SICILIA, SONO TORNATI I "FORCONI". OGGI IL GIORNO DECISIVO: MINACCIATO LO SCIOPERO DEI TIR

SICILIA, SONO TORNATI I "FORCONI". OGGI IL GIORNO DECISIVO: MINACCIATO LO SCIOPERO DEI TIR
Non hanno alcuna intenzione di mollare adesso, sono Mariano Ferro, Giuseppe Scarlata e Franco Crupi, i leader del movimento siciliano dei Forconi, che dalla scorsa domenica sono tornati a presidiare gli imbarcaderi di Villa San Giovanni. Il Movimento che a Gennaio, insieme agli autotrasportatori, ha paralizzato la Sicilia per una settimana, si è radunato sullo Stretto dopo un tour che ha toccato moltissimi centri dell'Isola. E oggi scade l'autorizzazione della Prefettura. "Se da Roma non giungeranno notizie - ha annunciato tuttavia Ferro - la protesta attuata potrebbe proseguire oltre il termine e arrivare anche al blocco degli imbarcaderi per la Sicilia".
"Il Governo - spiega Ferro - sta tagliando su tutto tranne che sulle spese della politica. È da qui che nasce la nostra rabbia. C'è una parte della società che non vuole fare sacrifici. Noi chiediamo rispetto per gli autotrasportatori, per le aziende. Vorremmo rimettere in moto l'economia. Il fatto è che il popolo sta affondando e nessuno dice come è possibile uscire dal tunnel". Da sempre tra i punti principali del programma dei Forconi c'è la richiesta di una legge più severa sull'anti-taroccamento.
"In queste notti - racconta Franco Crupi - abbiamo visto come il 50% della merce diretta in Sicilia che transita sullo Stretto è composta da ortofrutta. Mentre i nostri prodotti vengono distrutti".
Ma i leader del movimento sono sempre più convinti che per farsi sentire non basta il semplice presidio. Fino ad ora si sono limitati a rallentare il traffico dei camion ma "Da oggi potremmo cambiare strategia e bloccare anche altro, dipende dalle risposte del Governo". La tensione cresce, così come il numero di poliziotti attorno ai presidi. Fino adesso fortunatamente non si sono verificati atti violenti tra Forconi e forze dell'ordine.

Aggiornamento diretto sul sito ufficiale del Movimento.

Fonte: La Repubblica