Dal campo
BRS Áurea, il Brasile lancia la pera nata da Nashi e Abate Fétel
Registrata dopo quasi vent’anni di prove, la nuova cultivar punta su precocità, croccantezza e basso fabbisogno in freddo

Il Brasile prova a rafforzare la propria produzione di pere partendo dalla genetica. E lo fa con una cultivar particolarmente interessante per la sua origine: BRS Áurea è infatti il risultato dell'incrocio tra la pera asiatica Nashi e la regina italiana delle pere l'Abate Fétel, realizzato nel 2006 a Vacaria, nello Stato di Rio Grande do Sul. Dopo quasi vent'anni di selezione, valutazione agronomica e prove in campo – si legge su Campo&Negocios.com - la nuova varietà è stata registrata nel Registro Nazionale delle Cultivar brasiliano nel maggio 2025.
Si tratta della prima cultivar di pero sviluppata dal programma di miglioramento genetico di Embrapa Uva e Vinho e, soprattutto, di un materiale concepito per rispondere alle condizioni pedoclimatiche del Sud del Brasile. Le prove sono state condotte a Vacaria, Bento Gonçalves e Caxias do Sul, in aree caratterizzate da bassa disponibilità in freddo, pari 400-600 ore durante l'inverno.
Uno degli elementi più interessanti per il mercato è la precocità. Nelle condizioni sperimentali, BRS Áurea raggiunge la maturazione e viene raccolta prevalentemente tra il 5 e il 20 gennaio - circa il 5-20 luglio nell'Emisfero Nord - con un ciclo di circa 106 giorni dalla piena fioritura. La finestra precede quella di diverse cultivar già presenti in Brasile, tra cui Rocha (cultivar di riferimento), Packham's Triumph e Williams.
La possibilità di disporre di una pera nazionale già a gennaio potrebbe consentire di anticipare l'offerta brasiliana e ampliare la finestra di commercializzazione della produzione interna. È un aspetto particolarmente rilevante in un Paese che continua a dipendere in misura significativa dalle importazioni per soddisfare la domanda di pere.

Potenziale fino a 30 tonnellate per ettaro
Sul fronte produttivo ha mostrato un potenziale stimato tra 25 e 30 tonnellate per ettaro. La stima si riferisce a piante innestate su cotogno Adams e allevate in alta densità, con sesti d'impianto 4x1 m. Anche il profilo del frutto è pensato per il mercato del fresco: pere uniformi, di peso compreso tra 145 e 190 grammi, con buccia che a maturazione vira dal giallo-arancio al dorato. La polpa è bianca, croccante e succosa, con un gusto equilibrato. In pratica si è cercato di assocciare alla bontà dell'Abate, la croccantezza del Nashi.
Interessanti anche le caratteristiche fitosanitarie. La cultivar ha mostrato resistenza all'entomosporiosi (malattia poco diffusa nei nostri areali ma importante in Brasile) e alla ticchiolatura e una minore suscettibilità alla mosca della frutta rispetto alla Rocha, la pera di riferimento nel Paese carioca.

Il potenziale della nuova cultivar non si limita al campo. In condizioni sperimentali i frutti hanno mantenuto una buona qualità per il consumo dopo 90 giorni di conservazione refrigerata. In atmosfera controllata sono stati inoltre effettuati test fino a 165 giorni a 0,5 °C, con una buona tenuta della consistenza dopo la conservazione. Embrapa segnala però la delicatezza dei frutti e la necessità di particolare attenzione durante raccolta, selezione, confezionamento e trasporto.

Il fattore Argentina
È proprio l'obiettivo di rafforzare la produzione nazionale a rendere BRS Áurea interessante anche oltre i confini brasiliani, a partire dall'Argentina che è storicamente il principale fornitore di pere del mercato brasiliano, che rappresenta uno sbocco strategico per la produzione dell'Alto Valle.
Per i produttori argentini, dunque, la nuova cultivar rappresenta soprattutto un segnale da monitorare. Non si può ancora parlare di una minaccia commerciale concreta: BRS Áurea è appena entrata nella fase di trasferimento al settore produttivo e serviranno anni perché eventuali nuovi impianti raggiungano una dimensione significativa. Ma se la cultivar riuscirà a combinare in condizioni commerciali la precocità di raccolta, le rese potenziali e la qualità osservate nelle prove, il Brasile potrebbe progressivamente ridurre una parte del proprio fabbisogno di prodotto importato.
Il punto, quindi, non è soltanto la nascita di una nuova pera. È il tentativo del Brasile di costruire, attraverso il miglioramento genetico, una filiera più adatta alle proprie condizioni produttive e meno dipendente dall'offerta estera. E per l'Argentina, principale protagonista di quel mercato, è un'evoluzione che vale la pena seguire fin da ora.
E per l'Europa? Più che l'aspetto commerciale, può essere interessante monitorare questa nuova cultivar, croccante, in un mercato ancora ancorato alle vecchie varietà e che fatica a rinnovarsi.
Fonte foto: Embrapa.br


















