Angurie, meno offerta e più valore: il 2026 parte con prudenza

Dopo una stagione difficile, la filiera punta a evitare eccessi produttivi e a sostenere quotazioni più coerenti con i costi che aumentano

Angurie, meno offerta e più valore: il 2026 parte con prudenza

La campagna angurie comincia ad accelerare, accompagnata da un cauto ottimismo. La Sicilia ha aperto le danze ormai da alcune settimane, mentre le produzioni stanno progressivamente risalendo la Penisola, tra Lazio, Campania e areali del Nord. Il meteo di maggio, tra piogge diffuse, sbalzi termici e scarsa luminosità, non ha aiutato né la produzione né i consumi, ma l’aumento delle temperature degli ultimi giorni sta ridando slancio al mercato.
Il quadro di partenza appare diverso rispetto allo scorso anno: meno euforia sugli ettari, maggiore prudenza nei trapianti e una ricerca più marcata di valore. 

Dopo un 2025 segnato da eccesso di offerta e prezzi compressi, la filiera sembra orientata a una gestione più equilibrata della campagna, pur dovendo fare i conti con costi produttivi ancora molto elevati.

Parenti: “Nel 2026 la parola d’ordine è prudenza”
A leggere la fase attuale in chiave europea è Simona Parenti, Account Manager anguria e melone Nord Italia di BASF | Nunhems, che parte proprio dall’eredità della scorsa stagione.

Simona Parenti, Account Manager anguria e melone Nord Italia di BASF | Nunhems

“Il 2025 è stato un anno difficile per tutta Europa”, spiega Parenti. “L’elevata produzione, abbinata a prezzi bassi, ha determinato un forte calo della redditività. Per questo il 2026 si apre con un approccio diverso: non si guarda tanto all’espansione delle superfici, quanto alla capacità di difendere il valore del prodotto”.
In questo scenario, secondo Parenti, diventano centrali tre elementi: qualità, consistenza e affidabilità. “Sono aspetti sempre più importanti, soprattutto nei Paesi occidentali, dove l’obiettivo non è aumentare gli ettari, ma dare continuità a un prodotto riconoscibile e remunerativo. Turchia, Spagna e Italia restano i tre principali Paesi produttori, ma nei diversi areali europei, durante la fase dei trapianti, la parola d’ordine è stata prudenza”

Da qui l’attesa per una campagna meno appesantita dall’offerta rispetto al 2025, anche se l’andamento finale dipenderà inevitabilmente dal meteo. “Ci aspettiamo una pressione produttiva più contenuta, al netto naturalmente delle dinamiche climatiche. Dopo settimane non semplici, l’arrivo del caldo può favorire una ripartenza più decisa dei consumi”.

BIOHAND, buon avvio per l’anguria bio: prezzi sopra il 2025
In Sicilia i primi segnali commerciali sono incoraggianti anche per il prodotto biologico. BIOHAND, realtà agricola con appezzamenti tra Ispica, nel Ragusano, e Noto, in provincia di Siracusa, registra un avvio positivo, soprattutto sul fronte delle quotazioni.

“Per le angurie stiamo osservando un miglioramento rispetto allo scorso anno”, spiega Marco Spataro, tecnico alla produzione dell’azienda. “Oggi i valori si collocano indicativamente tra 1,70 e 1,75 euro al chilo, contro 1,40-1,50 euro dello scorso anno”.
A sostenere il mercato contribuisce anche la qualità del prodotto. “Le condizioni climatiche delle ultime settimane, pur non sempre semplici, ci stanno consegnando angurie con caratteristiche organolettiche interessanti. Il grado zuccherino si attesta tra 9 e 11 gradi Brix, un dato positivo per questa fase della stagione”.

Il canale estero resta centrale per l’azienda. “L’entusiasmo è alto soprattutto sull’export, che rappresenta il nostro principale sbocco commerciale. Francia e Germania stanno richiedendo volumi importanti”. Sul fronte produttivo, le aspettative sono di crescita, anche se la campagna è ancora alle prime battute: “Stimiamo un aumento dei volumi di circa il 50% rispetto alla passata stagione, ma siamo ancora all’inizio e il quadro andrà verificato nelle prossime settimane”.

