Dal campo
Il poker Igp di Verona non è una suggestione: è una strategia
Pesca e Radicchio hanno già aperto la strada. Ora il territorio punta ad accelerare i dossier su Mela e Kiwi

Verona vuole fare sul serio sulle indicazioni geografiche. Dopo il percorso già avviato con il Radicchio di Verona Igp e, più di recente, con la Pesca di Verona Igp, l’obiettivo è allargare il paniere provinciale fino a quattro prodotti, con kiwi e mele candidati a completare il poker. Non un’operazione d’immagine, ma un tentativo di costruire strumenti di valorizzazione capaci di tornare fino ai produttori.
Se ne è parlato ieri sera a Bussolengo, nel cuore della peschicoltura veronese, nella cornice di Palazzo Spinola, durante l’incontro organizzato dal Consorzio di tutela della Pesca di Verona Igp. Al centro, il ruolo che Dop e Igp possono giocare per un settore ortofrutticolo alla ricerca di identità, remunerazione e massa critica.
La Pesca di Verona fa da apripista
A rivendicare il cambio di passo è stato Leonardo Odorizzi, presidente del Consorzio della Pesca di Verona Igp. “La strada è segnata: i peschicoltori ricevono reddito, sono tornati a piantare e vengono coinvolte le nuove generazioni. Questo accade perché dentro il Consorzio c’è coesione nella gestione del prodotto, che viene veicolato efficacemente, in primo luogo dalla Gdo del Nord Italia”.

Il riscontro della distribuzione è arrivato da Antonio Troiani, responsabile acquisti ortofrutta del Gruppo Alimentare Rossetto: “Abbiamo creduto fin da subito nel progetto della Pesca di Verona IGP ed è stato un ottimo investimento. Le rotazioni ci sono, il cliente è soddisfatto e quindi non possiamo che favorire questo tipo di progettualità. Ben venga se arriveranno altri prodotti all’interno del paniere Igp veronese”.

Per Odorizzi, il ragionamento va oltre la singola referenza. “Il poker nasce dall’esigenza di accendere i riflettori su Verona. Abbiamo un brand territoriale fortissimo: perché non approfittarne? Verona è riconoscibile e può fare da traino”.
Sul kiwi il percorso è più delicato. “C’è una criticità da superare: in molti dei 43 comuni individuati a suo tempo (perché il percorso partì a metà anni ’90 prima di arenarsi) la coltura è arretrata o non è più presente. Ma proprio per questo, con il supporto delle istituzioni, possiamo trasformare il progetto in un’opportunità di rilancio e di nuovi impianti”.
Diverso il caso delle mele. “Abbiamo dato una sveglia al sistema. Verona ha una mela tra le più storiche e oggi molti produttori stanno ragionando sull’importanza del marchio. L’obiettivo è accelerare, possibilmente entro un anno, ma l’iter burocratico richiede coerenza di intenti. I produttori devono crederci e muoversi insieme”.

Il filo conduttore resta l’aggregazione. “Più siamo, meglio è. Uniti si possono raggiungere obiettivi importanti. L’approccio è coinvolgere, mettere insieme le forze e poi costruire una strategia figlia di una visione”.
Furiani: “L’Igp dà identità e crea valore”
Il percorso veronese ha nel radicchio il suo precedente più solido. A ricordarlo è stata Cristiana Furiani, presidente del Consorzio del Radicchio di Verona Igp: “Il Radicchio di Verona Igp nasce dall’esigenza di distinguerlo. Il consumatore veneto lo riconosce, ma fuori dal territorio serviva un marchio che lo rendesse identificabile”.

Il punto, per Furiani, è uscire dall’anonimato commerciale. “Un semilungo, da solo, non è nulla: non è distinto, non lo riconosci. Con l’Igp, invece, c’è un marchio, c’è una comunicazione e c’è un prodotto con determinate caratteristiche”.
Da qui il passaggio economico: “Dare identità al prodotto significa creare un differenziale di valore e quindi reddito per il produttore. Il Consorzio serve anche a tenere insieme i produttori e a dare una linea alla produzione. Il focus è perseguire il valore”.
Dalle altre filiere il segnale è chiaro
Nel confronto sono arrivati anche esempi da altri territori e filiere. Gerardo Centoducati, del Consorzio di tutela e valorizzazione della Lenticchia di Altamura Igp, ha ricordato come il riconoscimento ottenuto nel 2018 abbia portato in pochi anni il prodotto a una quota di mercato del 26%. “Dei 284 agricoltori non ce n’è uno fuori dal Consorzio. Lavoriamo con un prezzo minimo garantito e tutto il plusvalore viene ripartito perché c’è trasparenza. Quest’anno le aziende fanno reddito con le lenticchie più che con il grano, la coltura principale del nostro territorio”.

Altro caso richiamato durante la serata è quello di Modica, dove la sinergia tra turismo e cioccolato Igp ha contribuito a trasformare il prodotto in leva economica territoriale. Un esempio utile anche per l’ortofrutta, che spesso fatica a uscire dalla sola dimensione produttiva.
Sul piano normativo, l’avvocato Alberto Improda, specialista di consorzi di tutela, ha richiamato il nuovo regolamento europeo del 2024: “C’è stato un cambio di passo notevole. Dop e Igp non funzionano da sole: il fulcro del successo è il Consorzio. Senza un organismo che dia strategia e visione, è impossibile sviluppare davvero un’indicazione geografica”.
Improda ha poi ricordato come i decreti attuativi rafforzino il ruolo dei consorzi, anche nella possibilità di accogliere altri prodotti dello stesso territorio, nella regolazione dell’offerta e nel legame con turismo e sostenibilità.
Sulla stessa linea Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia, associazione che rappresenta oltre 90 consorzi: “I consorzi sono espressione della volontà dei produttori di stare insieme e dare sviluppo. La diversità è un valore, ma può diventare frammentazione. Il compito dei consorzi è preservare la diversità e mettere insieme i prodotti”.
Arriva il sigillo per la Pesca di Verona Igp
Tra i momenti più attesi della serata, anche la presentazione in anteprima nazionale, da parte dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, del nuovo sigillo di sicurezza destinato alla Pesca di Verona Igp. Uno strumento pensato per rafforzare tracciabilità, autenticità e tutela del prodotto, offrendo maggiori garanzie ai consumatori e contrastando le contraffazioni.

Verona prova ad allargare il campo. Il punto, ora, è trasformare il poker annunciato in valore reale nei frutteti. (fp)




