Dal campo
Dietro ogni ciliegia c’è un sistema: Agrintesa e Gruppo Alegra raccontano la forza della cooperazione
A monte di uno dei frutti più attesi della primavera c’è una filiera specializzata e organizzata, capace di unire l'areale storico di Vignola e nuova cerasicoltura romagnola

La ciliegia non è soltanto uno dei frutti più attesi della primavera: è forse uno dei pochi prodotti capaci di trasformare il banco ortofrutta in un richiamo immediato, emozionale, quasi istintivo. Per la sua sfiziosità, perché “una tira l’altra”, ma anche perché conserva ancora una stagionalità netta, riconoscibile da chiunque.
C’è però un altro aspetto, meno evidente al consumatore ma decisivo per comprendere davvero questo prodotto: dietro ogni ciliegia c’è una passione fuori dal comune. Una dedizione che si percepisce pienamente solo andando in campo, accanto a chi questa coltura la vive ogni giorno. È quello che abbiamo fatto nei giorni scorsi visitando le aziende di Pier Giorgio Lenzarini, presidente di Alegra (l’ammiraglia del Gruppo omonimo, che riunisce anche Brio e Valfrutta Fresco), vicino a Valsamoggia, a metà strada tra Bologna e Modena, nell’areale storico di Vignola, e di Aristide Castellari, presidente di Agrintesa, alle porte di Faenza, nel Ravennate.

Due scelte tutt’altro che casuali. Agrintesa e Gruppo Alegra rappresentano infatti una realtà di riferimento nel panorama cerasicolo nazionale, con oltre 400 ettari coltivati, una produzione che quest’anno si avvicinerà al pieno potenziale delle 3 mila tonnellate, e un percorso di crescita ulteriore già tracciato e in corso. Circa tre quarti dei volumi si concentrano nell’areale di Vignola, dove il gruppo rappresenta oltre il 50% della Ciliegia di Vignola Igp; la quota restante arriva dalla Romagna, territorio con una storia cerasicola meno consolidata rispetto all’Emilia, ma oggi protagonista di una crescita moderna e fortemente tecnica.
La strategia della cooperativa, infatti, ha assunto una direzione precisa: investire in impianti professionali, protezione e innovazione. Non a caso oltre il 40% delle superfici cerasicole a catasto è oggi coperto e difeso con sistemi antibrina, a conferma di un approccio alla coltura sempre più strutturato e professionale.
Una coltura identitaria
Per Agrintesa e Gruppo Alegra la ciliegia è un prodotto identitario. Lo dimostra anche il fatto che entrambi i presidenti siano produttori di questo frutto in prima persona. “La ciliegia ti prende, in un modo difficile da descrivere”, racconta Pier Giorgio Lenzarini direttamente dai suoi campi, dove questa coltura è parte della storia familiare.

“Mio nonno nel dopoguerra vendette l’attività casearia per dedicarsi alla frutta, e in particolare alle ciliegie. Oggi, insieme a mio fratello, coltiviamo 6 ettari di ciliegio all’interno di un’azienda di oltre 30 ettari, dove abbiamo anche pere, susine, pesche piatte e albicocche. Ma l’emozione che ti prende durante la raccolta delle ciliegie è davvero indescrivibile”.
Una passione che si lega a doppio filo con la complessità professionale della coltura. Il ciliegio richiede scelte ponderate in funzione del contesto pedoclimatico, investimenti importanti in fase d’impianto e una gestione estremamente precisa. La stagione è breve, gli errori si pagano subito e il “manico” del produttore continua a fare una differenza sostanziale. “Non ti puoi improvvisare cerasicoltore”, spiega Lenzarini. “I rischi sono tanti, ma allo stesso tempo, se le cose vengono fatte bene, questa coltura può dare grandi soddisfazioni”.
Tecnica, varietà e rischio
Entrando nel dettaglio tecnico, Lenzarini ha scelto una filosofia basata su impianti a bassa densità, con piante vigorose gestite a vaso o a bandiera. “Quest’ultimo è un sistema peculiare, che richiede una potatura di allevamento attenta, ma una volta formato favorisce la raccolta e la qualità dei frutti”.

La campagna si sviluppa in poco più di 40 giorni e richiede un mix varietale articolato, in grado di coprire l’intera finestra produttiva. “Abbiamo varietà note come Bigarreaux, Lapins, Grace Star e Celeste, insieme ad altre più recenti, come la serie Sweet dell’Università di Bologna. Bisogna conoscerle bene, perché ognuna ha caratteristiche e comportamenti specifici”.
Accanto alla tecnica, restano le criticità. La prima riguarda la manodopera, soprattutto nella fase di raccolta, sempre più difficile da reperire e organizzare. Sul fronte fitosanitario, invece, la Drosophila suzukii resta il nemico principale. “È certamente in cima alla lista dei problemi”, osserva Lenzarini. “Non siamo agevolati dalle poche armi rimaste a disposizione, ma tutto sommato riusciamo a gestirla”.

In questo quadro emerge con forza il valore dell’accompagnamento tecnico. Essere parte di una struttura organizzata come Agrintesa significa poter contare su competenze specialistiche, assistenza continua e accesso alle principali innovazioni varietali disponibili sul mercato.
Il sapere che diventa cooperazione
Proprio questo patrimonio di know-how, innovazione e professionalità è stato trasferito negli anni verso i produttori romagnoli, in particolare nel Ravennate, dove il ciliegio non aveva una tradizione solida paragonabile a quella emiliana.
“Qui si innesta perfettamente il senso della cooperazione”, afferma Aristide Castellari, che conduce un’azienda frutticola di circa 60 ettari nell’areale faentino. “Siamo una famiglia allargata nella quale si mette a valore comune il sapere acquisito nei diversi territori”.
Castellari ha vissuto in prima persona questo passaggio. “Sono stato tra i primi ad approcciare il ciliegio nell’areale romagnolo, oltre dieci anni fa, abbracciando subito la spinta innovativa degli impianti ad alta densità e delle nuove selezioni dell’Università di Bologna, che il nostro comparto tecnico stava valutando con grande attenzione. Oggi coltivo circa 8 ettari di ciliegio, tutti protetti, con un mix varietale che copre l’intero arco della stagione”.

