Supermercati chiusi la domenica?

Coop rilancia, Federdistribuzione boccia, la politica valuta una stretta anche sui festivi

Supermercati chiusi la domenica?

Si riaccende con forza il dibattito sulle chiusure domenicali e festive nel settore del commercio, spaccando il fronte tra le grandi catene: da un lato chi preme per un superamento della liberalizzazione introdotta nel 2011 dal decreto "Salva Italia", dall'altro chi difende l'attuale assetto. La politica osserva e tenta di regolamentare la materia, guardando a un panorama europeo quanto mai frammentato: si passa dal rigore di Germania e Austria, dove le saracinesche restano abbassate, alla libertà quasi totale di Paesi Scandinavi e Spagna (con l'eccezione di Madrid), passando per i modelli ibridi di Francia e Regno Unito, che puntano su orari ridotti.

In questo scenario, da "paese che vai, apertura che trovi", prendendo in prestito un famoso detto, la discussione italiana assume oggi una connotazione prettamente economica legata all'efficientamento dei costi. Come ha spiegato Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, che ha rilanciato il tema della chiusura domenicale dei supermercati, proponendo di aprire un confronto per arrivare a sei giorni di apertura settimanale.
Secondo le stime dell’Ufficio Studi Coop, la chiusura la domenica consentirebbe risparmi complessivi tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro per il sistema della Gdo, grazie soprattutto alla riduzione del costo del lavoro nei festivi. Risorse che potrebbero essere reinvestite in promozioni e in una migliore organizzazione del lavoro. Dalle analisi emerge inoltre che, in caso di chiusura domenicale, il 33% dei consumatori sceglierebbe un’altra insegna, mentre il 38% rimanderebbe la spesa attendendo la riapertura del proprio punto vendita abituale. Coop collega questa riflessione anche ai cambiamenti post pandemia, con una crescente attenzione all’equilibrio tra vita privata e lavoro, e al fatto che le aperture domenicali, introdotte nel 2011 per sostenere i consumi, oggi rischiano di non produrre gli stessi effetti in un mercato segnato da capacità di spesa limitata e costi fissi in aumento.

La proposta ha però incontrato una forte opposizione nel resto della distribuzione moderna, come evidenziato da Il Sole 24 Ore. Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, ha definito l’ipotesi di chiusura domenicale una misura antistorica e dannosa per imprese e clienti, soprattutto in una fase di consumi fragili. Buttarelli ha sottolineato che domenica e sabato sono giornate chiave per gli incassi e che per molte famiglie la domenica è diventata un momento insostituibile per fare la spesa. Ha inoltre richiamato il rischio di favorire ulteriormente le piattaforme online, operative sette giorni su sette. Nel fronte del no rientrano anche realtà come Crai e New Princes, che evidenziano come la riduzione delle aperture possa indebolire la competitività del retail fisico e penalizzare filiere già sotto pressione, senza risolvere il tema dei costi strutturali.
Sul piano politico, come riportato dall’ANSA, la polemica si è ulteriormente accesa con la proposta di legge di Fratelli d’Italia che prevede la chiusura obbligatoria dei negozi in sei festività nazionali – Natale, Santo Stefano, Capodanno, Pasqua, Primo Maggio e Ferragosto – con sanzioni fino a 12 mila euro e la possibilità di chiusura temporanea in caso di recidiva. Sono previste deroghe per alcune attività, come bar, ristoranti e punti vendita in stazioni e aeroporti. La misura è stata criticata da associazioni del retail e opposizioni, che temono effetti negativi su fatturati e occupazione, mentre Coop e Filcams Cgil la considerano uno strumento utile per tutelare i lavoratori e riportare regole condivise dopo anni di liberalizzazione.
In Europa l’apertura domenicale è varia. In Germania, Austria e Polonia i supermercati restano chiusi (salvo stazioni o date rare). In Francia aprono spesso solo fino alle 13:00, mentre nel Regno Unito i grandi store sono limitati a 6 ore. In Spagna la situazione è mista: a Madrid c'è libertà totale, ma in altre regioni si apre solo in date specifiche. Al contrario, in Scandinavia, Portogallo e Olanda la libertà è quasi totale, come nei giorni feriali.

Resta infine il caso di alcune insegne che, pur potendo restare aperte, scelgono volontariamente la chiusura domenicale. È l’esempio di Mercadona, che ha trasformato questa scelta in un elemento identitario a favore dei propri lavoratori. Una strategia che non ha penalizzato le performance del gruppo spagnolo, forte di un livello di fidelizzazione molto elevato e di una posizione di leadership consolidata. Un modello difficilmente replicabile in Italia, dove la maggiore frammentazione del mercato rende complesso per una singola catena assumersi da sola il rischio di rinunciare alle aperture domenicali senza perdere quote di mercato. (lg)