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Carrello Frutta & Verdura 2026: i vertici della Gdo a confronto sul futuro del reparto
Consumi polarizzati, acquisti temporizzati e produzioni falcidiate: la nuova normalità su cui gestire l’area più importante dei negozi a libero servizio
In un mondo dove l’assetto dei consumi cambia con una rapidità finora sconosciuta sia sul fronte dei prodotti richiesti che dei momenti di acquisto e delle occasioni di consumo, il Monitor Ortofrutta di Agroter conferma un ulteriore incremento del ruolo dei prodotti ortofrutticoli nella scelta del negozio dove fare la spesa.
Le modificazioni in atto impongono perciò alla Distribuzione moderna adattamenti strutturali che sono fuori dal campo di azione dei responsabili del reparto, dei category e dei buyer dell’ortofrutta ma investono invece la sfera decisionale dei vertici della Gdo, per rimodulare strategie, rivedere spazi, modificare assortimenti, politica di marca e di prezzo.
Per questo, in analogia a quanto realizzato durante la presentazione della prima edizione del Carrello Frutta & Verdura – L’Atlante del Retail, anche quest’anno, per la seconda edizione, in programma il 2 dicembre pv al Centro Congressi di Grand Tour Italia a Bologna (clicca qui per maggiori informazioni), abbiamo programmato una tavola rotonda con i vertici della Distribuzione moderna nazionale.
Dibatteremo, infatti, del futuro del reparto con:
Maniele Tasca – Direttore Generale Selex Gruppo Commerciale
Giorgio Santambrogio – Amministratore Delegato Gruppo Végé
Alessandro Bruni – Direttore Merci Coop Alleanza 3.0
Francesco Cicognola – Direttore Generale Conad PAC2000a
La principale novità con cui fare i conti è rappresentata da una clientela che compra sempre più quando ne ha esigenza e sempre meno solo in base alla convenienza; per cui un ottimo prodotto con un prezzo centrato non basta più, deve essere sullo scaffale quando il cliente esercita la domanda, se no lo si perde. È perciò anche una questione di tempo. Lo sa bene Mercadona, che ha dovuto aprire la domenica nei luoghi di villeggiatura per non perdere clienti, malgrado agli spagnoli sia ben chiaro che perdere l’opportunità dello shopping domenicale si traduce in prezzi più bassi che Mercadona può praticare per la maggiore efficienza organizzativa della gestione con soli sei giorni di apertura.
Che dire poi della costanza della proposta, sia per continuità che per qualità, oggi imprescindibile per sviluppare le vendite di qualunque prodotto ortofrutticolo, nuovo o tradizionale che sia. È il segreto del successo di nuovi prodotti, come mirtilli e avocado, ma anche di articoli più tradizionali, come banane e angurie.
Al consumatore non importa se in campagna le condizioni colturali sono difficili, per cui è già complesso produrre, figuriamoci garantire qualità costante e consistente. Per questo al consumo funzionano prodotti dotati di genetica d’avanguardia, realizzati da imprese con elevata capacità produttiva sia sul piano della tecnica agronomica che della dimensione di scala. Imprese persuase che la soddisfazione del consumatore sia l’unica garanzia della ripetizione dell’atto d’acquisto; convinzione che si porta dietro due esigenze altrettanto bizzarre fino a pochi anni fa. La prima è che occorre selezionare per la vendita solo il prodotto che ha i requisiti per essere soddisfacente; la seconda è che per garantire il riacquisto è necessario identificare il prodotto con un brand, che – a differenza del marchio – necessita di investimenti in comunicazione che lo rendano riconoscibile prima che il cliente arrivi sul punto di vendita.
Il mondo produttivo si sta lentamente adeguando a queste ‘nuove’ verità e altrettanto sta facendo la Gdo; entrambi, però, troppo lentamente rispetto all’evoluzione della domanda. Per questo nel reparto ortofrutta i prodotti che soddisfano le nuove esigenze cannibalizzano quelli inadeguati e, ancor più, quelli di altre categorie fuori dal reparto – come snack e trasformati, con prestazioni convincenti sul fronte nutrizionale e salutistico – erodono i consumi complessivi di ortofrutta.
La produzione deve perciò spingere sugli investimenti in genetica, tecniche agronomiche e di selezione non distruttiva della qualità, oltreché nell’adeguare la dimensione di scala delle imprese alla concentrazione del sistema distributivo. Da parte loro, i distributori, devono fare i conti con reparto che è critico per la scelta del negozio principale dove fare la spesa. Sono almeno tre i negozi oggi utilizzati dal 76% dei responsabili acquisti per completare le necessità sul fronte dell'ortofrutta, anche se sul negozio principale si tende a sviluppare anche la maggior parte degli acquisti di ortofrutta. Ecco che la penetrazione dell’ortofrutta negli scontrini, parametro finora di riferimento per valutare la bontà della proposta di un distributore sulla categoria, diviene oggi utile ma non risolutiva per capire se si sta lavorando bene e va completata con lo scontrino medio in ortofrutta, di cui però ancora nessuno sa quale sia un benchmark corretto e che proveremo a identificare nella seconda edizione dell'Atlante.
Per vedere crescere questo indicatore servono comunque investimenti strutturali che amplino il perimetro del reparto secondo le nuove esigenze e creino profondità su aree ibride, come gli snack e il ready to eat, che a loro volta obbligano a modificare le strategie di approvvigionamento. Portare al 20% l’incidenza del reparto sul totale delle vendite non è più un’opportunità ma una necessità per eccellere. La distribuzione ne è consapevole e, soprattutto, sta lavorando per avere le carte in regola per riuscirci? Il tema è caldo e di certo non ci annoieremo ad approfondirlo con i nostri ospiti. Non mancate.

Per maggiori informazioni sull’evento Carrello Frutta & Verdura 2026 potete scrivere a Chiara Daltri, Direttore Marketing di IFN, chiara@italiafruit.net

















