Dal campo
Actinidia nei suoli difficili: Bounty 71 si conferma il più idoneo
I tecnici della fondazione F.lli Navarra: maggiore tolleranza al ristagno idrico e più margine nella gestione

Un portinnesto che “fa la differenza” nei terreni pesanti. A quattro anni dall’avvio del Progetto Kiwi presso la Fondazione per l’Agricoltura F.lli Navarra (partito nel 2022), le prime evidenze agronomiche diventano indicazioni operative: sulla varietà di kiwi giallo Jintao, in condizioni di suolo complesso e con criticità di drenaggio, il portinnesto che ha mostrato la migliore adattabilità è Bounty 71.
A fare il punto sono Michele Mariani e Alessandro Zago, tecnici della Fondazione, che sintetizzano così l’esito della prova: “Al termine della quarta foglia è emerso con chiarezza quale sia il portinnesto più adatto alla varietà Jintao: il Bounty 71”. La sperimentazione ha messo a confronto tre soluzioni – Bounty, Hayward e Tomuri – ma già nel corso dell’autunno scorso il responso del campo è stato netto: “la maggior parte delle piante su Hayward e parte di quelle su Tomuri sono state estirpate perché morte o in forte deperimento”. Un dato che, in un contesto in cui la sanità radicale è spesso l’ago della bilancia, indirizza con forza le scelte per i nuovi impianti e per i reimpianti in aree problematiche.
Il portinnesto Bounty 71 – ricordano Mariani e Zago – “è stato ottenuto in Cina e sviluppato in Nuova Zelanda” e nasce con una finalità precisa: “è stato inizialmente utilizzato in terreni pesanti e con problemi di drenaggio, per estendere la coltivazione dell’actinidia anche in contesti poco vocati”. Una “mission” che torna attuale anche in Italia, dove la gestione dell’acqua e la vulnerabilità dell’actinidia ai ristagni rendono determinanti portinnesto e strategia irrigua.

Non a caso, il progetto ha affiancato alla valutazione dei portinnesti un approfondimento mirato sulla gestione idrica in suoli pesanti, partendo da un principio chiave: “c’è una stretta correlazione tra apporto d’acqua e sanità della pianta”, perché la morìa del kiwi è spesso innescata o aggravata da “ristagni idrici o da un’irrigazione non corretta”. Il campo sperimentale è stato quindi impostato con un impianto a goccia (gocciolatori a 40 cm, 2,2 l/ora), integrato da microsprinkler sottochioma. A supporto delle decisioni irrigue, l’umidità del suolo viene monitorata con due stazioni dotate di tensiometri meccanici, per leggere in modo puntuale l’evoluzione della tensione idrica nel profilo.
Il sito di prova, però, presenta una criticità non trascurabile: “la presenza di due canali che circondano il campo e che, durante l’irrigazione, rallentano il drenaggio del terreno”. In una situazione del genere, la risposta del portinnesto diventa cruciale. Ed è qui che, secondo i tecnici della Fondazione, Bounty ha mostrato il proprio vantaggio: “il Bounty 71 si è dimostrato il più idoneo grazie alla conformazione dell’apparato radicale”, capace di “colonizzare rapidamente il suolo ed emettere nuove radici superficiali anche in condizioni di asfissia”.

Un comportamento che trova riscontro anche nelle esperienze più recenti fuori dal campo prova. “Introdotto in Italia da cinque-sei anni, soprattutto in aziende colpite da morìa, il Bounty 71 ha confermato una maggiore tolleranza al ristagno idrico”, spiegano Mariani e Zago. Un aspetto che ha un valore pratico immediato: questa tolleranza può “consentire di correggere errori irrigui o superare fasi critiche stagionali”, aumentando il margine di sicurezza gestionale.
Resta tuttavia un punto fermo, che i tecnici richiamano con cautela: la tolleranza non è immunità. “Eccessi idrici prolungati e falda alta portano comunque a un lento declino fisiologico e a marciumi radicali”. In altre parole, il portinnesto può ampliare la finestra di gestione e ridurre il rischio, ma non sostituire la corretta conduzione idrica e la capacità del suolo di smaltire l’acqua.
Per la filiera del kiwi, soprattutto nelle aree dove la morìa ha lasciato il segno, l’indicazione che arriva dalla Fondazione Navarra è quindi duplice: da un lato una scelta tecnica più robusta per Jintao – Bounty – dall’altro la conferma che, nei terreni pesanti, la sostenibilità dell’impianto passa prima di tutto da monitoraggio e strategia irrigua, oltre che dalla genetica del portinnesto.



















