Sicilia flagellata da “Harry”: nelle campagne scatta la conta dei danni

Venti tempestosi e mareggiate devastanti, il bilancio è pesantissimo

Sicilia flagellata da “Harry”: nelle campagne scatta la conta dei danni

Sembrano le immagini di un uragano abbattutosi sulle coste della Florida, e invece è la Sicilia. Il ciclone “Harry” ha colpito con una violenza senza precedenti la fascia orientale dell’Isola, lasciando dietro di sé uno scenario che molti definiscono “mai visto prima”. Onde alte fino a dieci metri, raffiche di vento che hanno superato i 100 km/h e precipitazioni eccezionali – fino a 300-400 millimetri in poche ore – hanno trasformato il litorale ionico in un fronte di guerra.
Non si è trattato di un uragano tropicale in senso stretto, ma di un medicane, un ciclone mediterraneo alimentato da un sistema di bassa pressione attorno al quale i venti ruotano in senso antiorario. Fenomeni rari, ma sempre più intensi, che negli ultimi anni stanno mostrando una frequenza e una forza crescente nel bacino del Mediterraneo. Secondo gli esperti, quello che ha colpito la Sicilia è stato l’evento più violento degli ultimi vent’anni.

Danni ingenti lungo la costa e nell’entroterra
Il bilancio provvisorio è pesantissimo. Lungo tutta la fascia costiera ionica i danni sono incalcolabili: stabilimenti balneari distrutti, attività commerciali allagate, strutture ricettive e abitazioni private gravemente danneggiate. Il mare ha avanzato senza ostacoli, spazzando via tutto ciò che incontrava. Ma se la costa è stata l’epicentro della furia del medicane, anche l’entroterra non è stato risparmiato. E qui il conto più salato lo paga, come spesso accade, l’agricoltura.

Agricoltura sotto assedio: agrumi a rischio
La tempesta ha colpito nel cuore della campagna agrumicola siciliana, in un momento particolarmente delicato della stagione. La piana di Catania, uno dei poli produttivi più importanti per l’agrumicoltura, è stata investita da venti violenti e piogge torrenziali che hanno causato la rottura di rami, la caduta massiccia dei frutti e l’allagamento dei campi.
A subire i danni maggiori sono stati gli agrumeti prossimi alla raccolta: arance, mandarini e limoni già pronti per il mercato sono finiti a terra, compromettendo rese e qualità. Ma le conseguenze non si fermano qui. Segnalazioni di danni arrivano anche da serre, vivai e coltivazioni orticole, sia in pieno campo sia sotto copertura. Le strutture leggere non hanno retto alle raffiche di vento.

“Una situazione critica”
«Non abbiamo ancora una fotografia chiara di quanto accaduto – ha dichiarato Giosuè Arcoria, presidente di Confagricoltura Catania a CataniaToday – ma la situazione è critica». Le stime sono ancora in corso, ma il timore è che il conto finale possa essere molto pesante, soprattutto per le aziende già provate dall’aumento dei costi di produzione e da un clima sempre più imprevedibile.