Dal campo
Stime pesche e nettarine, Europa a +8%: produzione buona, senza surplus, ma pesano i costi
Volumi attesi sopra 3,4 milioni di tonnellate, lievi aumenti per Italia, Spagna e Francia. Rimbalzo della Grecia (+24%)

Pesche, nettarine e percoche europee verso una campagna 2026 in recupero, ma senza eccessi produttivi. Dopo un 2025 condizionato da diverse criticità, le stime indicano una crescita dell’8% a livello europeo, con una produzione attesa poco sopra i 3,4 milioni di tonnellate: un volume che riporta il comparto sui livelli del 2024, ma dentro uno scenario tutt’altro che privo di incognite. A trainare l’incremento è soprattutto la Grecia, attesa in crescita del 24%, dopo una scorsa campagna particolarmente problematica. Più contenuti, invece, gli aumenti negli altri tre grandi Paesi produttori – Spagna, Italia e Francia – dove l’andamento climatico non ha finora evidenziato criticità strutturali e le previsioni si collocano nell’ordine del +3-6%. Fuori dall’Unione europea, torna a pesare anche la Turchia, che dopo il forte ridimensionamento del 2025, legato alle gelate, si presenta nuovamente vicina al pieno potenziale produttivo. Più che i patogeni (anche se la primavera umida potrebbe presentare il conto con marcescenze) a preoccupare gli operatori è ancora una volta il clima, con eventi grandinigeni che hanno già interessato alcuni areali, a partire dalla Catalogna, insieme alla pressione crescente dei costi di produzione, stimata da alcune fonti in aggravio di 15-20 centesimi al chilo. È questo, in sintesi, il quadro emerso ieri a Interprunus, il forum annuale delle drupacee organizzato da Afrucat, l’associazione delle imprese frutticole catalane, giunto alla 25ª edizione. L’appuntamento ha riunito rappresentanti dei principali Paesi produttori, chiamati a presentare le previsioni 2026 per pesche, nettarine e percoche.

Italia, produzione a quota 912mila tonnellate
A presentare le stime per l’Italia è stata Elisa Macchi, direttrice di CSO Italy, che ha delineato uno scenario complessivamente positivo per la campagna 2026."La stagione si presenta abbastanza bene", ha spiegato Macchi. "Dal punto di vista climatico non ci sono stati problemi rilevanti, a parte un po’ di gelo nel Nord, in Piemonte, che però ha inciso in modo residuale sul totale. Anche al Sud si è registrata qualche criticità, ma senza eventi tali da compromettere il potenziale produttivo". Sul fronte delle superfici, il comparto conferma il trend già evidenziato nel 2025, con un calo che tende però ad attenuarsi. "Le superfici aggiornate al 2026 mostrano una flessione delle pesche intorno al 3%, mentre le nettarine restano sostanzialmente costanti come impianti in produzione", ha aggiunto Macchi.

La produzione italiana di pesche, nettarine e percoche è stimata a 912mila tonnellate lungo tutta la Penisola. Oltre la metà dei volumi si concentra nel Sud Italia, che si conferma il principale areale produttivo e mostra una sostanziale stabilità. Il Nord, invece, supera le 270mila tonnellate, segnando un recupero rispetto alla campagna precedente.
Fitosanitari, nessuna emergenza ma servono strumenti
Sul piano fitosanitario, l’Italia si allinea al quadro emerso negli altri Paesi produttori: al momento non si registrano criticità particolarmente evidenti. Tuttavia, il tema resta centrale, soprattutto in prospettiva.
"Con il cambiamento climatico avremo bisogno di maggiori mezzi di difesa", ha sottolineato Macchi. "Il tema fitosanitario è importante e va affrontato, soprattutto perché molecole revocate in Italia sono poi utilizzate dai nostri competitor".
Spagna, primavera favorevole ma costi in aumento
Anche dalla Spagna arriva un quadro produttivo in crescita. I referenti iberici hanno evidenziato una primavera molto positiva, con fioriture abbondanti e un’ottima allegagione, elementi che hanno consentito di contenere l’impatto delle grandinate che hanno colpito alcuni areali. Le criticità non sono mancate, in particolare in Catalogna, dove una parte del prodotto si stima sarà destinata all’industria proprio a causa dei danni da grandine. In alcune zone si sono registrati anche episodi di gelo, ma limitati ad areali circoscritti. Nel complesso, la produzione spagnola di pesche, nettarine e percoche è stimata in crescita del 6% rispetto allo scorso anno, per un totale di poco superiore a 1,5 milioni di tonnellate. Un dato molto vicino a quello del 2024. La campagna è partita circa un mese fa, ma i risultati iniziali non sono stati particolarmente brillanti, complice un andamento meteo poco favorevole ai consumi.
Nella panoramica delle diverse aree produttive spagnole, quasi tutti gli areali risultano in crescita, con l’eccezione dell’Extremadura.