San Lidano, trapianti regolari ma costi fuori scala
Per San Lidano Group la stagione è partita senza particolari intoppi sul piano agronomico. Roberto Di Pastina, Amministratore Delegato del gruppo, conferma una programmazione sostanzialmente in linea con lo scorso anno, con un leggero incremento sulle mini angurie.

“I trapianti stanno procedendo regolarmente. Come superfici siamo rimasti sostanzialmente in linea, con un piccolo aumento sulle mini. Per l’anguria tradizionale abbiamo un programma di circa 650 ettari, mentre sulle mini siamo attorno ai 250-270 ettari, tra nera, striata e, da quest’anno, anche gialla”. I trapianti in pieno campo sono iniziati il 10 marzo per le mini e il 13 marzo per le angurie tradizionali, con chiusura prevista intorno al 15 giugno. “Finora non abbiamo avuto particolari intoppi, anche perché gestiamo direttamente tutte le operazioni. L’impostazione resta quella prevista: non pianteremo di più, semmai potrà esserci qualche aggiustamento, ma il programma è sostanzialmente confermato”.

La campagna è partita dalla zona di Pachino con le produzioni più precoci, per poi spostarsi progressivamente verso Sabaudia e Sezze. “I primi raccolti sotto serra sono già iniziati, mentre la raccolta delle angurie più tardive arriverà fino a fine agosto”.

Roberto Di Pastina, Amministratore Delegato San Lidano Group

Il vero nodo, per Di Pastina, non è oggi la regolarità produttiva, ma la tenuta economica. “Dal punto di vista climatico la campagna è stata tutto sommato regolare. Certo, nelle ultime settimane ci sono state oscillazioni termiche evidenti, ma ora ci stiamo avviando verso una normalizzazione delle temperature, che è quello che serve all’anguria”.
Ben più pesante il tema dei costi. “I mezzi tecnici sono aumentati su tutta la linea: gasolio, manichette, concimi, pacciamatura biodegradabile, che è praticamente raddoppiata. Senza dimenticare trasporti e imballaggi. È una situazione che impone grande attenzione in ogni fase. Inevitabilmente anche sui prezzi non potremo scendere sotto una certa soglia, che oggi è più alta rispetto al passato”.

Castello: “Volumi sotto le attese, ma il mercato può ripartire
Anche per Ortofrutta Castello l’avvio della campagna angurie presenta luci e ombre. Luigi Castello evidenzia soprattutto l’impatto del meteo di maggio, che ha rallentato i consumi e inciso sulle rese.

Luigi Castello

“Sull’anguria i volumi sono inferiori alle attese. Le rese si attestano sui 400-450 quintali per ettaro, sia in Sicilia sia in Campania, quindi siamo sotto media. Piogge e scarsa luminosità hanno penalizzato soprattutto questa referenza”.
La programmazione, secondo Castello, era stata costruita in modo corretto, con produzioni scalari e una disponibilità distribuita nel tempo. “C’erano i presupposti per un avvio più brillante, ma il calo delle temperature e le precipitazioni hanno frenato i consumi. Detto questo, siamo ancora nelle prime fasi della campagna e l’aumento delle temperature può cambiare rapidamente il passo del mercato”.

Un elemento favorevole arriva anche dal confronto con i competitor esteri. “In questa fase ci sono finestre di mercato interessanti, perché da Grecia e Spagna sta arrivando meno prodotto e con costi più elevati rispetto alla merce italiana. Le prossime giornate saranno decisive per capire l’andamento della campagna”.

Il denominatore comune, dunque, resta la cautela. L’offerta sembra meno pesante rispetto al 2025, la domanda può beneficiare del caldo e i prezzi partono da livelli più sostenuti. Ma tra costi elevati, meteo instabile e consumi ancora da consolidare, la campagna angurie 2026 si giocherà sulla capacità della filiera di difendere il valore senza perdere continuità commerciale. (lg)