Dal campo
Willaertia magna, la nuova soluzione biologica contro peronospora e oidio
Un approccio multisito tipico degli induttore di resistenza che punta a colmare il gap lasciato dalle molecole di sintesi

La riduzione progressiva dei fitofarmaci di sintesi e i vincoli sempre più stringenti sull’impiego del rame stanno ridisegnando gli equilibri della difesa fitosanitaria in viticoltura e orticoltura. In questo scenario, tra pressione normativa e crescente difficoltà nel controllo delle resistenze fungine, si affaccia una tecnologia che punta a cambiare paradigma: il lisato di Willaertia magna C2c Maky, sviluppato dalla biotech francese Amoéba – come scrive Andrea Lovazzano in un articolo di Terra & Vita
Si tratta di una soluzione che non deriva dal tradizionale arsenale di batteri, funghi o estratti vegetali, ma da un organismo unicellulare appartenente al gruppo dei protisti, finora mai esplorato in ambito agricolo su scala applicativa. Un cambio di prospettiva che, secondo i primi dati sperimentali, potrebbe offrire un supporto concreto alle strategie di difesa integrata in un contesto sempre più restrittivo.
Dal laboratorio al campo: un nuovo approccio biologico
Il principio attivo non è un organismo vivo, ma un lisato cellulare ottenuto tramite processi industriali di fermentazione e successiva rottura meccanica delle cellule. Il risultato è una miscela complessa di enzimi, peptidi e metaboliti con attività biologica.
Secondo i ricercatori, questa “firma molecolare” agirebbe su più livelli: da un lato interferendo direttamente con la germinazione delle spore fungine, dall’altro attivando le difese naturali della pianta, in una logica assimilabile a quella degli induttori di resistenza.
Un elemento distintivo è proprio la natura “multisito” dell’azione, che ridurrebbe il rischio di insorgenza di resistenze, uno dei principali problemi degli ultimi anni per alcune classi di fungicidi oggi ampiamente diffuse.
Il comparto dell’uva è tra i primi interessati dalla sperimentazione, anche per l’elevata pressione normativa sul rame, ormai limitato a 4 kg/ha/anno in media nell’arco di sette anni in ambito europeo. Le prove di campo indicano che il lisato di Willaertia magna, inserito in strategie integrate, può contribuire a ridurre il fabbisogno di rame senza compromettere il controllo della peronospora (Plasmopara viticola), soprattutto se utilizzato in miscela o alternanza con dosi ridotte del metallo.
Risultati incoraggianti emergono anche nella gestione dell’oidio, dove l’impiego combinato con zolfo consentirebbe una buona efficacia contenendo al tempo stesso il rischio di fitotossicità nelle fasi più calde della stagione. Nel comparto orticolo, in particolare su pomodoro, patata e cucurbitacee, il prodotto è stato testato contro patogeni chiave come Phytophthora infestans e Podosphaera xanthii. Le prove preliminari indicano un controllo comparabile agli standard di riferimento in strategie ben posizionate, con l’ulteriore vantaggio di un intervallo di sicurezza molto ridotto, elemento strategico per le colture a raccolta scalare. Tra i principali vantaggi evidenziati dagli operatori tecnici emerge la possibilità di intervenire anche in prossimità della raccolta e la compatibilità con insetti utili e programmi di lotta integrata. Non mancano tuttavia alcune criticità operative. Il prodotto, essendo di contatto, risulta sensibile al dilavamento in caso di piogge intense, richiedendo un’attenta gestione delle finestre di intervento e della qualità di distribuzione in campo. Un altro elemento chiave sarà la capacità di integrazione con le strategie esistenti: il lisato non si propone come sostituto diretto dei prodotti convenzionali, ma come strumento complementare all’interno di programmi sempre più articolati.
Una nuova frontiera per la difesa sostenibile
L’ingresso dei protisti nel panorama della difesa fitosanitaria rappresenta un passaggio significativo nella ricerca di soluzioni alternative ai principi attivi tradizionali. In un contesto segnato da riduzione degli input chimici, resistenze crescenti e domanda di produzioni sempre più “pulite”, tecnologie come quella basata su Willaertia magna potrebbero contribuire a ridefinire gli equilibri della protezione delle colture.



















