Attualità
Non basta più produrre bene: oggi è la logistica a fare la differenza
Delpozzo (Nord Ovest): "Non è più un servizio di supporto, ma una leva commerciale che determina la competitività sui mercati esteri"

Dallo shock del Covid alla crisi del Mar Rosso, fino all'intelligenza artificiale e ai mega investimenti nei porti mondiali. Lo shipping non è più un semplice servizio di trasporto: è diventato uno strumento strategico per l'export ortofrutticolo. Ne è convinto Massimo Delpozzo, direttore commerciale di Nord Ovest, secondo cui oggi la competitività di un esportatore si misura anche dalla sua capacità di garantire una logistica efficiente, affidabile e flessibile.
"Chi esporta non vende più soltanto il prodotto, ma anche la capacità di farlo arrivare nel posto giusto, al momento giusto". È questa, in sintesi, la rivoluzione che negli ultimi anni ha interessato la logistica internazionale. Un cambiamento che pesa in modo particolare sull'ortofrutta fresca, dove anche pochi giorni di ritardo possono incidere sulla qualità commerciale di una partita destinata ai mercati oltreoceano.
Dalla logistica di supporto alla logistica che vende
Secondo Delpozzo, negli ultimi cinque anni il settore ha vissuto una trasformazione radicale. "Prima del Covid eravamo in una situazione di abbondanza di servizi: tutte le destinazioni erano facilmente raggiungibili e il lavoro era decisamente più semplice. La capacità gestionale passava quasi in secondo piano". Poi sono arrivati la pandemia, le difficoltà della catena globale di approvvigionamento e, più recentemente, le tensioni geopolitiche nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz. "Questi eventi hanno cambiato completamente le regole del gioco e costretto il mondo dello shipping a migliorare enormemente la gestione delle situazioni di stress". La conseguenza è che oggi lo spedizioniere entra sempre più spesso nelle decisioni commerciali dell'esportatore.
"Veniamo coinvolti anche quando un cliente vuole sviluppare una determinata area del mondo. La logistica non è più soltanto trasporto: bisogna conoscere le rotte, i tempi di transito e le esigenze specifiche dei prodotti ortofrutticoli per poter consigliare la soluzione migliore". Anche gli importatori hanno cambiato criterio di valutazione. "Negli ultimi anni considerano sempre di più l'affidabilità logistica del fornitore. La capacità di garantire continuità e puntualità è diventata parte integrante dell'offerta commerciale". Un cambio di paradigma destinato a rafforzarsi, soprattutto in un comparto dove la shelf life rappresenta uno degli elementi più delicati della competitività.
Cina e Sud-Est asiatico restano i mercati con il maggiore potenziale
Sul fronte delle destinazioni, Delpozzo individua ancora importanti margini di crescita per l'ortofrutta italiana.
"La Cina è sicuramente uno dei mercati più interessanti. È una destinazione caratterizzata da una domanda in crescita, particolarmente adatta alle nostre mele, mentre oggi stiamo già esportando kiwi con risultati positivi" Ma le opportunità non si limitano al gigante asiatico. "Tutto il Sud-Est asiatico può rappresentare nei prossimi anni uno dei principali bacini di sviluppo per l'export italiano, così come il Centro e Sud America". Mercati lontani che rendono ancora più determinante la qualità della pianificazione logistica. Se fino a qualche anno fa il trasporto rappresentava soprattutto un costo, oggi diventa uno strumento per rendere concretamente accessibili nuove destinazioni commerciali.
Il porto del futuro? Aperto H24 e controlli fitosanitari più rapidi
Per sostenere la crescita dell'export serviranno però anche infrastrutture più efficienti. "Un porto realmente competitivo deve essere aperto ventiquattro ore su ventiquattro", osserva Delpozzo. "Ma soprattutto servono servizi fitosanitari molto più rapidi. Per prodotti freschi come frutta e verdura la velocità dei controlli è fondamentale".
La competitività degli scali, secondo il manager, dipenderà sempre meno dalle dimensioni e sempre più dalla capacità di garantire flussi continui, procedure snelle e tempi certi.
L'intelligenza artificiale è già una realtà nello shipping
Parallelamente procede la trasformazione digitale. "In realtà l'intelligenza artificiale è già entrata nel settore. Tutte le principali compagnie marittime stanno integrando queste tecnologie nella gestione delle proprie attività". Per Delpozzo non si tratta di una scelta, ma di un'evoluzione inevitabile. "L'AI è un passaggio imprescindibile. Non possiamo limitarci ad affrontarla: dovremo imparare a sfruttarla sempre meglio". L'obiettivo è rendere più efficiente la pianificazione delle rotte, prevedere le congestioni portuali, ottimizzare i flussi e migliorare la gestione delle spedizioni, riducendo tempi e inefficienze lungo tutta la supply chain.

Il mondo corre: miliardi investiti nei porti che ridisegneranno lo shipping
Mentre gli operatori chiedono maggiore velocità e affidabilità, la competizione si sta spostando anche sulle infrastrutture. In tutto il mondo è in corso una corsa agli investimenti destinata a cambiare gli equilibri della logistica marittima nei prossimi decenni. Singapore sta realizzando il Tuas Port, destinato a diventare il più grande porto container completamente automatizzato del pianeta, con una capacità prevista di 65 milioni di TEU l'anno. La Cina continua a rafforzare gli hub di Shanghai e Ningbo-Zhoushan attraverso automazione, intelligenza artificiale e tecnologie 5G, mentre consolida la propria presenza internazionale investendo in terminal strategici in Europa, Africa e America Latina. Anche l'India accelera con il programma Sagarmala, sviluppando nuovi porti in acque profonde per intercettare le grandi rotte oceaniche, mentre il Vietnam amplia gli scali di Hai Phong e Cai Mep-Thi Vai per sostenere il crescente ruolo manifatturiero del Paese. Sul fronte mediorientale, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita stanno destinando ingenti risorse alla realizzazione di nuovi hub logistici tra Golfo Persico e Mar Rosso, mentre gli Stati Uniti modernizzano i principali porti delle due coste con l'obiettivo di ridurre le congestioni e digitalizzare le operazioni. Infine, il nuovo porto peruviano di Chancay, sostenuto da capitali cinesi, punta a diventare uno snodo strategico per i collegamenti tra Sud America e Asia, riducendo sensibilmente i tempi di navigazione nel Pacifico.
Una partita che riguarda anche l'ortofrutta italiana
La sfida infrastrutturale che si sta giocando a livello globale riguarda direttamente anche l'ortofrutta italiana. Perché se i mercati di maggiore sviluppo sono sempre più lontani, la competitività non dipenderà soltanto dalla qualità del prodotto, ma dalla capacità dell'intera filiera di garantire spedizioni rapide, affidabili e prevedibili. È qui che, secondo Delpozzo, si giocherà una parte sempre più importante della partita dell'export: non solo produrre eccellenza, ma essere in grado di consegnarla nelle migliori condizioni possibili. Oggi, più che mai, la logistica è diventata un fattore commerciale.













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