La Grande Bellezza Italiana, il prossimo passo è portare l’ortofrutta dentro la cucina italiana

Dopo otto anni di aggregazione, la rete vuole trasformare sempre più frutta e verdura in ingredienti riconoscibili e moltiplicarne le occasioni di consumo

La Grande Bellezza Italiana, il prossimo passo è portare l’ortofrutta dentro la cucina italiana

Un'orchestra funziona quando strumenti diversi riescono a suonare insieme senza perdere la propria identità. Ed è la stessa idea con cui La Grande Bellezza Italiana vuole affrontare la propria prossima fase. Lunedì 26 ottobre, al Teatro Ristori di Verona, cultura e spettacolo si sono fusi in un concerto che ha accompagnato il racconto degli otto anni della rete e, soprattutto, della direzione che intende prendere.

La metafora dell'orchestra calza bene: aziende, territori e produzioni differenti che mantengono le proprie specificità, ma acquistano maggiore forza quando riescono a muoversi dentro un progetto comune. Dopo avere lavorato sull'aggregazione produttiva e commerciale, ora La Grande Bellezza Italiana vuole fare un passo ulteriore: portare frutta e verdura dentro il più ampio patrimonio alimentare italiano, moltiplicandone occasioni di utilizzo, riconoscibilità e valore.

"Abbiamo costruito una rete capace di mettere insieme produzioni e territori differenti. Ora dobbiamo fare un passo ulteriore: trasformare sempre più la nostra ortofrutta in un ingrediente, aumentandone le occasioni di utilizzo e collegandola a uno dei patrimoni italiani più forti e riconosciuti nel mondo", ha sottolineato Leonardo Odorizzi, strategy manager de La Grande Bellezza Italiana.

L'incontro con Maddalena Fossati

In questo percorso assume particolare significato la collaborazione con Maddalena Fossati Dondero, direttrice de La Cucina Italiana e presidente del Comitato promotore della candidatura che ha portato, nel dicembre 2025, al riconoscimento UNESCO della cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell'umanità. Un incontro che, per Odorizzi, va ben oltre l'evento veronese.

A sinistra: Leonardo Odorizzi, strategy manager de La Grande Bellezza Italiana

"Il lavoro portato avanti da Maddalena Fossati mostra quanto possa essere potente mettere insieme territori, tradizioni, biodiversità e persone. È una visione nella quale l'ortofrutta ha pieno diritto di cittadinanza. Noi produciamo materie prime straordinarie, ma troppo spesso siamo stati meno bravi nel collegarle al loro utilizzo e nel far percepire tutto ciò che hanno alle spalle".

Il cambio di prospettiva sta proprio qui. Pesche, mele, radicchi, marroni e gli altri prodotti della rete continuano naturalmente a vivere del fresco, ma possono moltiplicare la propria capacità di entrare nella quotidianità del consumatore attraverso ricette, abbinamenti e utilizzi differenti. "Non si tratta di snaturare il prodotto - precisa Odorizzi -. Al contrario, significa dargli più occasioni per esprimere il proprio valore".

DOP e IGP, non basta il bollino

In questa strategia le Indicazioni Geografiche diventano un tassello centrale, perché legano immediatamente prodotto, origine e patrimonio agricolo. Il territorio scaligero offre esempi molto forti, a partire dalla Pesca di Verona IGP e dal Radicchio di Verona IGP, ma la prospettiva della rete va ben oltre i confini regionali. La Grande Bellezza Italiana sta infatti lavorando su un paniere più ampio di eccellenze che comprende, tra le altre, Cipolla Bianca di Margherita IGP, Clementina del Golfo di Taranto IGP, Uva di Puglia IGP, Pera di Mantova IGP, Cavolfiore della Piana del Sele IGP e Marrone di Roccadaspide IGP. "Una DOP o una IGP non può esaurirsi nel marchio sulla confezione - osserva Odorizzi -. Deve diventare una ragione per riconoscere quel prodotto, cercarlo e utilizzarlo. La tutela è fondamentale, ma se non riusciamo a trasformare l'identità in mercato rimane incompleto il lavoro di valorizzazione".

Aggregare prodotti, ma anche capacità di comunicazione

L'aggregazione resta dunque la base sulla quale La Grande Bellezza Italiana è stata costruita. La differenza è che oggi il concetto si allarga: non mettere insieme soltanto produzioni e calendari commerciali, ma anche risorse, storie e capacità di comunicazione. È qui che torna l'immagine dell'orchestra proposta dalla serata del Ristori: ogni impresa continua a suonare il proprio strumento, ma è l'insieme a permettere di affrontare partiture che singolarmente sarebbero molto più difficili.

Per una singola specialità territoriale sostenere investimenti significativi può essere complicato. Presentarsi invece attraverso un paniere capace di rappresentare diversi territori italiani permette di costruire massa critica sia nei confronti della distribuzione sia sui mercati esteri. Molte denominazioni ortofrutticole hanno infatti ancora una notorietà limitata fuori dai propri confini, mentre il made in Italy alimentare gode di una riconoscibilità enormemente superiore. La strategia è utilizzare questa forza come porta d'ingresso anche per le produzioni fresche.

Dallo scaffale al consumo

La Gdo rimane centrale, ma il ragionamento non può fermarsi alla presenza in reparto. Il passaggio successivo è aiutare il consumatore a capire perché scegliere un prodotto, come utilizzarlo e cosa lo rende differente. È su questo terreno che La Grande Bellezza Italiana vuole giocare la propria prossima fase: consolidare l'aggregazione produttiva, rafforzare DOP e IGP e costruire attorno ai prodotti occasioni di consumo più ampie.

La serata del Ristori ha messo soprattutto questo sul tavolo. Dopo otto anni dedicati a costruire la rete, ora l'obiettivo è farla suonare sempre più come un insieme: identità diverse, ma una direzione comune capace di trasformare meglio il valore delle produzioni in domanda e mercato. (im)