Sardegna, inferno di fuoco: 47°C e frutta bruciata dal sole

Salvatore Lotta (Agricola Campidanese): “Mai visto nulla di simile in quarant'anni. I danni economici saranno enormi"

Sardegna, inferno di fuoco: 47°C e frutta bruciata dal sole

La Sardegna brucia. Non è soltanto un modo di dire. Da oltre quindici giorni l'isola è investita da un'ondata di caldo eccezionale che ha spinto la colonnina di mercurio fino ai 47 °C, con valori superiori ai 40 gradi ormai diventati la normalità durante le ore centrali della giornata. A rendere ancora più insostenibile la situazione sono le notti tropicali, con temperature che non scendono sotto i 30 gradi e impediscono a terreni e colture di recuperare lo stress accumulato durante il giorno.
Gli effetti sono evidenti su tutto il territorio: aumenta la pressione sul sistema sanitario e sulla macchina antincendi, mentre nelle campagne il caldo estremo sta provocando danni che rischiano di compromettere un'intera stagione produttiva.

A raccontare la gravità della situazione è Salvatore Lotta, direttore commerciale di Agricola Campidanese, azienda attiva nel cuore del Campidano, una delle aree agricole più importanti dell'isola. «La situazione è drammatica. Già dalle dieci del mattino registriamo 37 gradi e da quasi 17 giorni tocchiamo punte vicine ai 46 gradi. In quarant'anni di carriera non avevo mai visto nulla di simile: oltre due settimane consecutive con temperature sopra i 40 gradi e notti infuocate. È un inferno in terra».

Le conseguenze sulle produzioni ortofrutticole sono pesantissime. Le colture più esposte, come angurie e meloni, stanno pagando il prezzo più alto.
«Abbiamo già perso tra il 30 e il 40% della produzione di angurie e meloni. Le piante sono completamente sotto stress e in molti casi i frutti sembrano letteralmente prendere fuoco sotto il sole».
«Le vigne sono completamente distrutte in gran parte del nostro areale. Le foglie appaiono bruciate, come se fosse stato distribuito un diserbante. Uno scenario che non avevamo mai osservato».

Secondo Lotta, i danni economici sono ancora difficili da quantificare, ma avranno un impatto pesantissimo sui bilanci delle imprese agricole.
«I danni sono enormi e oggi è impossibile stimarne l'entità con precisione, ma saranno sicuramente molto pesanti. Per questo abbiamo chiesto il riconoscimento dello stato di calamità naturale. La campagna delle angurie e dei meloni è ormai in larga parte compromessa e per molte aziende sarà un vero dramma».
L'emergenza, però, non riguarda soltanto le produzioni estive. Il caldo eccezionale rischia di avere ripercussioni anche sulle prossime campagne.
«Le temperature sono talmente elevate che in molti casi non è possibile lavorare il terreno o effettuare i trapianti. Questo significa che i problemi non si fermeranno alle colture estive, ma potrebbero compromettere anche le produzioni autunno-vernine».

L'agricoltura sarda si trova così ad affrontare una delle prove più dure degli ultimi decenni. E mentre il termometro continua a segnare valori eccezionali, nelle campagne cresce la consapevolezza che questa non sia più soltanto un'emergenza climatica, ma un fenomeno destinato a cambiare profondamente tempi, produzioni e sostenibilità economica dell'intero comparto ortofrutticolo.