Un percorso nato come scommessa, ma reso possibile dalla forza della struttura cooperativa. “Inserire in azienda una coltura mai coltivata prima in modo intensivo non è un passaggio banale. In altri contesti sarebbe probabilmente molto difficile, se non impossibile. In Agrintesa, invece, ogni socio romagnolo ha potuto avvicinarsi al ciliegio con piena consapevolezza di ciò che questa coltura comportava, sapendo che non sarebbe stato lasciato solo”.
Il risultato è evidente nei numeri e nella qualità degli impianti. In pochi anni gli ettari di ciliegio in Romagna sono cresciuti sotto il segno della modernità e dell’innovazione tecnica. “Oggi è chiaro a tutta la base sociale che il ciliegio è una coltura professionale, nella quale non ci si può improvvisare. Ma è anche una coltura che ti appassiona davvero, come ci hanno sempre raccontato i soci emiliani. E questa passione ci sta dando tante soddisfazioni”.
Una macchina a flusso teso
La soddisfazione produttiva, negli anni, è andata di pari passo con una crescente soddisfazione economica. Merito anche di un’organizzazione di magazzino e commerciale costruita per valorizzare un prodotto tanto delicato quanto rapido nei suoi tempi di gestione.
“La gestione delle ciliegie è quella più a flusso teso tra tutte le specie che trattiamo”, spiega Enrico Bucchi, direttore generale di Valfrutta Fresco e “uomo delle ciliegie” del Gruppo Alegra. “Parliamo di un prodotto caratterizzato da finestre di raccolta brevi e shelf life limitata. Per garantire un’elevata qualità raccogliamo e lavoriamo in giornata il prodotto nel miglior stato di maturazione, evitando di farlo sostare in cella. In questo modo arriviamo al consumo con ciliegie al top e riduciamo al minimo gli scarti, valorizzando al meglio la produzione dei nostri soci”.

Una macchina organizzativa che, nei due mesi scarsi di campagna, deve muoversi con estrema rapidità. Ma la velocità da sola non basta: servono tecnologia, coordinamento e capacità di adattarsi quotidianamente a ciò che arriva dai ceraseti.
“Le nostre linee di lavorazione, grazie agli investimenti importanti messi in campo ad Agrintesa, sono dotate delle più recenti tecnologie per la selezione e la lavorazione delle ciliegie”, prosegue Bucchi. “Questo ci consente di garantire omogeneità qualitativa, riducendo il margine d’errore e lavorando a velocità adeguate alle nostre esigenze. Ogni giorno dobbiamo adattarci a ciò che entra dalla produzione, che controlliamo praticamente in tempo reale, grazie al feedback dei tecnici in campo, fino alle richieste della clientela. Per garantire un prodotto di eccellenza nulla può essere lasciato al caso”.
Vignola Igp, Valfrutta Fresco e private label
L’offerta di Agrintesa commercializzata dal Gruppo Alegra si sviluppa lungo più direttrici. L’areale emiliano trova la sua massima valorizzazione nella Ciliegia di Vignola Igp, “sinonimo di ciliegia premium sul mercato italiano e riferimento che alza l’asticella della categoria”, sottolinea Bucchi. “Noi rappresentiamo oltre il 50% del prodotto certificato e crediamo ci sia ancora spazio per crescere”.
La produzione romagnola, invece, trova collocazione attraverso altre leve commerciali: dal marchio Valfrutta Fresco, che identifica la produzione premium dei soci, fino alle private label di alcune delle principali catene italiane. Dalle parole del direttore generale emerge chiaramente il livello di specializzazione raggiunto dal sistema. L’obiettivo è collocare ogni produzione nel canale più coerente, valorizzando gli sforzi fatti in campagna e dando continuità economica agli investimenti realizzati dai soci.

Mercato in ripresa dopo una partenza frenata
Anche la campagna in corso offre segnali interessanti, seppur dentro uno scenario che continua a muoversi in modo irregolare. “Quest’anno si conferma una certa schizofrenia del mercato”, osserva Bucchi. “Il freddo ha rallentato notevolmente i consumi nella prima parte della stagione, mentre negli ultimi giorni abbiamo assistito a un’accelerazione davvero impressionante”.
Le quotazioni si stanno posizionando su livelli molto positivi, pur senza raggiungere i picchi della scorsa annata, quando la carenza diffusa di prodotto aveva spinto il mercato verso valori eccezionali. “Oggi i prezzi non sono quelli dell’anno scorso, ma restano su livelli interessanti e ci fanno ben sperare per il prosieguo della campagna”.
In poche settimane, sulla ciliegia si misura il lavoro di un intero anno. Ed è proprio qui che emerge il valore del modello Agrintesa-Gruppo Alegra: una filiera organizzata, tecnicamente evoluta e commercialmente strutturata, capace di mettere insieme la storia di Vignola, l’innovazione degli impianti romagnoli e una gestione post-raccolta pensata per portare sul mercato un prodotto premium. Non solo ciliegie, quindi, ma un sistema cooperativo che trasforma una coltura difficile e rischiosa in una leva di valore per i soci produttori. (lg)



