Il nodo dei costi: fino a 20 centesimi al chilo in più
Fra i temi più sentiti dai referenti spagnoli è emerso con forza quello dei costi di produzione. Le tensioni energetiche e l’aumento dei mezzi tecnici continuano a pesare sui bilanci delle imprese, con un aggravio stimato tra 15 e 20 centesimi al chilo. Un incremento non marginale, soprattutto in un comparto dove il trasferimento dei maggiori costi lungo la filiera resta uno dei passaggi più delicati. La necessità di ribaltare almeno parte di questi aumenti sui prezzi di vendita si conferma quindi uno dei nodi centrali della campagna 2026.
Grecia, forte rimbalzo dopo le difficoltà del 2025
Tra i Paesi produttori europei, la Grecia è quello che mostra il recupero più marcato. Dopo una campagna 2025 condizionata da diverse criticità, la produzione 2026 è attesa in crescita di circa il 25%, fino a raggiungere le 755mila tonnellate complessive. Nel dettaglio, pesche e nettarine dovrebbero attestarsi attorno alle 450mila tonnellate, con un incremento del 35% rispetto allo scorso anno, mentre le percoche sono previste in aumento del 12%. Un quadro quindi decisamente più favorevole, anche se non privo di qualche criticità territoriale.
Nella regione della Macedonia, infatti, si sono registrati alcuni problemi che potrebbero incidere soprattutto sulle percoche, ma nel resto del Paese la produzione dovrebbe mantenersi su livelli regolari rispetto al potenziale. L’avvio della campagna viene indicato sostanzialmente in linea con la norma e gli operatori greci guardano ora con fiducia all’evoluzione del raccolto e alla tenuta dei prezzi.

Francia stabile con un progressivo ricambio varietale
Più lineare il quadro della Francia. Dopo un 2025 tutto sommato nella norma, la campagna 2026 dovrebbe ricalcare un andamento simile per pesche e nettarine, a differenza di quanto previsto per l’albicocco, dove si attende invece una flessione più significativa. La produzione francese di pesche e nettarine è stimata a 227mila tonnellate, sostenuta da una primavera favorevole. Sul fronte delle superfici, si osserva un progressivo ricambio varietale, con l’introduzione di cultivar più performanti e più coerenti con le richieste del mercato.
Produzione buona, ma non eccedentaria
In conclusione, le stime europee per pesche, nettarine e percoche restituiscono l’immagine di una campagna 2026 in recupero, ma non eccedentaria. La riduzione delle superfici registrata negli ultimi anni contribuisce infatti a contenere il rischio di surplus, anche in presenza di una produzione complessivamente più abbondante rispetto al 2025.Restano però diverse incognite. La prima riguarda i possibili accavallamenti produttivi tra areali, in un calendario sempre più condizionato dall’andamento climatico. Il meteo sarà determinante sia per sostenere o frenare i consumi, sia per incidere sull’effettivo potenziale produttivo.Sul fronte fitosanitario non sono emerse emergenze diffuse, ma la primavera umida potrebbe lasciare strascichi in termini di marcescenze e tenuta del prodotto. A preoccupare maggiormente, al momento, sono soprattutto i costi di produzione, in aumento su più fronti. Un aggravio che il comparto dovrà cercare di trasferire al mercato, in una partita che, come noto, resta tutt’altro che semplice.



















