacoop Romagna associa 352 cooperative nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, che complessivamente sviluppano un valore della produzione pari a 8 miliardi di euro e occupano più di 28mila lavoratori; i soci sono oltre 320mila. (aa)

Fonte: Ufficio stampa Legacoop Romagna